In Italia lo Stato liberale nasce a partire dal Regno di Sardegna, con la concessione dello Statuto albertino  – anno 1848 – da parte del re Carlo Alberto di Savoia ed è rimasto in vigore anche dopo l’unificazione nel 1861 del paese – se pur con sostanziali modifiche – fino alla promulgazione della Costituzione della Repubblica Italiana un secolo dopo.

La democrazia liberale promuove e protegge i diritti e le libertà individuali: libertà di parola, di associazione, di religione, di proprietà, la divisione dei poteri, il giusto processo.

In uno stato liberale le elezioni debbono svolgersi in modo libero e ad esse, in virtù del principio di pluralismo, possono partecipare più partiti in equa e giusta competizione tra loro.

La Costituzione – e tutte le leggi che ne discendono – sono intese come il limite all’autorità del governo e poste come garanzia di uno stato di diritto che assicuri la salvaguardia e il rispetto dei diritti e delle libertà dell’uomo.

La democrazia liberale garantisce un equo equilibrio tra la volontà della maggioranza e la volontà dell’individuo.  

Una pluralità di idee, che tramite l’associazionismo tra i singoli cittadini – così come lo sono appunto i partiti politici – garantisca un controllo della maggioranza da parte delle minoranze politiche e delle opposizioni.

Le funzioni di uno Stato liberale – definito anche come stato minimo – dovrebbero essere esclusivamente limitate a compiti di difesa e di ordine pubblico;

l’intervento in economia dello stato dovrebbe essere volto e limitato a garantire che i soggetti economici si muovano ed operino secondo la legge di mercato, secondo per appunto la dottrina economica del liberismo.

In economia il liberismo – o liberalismo economico – è una teoria che sostiene e promuove la libera iniziativa ed il libero mercato come unica forza motrice del sistema economico, con l’intervento dello Stato limitato al più alla realizzazione di infrastrutture di base – quali: ponti, strade, ferrovie, autostrade, edifici pubblici etc. – a sostegno della società e del mercato stesso.

Liberismo che per l’appunto è considerato da molti come l’applicazione in ambito economico, delle idee politiche liberali, sulla base dell’assunto di base che “democrazia vuol dire anche libertà economica”.

La filosofia di pensiero di orientamento liberista, è in assoluta antitesi con il pensiero ed orientamento “statalista” così tanto caro – purtroppo – invece ad una grande parte del nostro paese.

Queste riflessioni portano pertanto a dire ed a ritenere che l’essere liberista e quindi Liberale è – ancor prima che l’appartenenza ad un partito politicouna vera e propria filosofia di vita.

Una filosofia di vita che mette al centro la libertà dell’uomodel singolo individuo – le sue capacità personali – le sue peculiarità e le sue differenze, perché ricordiamoci che la parola democrazia non è mai – di per se – sinonimo di libertà.

Bene niente di tutto questo è più lontano dall’Italia di oggi.

Viviamo nel paese delle partecipazioni statali, delle società pubbliche o ex pubbliche a cui lo stato ha regalato e continua a regalare miliardi di euro – vedi Alitalia per esempio–  in cui lo stato regola e definisce rigidamente tutti i diritti ed i doveri del cittadino oramai divenuto un suddito.

Uno Stato padre e padrone, che tassa i cittadini fino all’inverosimile, che decide come devono nascere e come devono morire, uno Stato pieno di burocrazia, con regioni, provincie, comuni, enti territoriali e sovra-territoriali, il più delle volte inutili costosi e funzionali solo a se stessi.

Con milioni di dipendenti pubblici, una gestione della pubblica amministrazione al collasso – in perenne e costante mal funzionamento che invece di aiutare i cittadini e le imprese – è diventato un costosissimo e quanto mai inutile freno allo sviluppo.

Uno stato che – vessa e taglieggia i suoi cittadini e le sue imprese – basti pensare a cosa non ha fatto negli ultimi anni Equitalia.

Uno Stato che ha accumulato debito pubblico immenso ed assolutamente fuori controllo.

Nonostante negli ultimi anni – prendiamo come riferimento temporale dall’inizio governo Monti ad oggi – si siano fatti più e più volte tagli lineari alla spese pubblica, revisioni della spesa – addirittura nominando e pagando specifici commissari “ad acta” – riforme pensionistiche esodando perfino i cittadini, tagliato i servizi basilari come sanità e scuole, aumentato la pressione fiscale a livelli inauditi ed avendo comunque beneficiato di una politica monetaria favorevole da parte della banca centrale europea che ha mantenuto i tassi di interessi sul debito pubblico a livelli bassi – il debito pubblico – nonostante tutto ciò, ha continuato costantemente ed inesorabilmente ad aumentare.

La politica oggi è fatta quasi esclusivamente – da capi popolo – che sanno solo urlare e parlare per slogan.

Non si assiste più ad una discussione di buon senso che entri nel merito dei problemi – vince sempre e solo chi urla di più – chi con risposte semplici ed inadeguate polarizza su di se il consenso oramai populista delle masse – con l’ulteriore aggravante di mentire a queste ultime ben sapendo di farlo.

Non esistono purtroppo riposte e soluzioni semplici ad i problemi complessi della società globalizzata in cui viviamo richiede.

Fare politica per slogan è come ragionare per esempi, cercare consensi e voti con la pancia dell’elettorato – è un gravissimo errore che purtroppo noi italiani – se non riusciremo ad invertire questo infausto modo di far politica e di approcciarci ai gravi problemi del nostro tempo – pagheremo duramente sulla nostra pelle e su quella dei nostri figli.

Siamo oramai da anni governati da una classe politica inappropriata, inadeguata ed incapace a gestire i gravi problemi del nostro paese ed più in generale del mondo che ci circonda.

I così detti “leader” dei maggiori partiti italiani – si circondano volutamente – di mediocri “signorSì” che ciecamente, biecamente e senza alcuna volontà e soprattutto senza capacità di critica eseguono le volontà e le direttive “del loro capo” da cui – essendo questi ultimi sostanzialmente dei nominati – ovviamente poi dipendono le fortune delle loro carriere politiche e, la legge elettorale in corso di approvazione in questi giorni ne è un fulgido esempio.

Eppure, la storia dovrebbe averci insegnato – a noi italiani in particolare – che “avere un uno solo al comando” non è mai la migliore soluzione applicabile alle democrazie – o almeno non lo è – se e quando si voglia salvaguardare le libertà individuali a noi sicuramente molto care e sicuramente al centro del nostro pensiero di vita e politico.

I riferimenti ideali del Partito Liberale Italiano che affondano le radici nel liberalismo riformatore di Benedetto Croce così come nelle moderne tesi conservatrici e negli insegnamenti liberisti di Luigi Einaudi ci danno una concreta e solida piattaforma programmatica, su cui confrontarci sui problemi – grandi e piccoli – che affliggono il Paese sia con i Cittadini che con le altre forze politiche europeiste e di centro-destra.

D’altro canto tutti sappiamo che il pensiero liberale dà fastidio a tutti da destra a sinistra – ed in molti – in Italia si professano liberali pur non essendolo e soprattutto – non sapendo nemmeno cosa ciò vuol dire esserlo.

I liberali sono garantisti in un paese di forcaioli, sono per il libero mercato in un paese di statalisti, sono contrari ai monopoli – in un paese in cui lo Stato li detiene – sono antiproibizionisti in un paese dove tutto è vietato se non gestito dallo stato – fumo, alcool, gioco d’ azzardo, droghe terapeutiche e dove ai cittadini è persino vietato di morire anche se magari stanno vivendo malattie terribili e senza speranza.

I liberali sono per la concorrenza in un paese dove per concorrenza si intende – al più – la vendita sottocosto di prodotti non sempre certificati, sono per il divorzio veloce in un Paese dove la parola d’ ordine è finché morte non vi separi, vogliono la libertà di culto ma anche la libertà di infischiarsene di qualsiasi culto, ritengono sostanzialmente che un individuo nella propria vita abbia diritto ad essere felice e di realizzarsi a modo proprio e non dovendo seguire regole imposte dalla cultura dominante o da qualsiasi tipo di maggioranza comunque costituita.

Noi Liberali riteniamo che nessuna razza sia superiore ad un’altra e che ciò che conta sia sempre e comunque l’individuo, in un paese a cui – guarda caso – alla parola individuo si associa troppo spesso un significato dispregiativo, noi Liberali siamo il fumo negli occhi di tutte le culture massificanti fascio-catto-social-comuniste, che fingono di litigare tra di loro ma che litigano solo per la gestione e la detenzione del potere.

Siamo persone o meglio individui – che pensano con la propria testa, che usano il buonsenso, che hanno orrore di questa Sinistra, ma anche di questa Destra e che continueranno imperterriti a cercare di affermare la grandezza – ed insieme – l’umanità assoluta della cultura liberale.

Politicamente il Partito Liberale Italiano, deve tornare svolgere la “funzione” di “partito di governo” – così come lo è stato, con ruoli importanti, per molti e molti, ha sempre esercitato ed avuto un notevole prestigio intellettuale, ricordo che – tra l’altro – ha espresso i primi due Presidenti della Repubblica Italiana, Enrico De Nicola e Luigi Einaudi.

Quali uomini liberi e quindi liberali, dobbiamo ricercare soluzioni vere – certamente non facili – ma certamente non populistiche, ai problemi complessi che oggi attanagliano la nostra società globalizzata.

Come diceva Paolo Borsellino “Il vero cambiamento si fa nella cabina elettorale con la matita in mano”, pertanto tutti noi liberali abbiamo il compito, direi il dovere, rimanendo uniti nella unica e vera nostra casa che è per l’appunto il Partito Liberale Italiano, il difficile e gravoso di riportare “la gente”, i cittadini, a votare, ridandogli fiducia nelle istituzioni, nella politica e soprattutto nei politici che li rappresentano.

Prendendo ad esempio il tema di grandissima attualità dei migranti, tema certamente di enorme complessità e difficoltà, di approccio, soluzione e gestione – fenomeno tra l’altro ancora tutto in addivenire – noi liberali dobbiamo far passare il concetto che:

prima ancora che il diritto ad emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè ad essere in condizione di rimanere nella propria terra”.

Andando a ricercare politiche nazionali ed estere equilibrate  e di buon senso – fatte di concerto con gli altri paesi europei ed extra-europei, affinché si creino le condizioni per cui l’individuo abbia riaffermato il diritto a stare nelle propria terra d’origine senza dover essere costretto da guerre o carestie o quanto altro forzatamente ad emigrare.

I diritti non si trovano in natura ma vanno coltivati e costruiti.

Si deve far passare il concetto che accoglienza non può essere in ogni caso indipendente dalle risorse di un paese, l’aumento esponenziale degli ingressi di profughi in Italia negli ultimi anni è andando oltre i limiti di sopportazione sia per  nostro Paese che per i sui Cittadini.

Cercando di concludere questo mio breve e sommario pensiero, per stare al passo con i tempi non può prescindere dal dover affrontare una nuova sfida fondamentale ovvero la comunicazione in epoca digitale.

L’informazione politica viaggia sempre più in rete, e sono sempre più gli italiani che utilizzano questa metodologia per tenersi aggiornati sugli accadimenti in politica – e non solo – e partecipare a dibattiti e discussioni pubbliche.

Partendo da ciò è necessario ed indispensabile creare prima di tutto un’identità politica digitale dalla quale attingere e comunicare in chiave contemporanea i valori e gli ideali liberali.

Questa è la strada, con costanza, da perseguire nella comunicazione, per ambire a dare al programma politico del Partito Liberale Italiano quella visibilità, che i canali di informazione tradizionali, ad oggi purtroppo ci negano.

Numerose ricerche hanno evidenziato come la partecipazione politica online renda le persone più propense a partecipare anche alle attività al di fuori del web, contribuendo in termini di costruzione del consenso e partecipazione.

La comunicazione politica sul web deve essere considerata come elemento determinante per la propaganda e la conoscenza del programma politico del Partito Liberale Italiano da parte dei Cittadini e, questo può essere fatto solo attraverso un piano editoriale preciso, dai contenuti chiari e ben definiti.

L’Italia ha di nuovo bisogno di noi, non lasciamola sola.

 

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