La duplicità della cultura dell’Occidente: da un lato, quella anglosassone, tendenzialmente laica, relativista, empiristica e pragmatica, dall’altro, quella dell’Europa continentale, intrisa di bimillenaria religiosità, assolutista, idealistica e astratta, determina fraintendimenti e malintesi non solo tra i due emisferi dell’Occidente ma tra gli stessi individui all’interno dello stesso blocco.E’ difficile dialogare sia a livello internazionale che all’interno della propria comunità.La diversità condivisa dalle rispettive maggioranze influisce molto sui comportamenti politici, economici, etici, pratici.La riprova sta nel fatto che mentre Inglesi e Americani sono entrati da più di quarant’anni nel mondo della produzione post-industriale di beni immateriali, di grande eccellenza ipertecnologica e di servizi efficienti, gli Europei del Continente sono alle prese con una produzione industriale non più competitiva; per rinforzare la quale è necessario ricorrere a un nuovo schiavismo di colore, contrabbandato come opera di una fake-charity. Per sfruttare i vantaggi di un lavoro a basso prezzo, si tirano in balli i diritti umani!Grazie al loro empirismo pragmatico, gli Anglosassoni possono chiudere le proprie frontiere e ritornare all’ideale hobbesiano di una corretta convivenza sociale e civile, regolata da un rigido patto sociale, in nome del motto: Homo homini lupus; e possono rivedere i propri errori in tema di globalizzazione umana.Gli Euro-continentali battono, invece, il passo, irretiti come sono dai loro stessi, spesso falsi proclami, sul Pianeta disegnato o come regno dell’amore o, laicamente, come luogo della concordia universale tra gli esseri umani.Il discorso, ovviamente, sulla doppia cultura è di prevalenza e non di totalità: non tutti gli anglosassoni la pensano allo stesso modo e così pure gli Euro-continentali.Ciò aumenta le difficoltà per un proficuo dialogo. Soprattutto per un Italiano che, come me, persista nell’intento di scrivere, nella parte più intollerante dell’Occidente, quella più infarcita, a livello esteso, di credenze e ideologie assolutistiche.Per la verità, è problematico  farsi capire, anche da un liberale che abbia avuto l’idealista Benedetto Croce tra i suoi Maestri.Faccio degli esempi per rendere più chiaro il pensiero. Dire che l’Unione Europea rappresenta il coagulo di tutte le concezioni assolutistiche presenti nei Paesi che la compongono; che è nelle mani di una burocrazia modellata da Jean Baptiste Colbert, sull’autoritarismodel Re Sole, propagata da Napoleone e accolta di buon grado dagli Asburgici, da Hitler e Mussolini (a tacer d’altri) significa fare un discorso filosofico di fondo che non dovrebbe suscitare le reazioni di un amante della libertà.E, invece, con frasi intrise di pretesi Alti Valori (Libertà dei cittadini, Lotta agli Assolutismi) tanto reboanti quanto contraddette dai fatti (i cittadini Europei non sono mai ascoltati, perché quando lo sono stati hanno dato brutte sorprese ai burocrati di Bruxelles), gli attacchi possono provenire da ogni direzione, anche la più insospettabile, in astratto.E ciò perché, se l’empirismo insegna a “qualificare i fatti” sulla base dell’esperienza, l’idealismo insegna a magnificarli aprioristicamente e a continuare a esaltarli anche a dispetto del loro fallimento concreto.Discutere con i fanatici di Colbert e con i rappresentanti dell’attuale organizzazione statale dei Paesi Europei, imperniata sullo strapotere di uomini politici corrotti (anche grazie a quella conformazione burocratica) è del tutto inutile, come ha ben capito la Gran Bretagna.Per un empirista che viva fuori dai confini della Manica, farsi capire dai fanatici di modeste azioni politiche concrete, esaltate come gli “scudetti” di una squadra di calcio o di altri trofei sportivi, è un duro lavoro.Può andargli bene se scrive un libro: c’è spazio per dire tutto quello che pensa, senza eccessiva limitazione di pagine.Se, però, fa l’opinionista su un giornale, apriti cielo se il suo contraddittore non ha letto tutti i suoi precedenti interventi: gli muove critiche su cui solo la intelligenza e la cultura del destinatario  possono imporre un civile silenzio.In conclusione, il cammino di una vera rivoluzione liberale in Italia è irto di ostacoli.Essa dovrebbe proporsi di non spolverare le glorie di predecessori che, per essere stati vittime della cultura illiberale dei tempi in cui sono vissuti, hanno fatto il possibile nelle condizioni date, ma piuttosto di immaginare una nuova linea politica, alla luce di una visione del mondo, che grazie ai mezzi di comunicazione di massa, è diventata meno codina e meno influenzata dai più vieti luoghi comuni dei nostri nonni.Sarebbe questo l’unico “progetto alternativo” al marasma che ci deriva dal fatto che per duemila anni abbiamo tenuto in salamoia il cervello e le sue facoltà raziocinanti, e prestando fede, invece, sulle ali della Fantasia e del Sogno, ai tutti i Falsi Valori con cui Falsi Profeti della Salvezza ci hanno turlupinati.
* Il Presidente Mazzella collabora stabilmente con Rivoluzione Liberale da autorevole giurista indipendente.
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