Oggi Galileo Galilei gioirebbe. La sua lotta contro il principio d’Autorità è stata quasi vinta dalle nostre generazioni; e non solo nel campo del pensiero, dove si è del tutto perso, salve le dovute eccezioni, il vizio di ricorrere agli insegnamenti di Maestri del passato per risolvere controversie attuali, ma in ogni altro settore dell’agire umano.

Soprattutto nel mondo Occidentale stiamo assistendo al crollo progressivo di tutte le Autorità tradizionali: nessuna di esse appare, allo stato attuale, in grado di esercitare efficacemente una sua azione senza provocare coscienti e volontarie reazioni a livello di massa.

In altri termini, nessuno, tra gli individui appartenenti ai Paesi dell’Occidente del Pianeta sembra più disposto, oggi, a riconoscere incondizionatamente, com’è avvenuto per secoli, l’esistenza di Autorità religiose, politiche e culturali (scientifiche o artistiche) e a subirne gli atti o gli insegnamenti, senza reagire o, almeno manifestare convincimenti contrari, nei modi ritenuti più adeguati.

Su tale presupposto, si reggono, infatti, tutte le manifestazioni di protesta in piazza, i moti della cosiddetta avanguardia pittorica o letteraria che sono entrate a fare parte del “quotidiano” delle società occidentali.

Ciò significa che il rapporto di sottomissione dell’individuo e il suo riconoscimento dell’Autorità non è l’effetto di un’eredità biologica della specie umana, un dato per così dire naturale, come si era tentato di farci credere, ma più semplicemente un elemento sovrastrutturale; per giunta, di fragile consistenza.

Con richiamo alle classificazioni fatte in filosofia, la prima Autorità, messa a rischio di crollo, è quella di Dio, in altre epoche ritenuta primaria e assoluta.

E ciò non tanto per considerazioni di tipo religioso (scristianizzazione dei comportamenti umani nella ricerca dei beni materiali dell’offerta consumistica) quanto perché le Autorità civili non invocano più la Divinità come basilare per il loro potere, anche se talune formule divenute ormai stantie non sono state ancora ritoccate.

Sul piano teorico, nessuna corrente di filosofia politica ispirata a un pensiero libero e non confessionale s’avventura su tali sentieri, costantemente battuti in passato.

Essa riceve un qualche ossequio (peraltro più formale che sostanziale) soltanto in ambito ecclesiale o, per evidenti ragioni di convenienza politica, nelle monarchie ereditarie.

Ugualmente prive di ogni appeal filosofico appaiono anche le altre teorie, per così dire universalistiche, che si differenziano tra di loro soltanto per una descrizione, meramente fenomenologica, del contenuto ritenuto essenziale dell’idea di Autorità.

Da quella di Platone, secondo cui le caratteristiche dell’Autorità sarebbero la Giustizia e l’Equità, a quella di Aristotele, che invoca le doti della Saggezza e del Sapere, a quella, infine, di Hegel, di dubbia comprensione anche per i suoi stessi seguaci (Marx, addirittura, la ignora), che riduce il rapporto dell’Autorità a quello del Padrone sul Servo, del Vincitore sul Vinto.

L’individuo del mondo Occidentale d’oggi, (soprattutto dopo il tragico tonfo delle applicazioni concrete in Europa Continentale di tutte le concezioni idealistiche post hegeliane: fasciste e comuniste), non riconosce alle Autorità alcuna capacità di realizzare, sul Pianeta, valori universali e non è, infine, propenso a concedere ambite palme della vittoria ai furbi che riescono a ingannare le masse.

I colpi di coda delle Autorità traballanti non hanno tardato a venire.

Quelle religiose non hanno esitato a buttarsi nella mischia dell’affermazione mediatica, cercando successo e popolarità con ogni espediente; hanno, persino, stretto sotterranee alleanze, solo in apparenza suicide, con fanatici di credenze più decise e intolleranti.

I Capi di Stato di qualsiasi colore politico, pur trascinati dalla stampa e dalla radiotelevisione nel fango di scandali, scoperti dagli stessi servizi (segreti o no) cui essi stessi sono preposti, e foraggiati dagli stessi detentori, spesso sovvenzionati, del potere informativo, continuano imperterriti a svolgere, sempre più malamente, il loro ruolo e, magari, a fare danni.

In Italia registriamo gli esempi più clamorosi e inquietanti di esercizio dell’Autorità a dispetto di tutto.

Il Parlamento italiano, la cui autorità era già stata compromessa perché i loro membri non sono più selezionati dalle masse, ma dai capi-partito, continua a produrre leggi incostituzionali e a fare nomine che sono fuori di ogni legalità, per essere stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale, ancora chiamato, con scarso senso dell’ironia, organo di garanzia della nostra vita  democratica.

L’Autorità dei Giudici è messa a repentaglio continuamente perché molti di essi si lasciano divorare  dall’ansia di protagonismo e dalla voglia di presenza sui media,nella loro competizione, non soltanto ai fini dell’immagine, con la classe politica, di cui aspirano a occupare i posti di comando in forza di una legislazione che non tiene in alcun conto il principio della divisione dei poteri e non prevede ostacoli per la loro gimkana nei meandri dei poteri dello Stato.

Comunque, quale che sia l’origine e la portata della caduta delle Autorità preposte alla guida dei cittadini nelle strutture degli Stati, il mancato riconoscimento, reale o solo apparente, della loro affidabilità può determinare come conseguenza il crollo della fiducia nella capacità regolatrice dei rapporti umani dello stesso Diritto e del Patto sociale, così come sono oggi intesi, a causa dell’interrelazione esistente tra i due concetti.

In conclusione, sembra di poter dire che il mondo globalizzato nel momento in cui sembrava realizzare, in qualche modo, la sua aspirazione all’Universalismo e all’Ecumenismo (che erano nel pensiero degli Idealisti e dei Cattolici nei secoli scorsi) vede frantumato il suo sogno.

Esso non può affidare il compito di realizzare sul Pianeta Saggezza, Sapere, Equità, Giustizia, Vittoria dei Migliori, ad Autorità non più ritenute idonee allo scopo.

La domanda da porre su queste colonne di pensiero liberale è: gli uomini occidentali del futuro, privati di ogni principio di Autorità, divina o terrena, saranno in condizioni migliori o peggiori dei nostri antenati per creare una società, se non giusta, almeno  più accettabile di quell’attuale?

La mia risposta, per i lettori che seguono la mia rubrica, è scontata. E’ certo il rischio che i nostri discendenti siano, verosimilmente, etero-diretti da un’informazione malsana, spesso fake, in mano di Tycoon di scarsi scrupoli etici e di grande venalità, che vorrà condurli a brancolare nel buio più assoluto e a porli in preda al panico. Il loro mondo, però, liberato dal principio d’autorità, sarà più simile a quello logico e razionale di Galileo Galilei che non a quello fantastico dei Poeti (per Sommi che siano sul piano del suono delle parole e della metrica dei versi).

* Il Presidente Mazzella collabora stabilmente con Rivoluzione Liberale da autorevole giurista indipendente.

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