Gli stravolgimenti della mente umana, indotti, dopo il tempo dello speranzoso Romanticismo, dall’Idealismo post hegeliano di destra e di sinistra avevano riportato la vita collettiva degli abitanti prima dell’Europa e poi del Globo, a tempi bui di tirannidi feroci, di spietati genocidi, di guerre devastanti.

In tempi coevi ai tragici esperimenti del nazi-fascismo e del social-comunismo, la scienza politologica si dilettava, nei Paesi rimasti indenni da quell’ondata di follia, con elucubrazioni teoriche, mettendo a confronto le contrapposte (tra di loro) concezioni del liberalismo economico e del socialismo democratico.

Alcuni studiosi di vaglio discettavano, a lungo e con dovizia di argomenti logici, sulla necessaria, stretta, indispensabile ed esclusiva connessione tra democrazia ed economia di mercato, concordando, che il liberalismo fosse l’unico approdo possibile per la soluzione del problema. Sul fronte opposto, i fautori dell’economia pianificata opponevano il nuovo concetto di democrazia popolare e diretta, esaltandone la superiorità rispetto a quello di democrazia parlamentare, ritenuta, quest’ultima, uno dei tanti sintomi della decadenza occidentale e del capitalismo.

A differenza di ciò che avevano ritenuto i fautori del liberalismo, era stato proprio il crollo dei sistemi politici socialisti, costruiti sulle concezioni del marxismo e del leninismo, a far cadere l’insieme di tutte le teorie sulla pretesa incompatibilità di uno Stato non democratico con l’economia di mercato.

La Cina del dopo Mao, negli ultimi decenni del secolo scorso, si era, di fatto, convertita totalmente al liberismo economico, pur mantenendo salde le strutture dello Stato totalitario comunista, certamente tutt’altro che democratico.

Conclusione: quello che era divenuto un luogo comune circa la compatibilità della democrazia solo con lo Stato liberale era smentito dagli eventi della Storia.

Il deficit di democrazia, oggi, sembra in ulteriore, complessivo aumento.

Altre rivoluzioni, non cruente e né violente come quella francese, quella bolscevica e quella nazi-fascista, sono ancora intervenute nella vita del Pianeta e dell’Occidente, in particolare,  con effetti indiretti sull’idea di democrazia.

C’è stata, nella prima metà del novecento, la rivoluzione tranquilla, pacifica e silenziosa definita da Ortega y Gasset “la rivolta delle masse”, decisiva per il declino delle cosiddette elìte intellettuali e per la loro estromissione dalle stanze del Potere.

La rivoluzione successiva, quella cosiddetta elettronica e digitale ha cambiato il mondo non soltanto sul piano tecnologico, ma anche, e soprattutto, esistenziale, sia collettivo sia personale.
 Il suo effetto più vistoso è stata la globalizzazione che non è avvenuta solo in campo economico ma nella totalità delle relazioni umane.

La comunicazione dei dati e delle notizie con i nuovi strumenti della tecnologia (computer, internet et similia) ha consentito (e consente), tra l’altro, lo spostamento in tempo reale di somme ingenti da un capo all’altro del mondo, senza movimenti materiali di denaro o titoli, con una semplice digitazione. Lo stesso fenomeno, sotto il profilo dell’informazione, ha stimolato (e stimola), con la visione dei luccichii delle città Occidentali, il desiderio di spostamenti territoriali di ingenti masse popolari. Ciò ha comportato (e comporta) uno stravolgimento radicale delle “Società” radicatesi nelle varie parti del Globo, per la difficoltà di imporre ai nuovi arrivati le regole del Patto sociale, cui esse si sentono estranee per molteplici motivi.

La crescita dei salari indotta da decenni di lotte e conquiste sindacali, ha comportato (e comporta) inevitabilmente il declino della produzione industriale dei manufatti. Ciò ha spinto il gran capitale ad allontanarsi dalle fabbriche, per dedicarsi al terziario avanzato, alla produzione di beni immateriali o di grande eccellenza o a operazioni finanziarie, molto lucrative, assai vicine ai giochi d’azzardo, con immissione nel mercato di prodotti definiti dagli stessi operatori economici: “tossici”.

La globalizzazione economica, inoltre, ha condotto (e conduce) al doppio fenomeno della rinascita dei particolarismi locali e al tempo stesso della necessità di unioni di tipo confederale più ampie (e, come si dice oggi, trasversali) rispetto agli Stati tradizionali. Con altri riflessi rilevanti sulla vita democratica interna dei Paesi, per così dire, raggruppati in una nuova entità sovranazionale, spesso priva di conduzione politica e affidata semplicemente a burocrati di carriera.

Essa, infine, ha sottratto (e sottrae) la cultura degli abitanti del pianeta a vagli qualitativi approfonditi, ha diffuso (e diffonde) tra gli utenti di internet un sapere, in pillole, ridotto al più elementare nozionismo che certamente non agevola la partecipazione vigile dei cittadini alle vicende sempre più complesse e difficili delle varie polis. La stessa cronaca dei fatti che avvengono sul globo è raccontata in maniera confusa, superficiale, approssimativa e spesso mistificata da operatori del settore (creatori di fake-news), privi della preparazione (oltre che della deontologia) professionale, che un tempo selezionava, con duri studi e severi vagli editoriali, una categoria, che per definizione doveva ritenersi specializzata.

* Il Presidente Mazzella collabora stabilmente con Rivoluzione Liberale da autorevole giurista indipendente.

 

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