Nella situazione politica italiana di oggi, dove gli errori dei leader (anche di quelli più consolidati e apparentemente sicuri), si sommano, agli occhi degli elettori, in un crescendo rossiniano, fare previsioni sulla base dei sondaggi, recenti o passati, può condurre a madornali errori di valutazione.

A proposito delle votazioni sul cosiddetto Rosatellum (ma si può sperare che possano ritornare definizioni e parole meno infantili e stupide, almeno agli occhi di chi vive fuori dai nostri confini?) molti elettori, probabilmente, non hanno condiviso le scelte dei loro capi. Personalmente, ritengo che esse potranno apparire, con maggiore evidenza, clamorosamente sbagliate se, alle votazioni, peggioreranno le sorti dei loro partiti (Lega in primis).

Comunque, quale che sarà il risultato elettorale, i nostri uomini politici dovranno convincersi che in democrazia, se non si riesce a governare da soli (e si tratta di una norma è di portata mondiale) bisogna allearsi con altri, in forza di un programma comune.

Ovviamente, per conseguire risultati positivi, si devono individuare sia gli elementi di contatto sia quelli di dissenso. Soltanto quelli meno “ostativi” (secondo il linguaggio giuridico) a una possibile intesa, possono costituire il punto d’incontro.

Per ciò che riguarda l’attuale situazione italiana, gli uomini politici a capo dei tanti (forse troppi) partiti in lizza,  possono scoprire che, verosimilmente, affinità e contrapposizioni tagliano trasversalmente tutti gli schieramenti, anche se di essi, oggi, si tende a parlare come di blocchi unitari.

Nel cosiddetto centro-sinistra tra il Partito Democratico e l’MDP le divergenze superano di gran lunga  le similitudini.

Matteo Renzi è più affine al leader di centro-destra che non agli ex comunisti del suo partito, che, peraltro, non sono ancora tutti fuori dalla “casa-madre” anche se apertamente dissenzienti dalla sua linea politica.

Questo schieramento che in passato ha goduto l’appoggio, neppure tanto occulto, degli establishment inglesi e statunitensi, con le attestazioni palesi di simpatia di Barack Obama, di Tony Blair e di alti esponenti della Finanza mondiale, oggi non può più vantare gli stessi atout: in primo luogo perché in Gran Bretagna e negli Stat Uniti il vento è cambiato; in secondo luogo, perché gli errori commessi dall’ex Presidente del Consiglio italiano sono stati molto clamorosi e non si sono limitati alla sonora sconfitta sul referendum per la riforma costituzionale (gli ultimi, in ordine di tempo, sono quelli sulla pasticciata legge elettorale).

Nel cosiddetto centro-destra i contrasti sono ancora maggiori. E’ difficile poter conciliare le posizioni antitetiche, su molti temi, di Silvio Berlusconi con quelle di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni.

Non può ingannare l’avvicinamento del leader leghista nella stesura e nell’approvazione del Rosatellum: esso è contingente e, al momento del voto,  sarà, con buona probabilità,  solo il brutto ricordo di una mossa sbagliata.

Sul piano internazionale, questo schieramento non ha mai goduto appoggi esterni (ameno di quelli “ostentabili”) e meno che mai sembra averne oggi.

Più facile, in definitiva, che i leader leghisti e gli ex fascisti del centro-destra convergano sulle posizioni del Movimento Cinque Stelle che, però, al sostegno di di Giorgia Meloni potrebbe preferire quello della Sinistra uscita dal PD (o almeno di una parte di essa) meno distante dalle sue posizioni su molti punti (escluso, forse, quello dell’immigrazione perché il “buonismo” comunista è duro a morire anche per i dissenzienti dalla linea dell’odiato Matteo Renzi).

Rebus sic stantibus, nella doppia previsione che il centro destra resti irrimediabilmente diviso, stanti le diverse e contrastanti  personalità dei suoi leader e che il partito di maggioranza relativa sia il Movimento di Beppe Grillo (oggi di Di Maio, ma sono in pochi a crederlo), lo scenario potrebbe essere quello di una sua coalizione con la Lega e, in alternativa, o con Fratelli d’Italia o con MDP.

L’appoggio internazionale a una tale compagine dovrebbe fondarsi sul fatto che l’Italia sarebbe il primo Paese dopo Gran Bretagna e Stati Uniti d’America a dire: no! con un “voto di pancia” agli assertori melliflui del “politically correct”, amici, a quanto si è letto su certa stampa meno corriva, dei più torbidi creatori di intrighi internazionali.

Il problema a quel punto si concentrerebbe sulla scelta degli uomini da mandare al Governo: problema rilevantissimo, perché, allo stato, nomi di prestigio non sembrano essere presenti nell’enclave conosciuta delle due forze politiche; né ne sono, di recente, apparsi all’orizzonte.

E’ vero che, a parte le eccezioni a conferma della regola, nomi di prestigio e di sicura preparazione professionale sono palesemente mancati anche negli ultimi governi di vario colore: affollati da troppi anonimi che o sono rimasti tali o si sono guadagnati, sul campo, epiteti anche peggiori.

Essendosi, però, il Movimento e la Lega postisi come l’ultima spiaggia per la democrazia italiana, la gente all’interno e fuori dai nostri confini, s’aspetta da loro un cambio di marcia che passi anche attraverso la rinuncia a utilizzare solo individui di partito non all’altezza della situazione.

D’altronde, nelle vere democrazie gli uomini del governo non provengono mai dalle file dei parlamentari.

E ciò non solo per il rispetto, in astratto, del principio della separazione dei poteri, ma per evitare, in concreto, quei fatti corruttivi che rappresentano oggi la piaga peggiore del nostro Paese, da troppo tempo “perdonista” e “buonista” per effetto di ideologie, religiose o politiche.

Per Di Maio e Salvini presentarsi agli Italiani come i fautori di un cambiamento che cominci dall’osservanza più rigorosa del principio della separazione dei poteri (esteso, poi, in prosieguo a una diversa configurazione del potere giudiziario) può rappresentare la carta vincente per guadagnarsi la fiducia di tutti gli Italiani; anche di quelli che oggi sono vittime della propaganda dell’establishment dominante, che attraverso i mass-media, li dipinge come “orchi che mangiano i bambini”.

 

 

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