La capacità di prevedere è uno dei segni più peculiari dell’intelligenza. Tra le manifestazioni del pensiero umano (logica, fantasia, memoria) è il raziocinio, cui è necessario soprattutto fare ricorso; anche se un pizzico d’immaginazione, in questo caso, non guasterebbe.

Se le previsioni toccano il campo della gestione della res publica, è da mettere in conto, per chi volesse cimentarsi nelle previsioni di un ipotetico futuro, soprattutto in prossimità di una consultazione elettorale, l’accusa di fare “fantapolitica”.

E’ un rischio da correre, se non si ha l’intenzione di agitarsi in una morta gora.

E’ augurabile, comunque, per i cittadini di un Paese, che soprattutto gli uomini politici e di governo abbiano una notevole capacità di prevedere gli eventi e, in primo luogo, le conseguenze del loro stesso operato.

C’è anche chi sostiene, però, che non sempre si rivela cosa  saggia giurarci sopra.

C’è per esempio chi ritiene che, appoggiando il “Rosatellum”, legge elettorale, da tanti quisque de populo (ma non solo da essi) considerata pessima, incostituzionale e liberticida, la Lega di Matteo Salvini non abbia tenuto nel debito conto la possibilità di deludere un elettorato non alieno dal cosiddetto “voto di pancia”, protestatario e contrario al sistema esistente nell’Euro-continente.

E’ anche verosimile, però, che l’intento del Capo leghista sia ben diverso da quello degli ideatori della legge.

Questi ultimi hanno provato, facendo ricorso esclusivamente alla loro fantasia e alla loro ansia di spartizione del potere oltre che con colpevole scarsa attenzione alla volontà dei cittadini (desiderosi di scegliere i propri rappresentanti e di non votare “a scatola chiusa”) a immaginare le alleanze possibili, necessarie per impadronirsi della res publica.

Non hanno “previsto”, però, che il loro compagno di percorso, Matteo Salvini, potesse avere in mente una sorta di “riserva mentale”; quella che che i Romani icasticamente denominavano propositum in mente retentum.

Non hanno pensato che Salvini, a legge approvata, potesse utilizzare il perverso marchingegno per fare un’alleanza non con Berlusconi, la cui politica ha sempre minori spazi di convergenza con la sua, ma con Beppe Grillo e il Movimento Cinque Stelle che ha buone chance di prendere il doppio dei voti di Forza Italia e che su molte questioni non è distante dal suo programma politico.

I soliti scettici si chiedono, allora, quale “credibilità” potrebbe avere un governo Cinque Stelle-Lega.

E qui dovrebbe soccorrerli il ricorso alla capacità di prevedere.

L’affidabilità sarebbe minima, di certo, se i due leader, seguendo la tradizione italiana, mandassero i loro parlamentari, in grande prevalenza poco conosciuti dal “grande pubblico” a occupare le poltrone governative.

Essa, invece, potrebbe aumentare, se le due forze politiche s’impegnassero, sin dal momento dell’eventuale intesa pre-elettorale, ad applicare in Italia in modo rigido, corretto ed esemplare la regola della separazione dei poteri, nota come principio di Montesquieu, e decidessero di predisporre una “rosa” di Ministri e Sottosegretari, scelti fuori dal Parlamento, come tale principio democratico impone, e non in base alla vicinanza “partitica” delle loro posizioni politiche ma in forza degli obiettivi da raggiungere e della specifica e riconosciuta (e, sperabilmente, alta) competenza professionale per realizzarli in modo concreto e pragmatico: un governo, per così dire, “all’americana”affidato alle competenze, amministrative e specifiche, disponibili nel Paese.

Il ritorno positivo d’immagine di una tale scelta potrebbe esservi sin dal momento delle prossime elezioni del 2018.

In ogni caso, le due forze politiche, dando al Paese un governo di gente competente, selezionata in modo obiettivo e fuori dalle logiche partitocratiche (che hanno presieduto sinora i cosiddetti governi tecnici), capace di gestire la res publica, senza cadere nelle pastoie e nella corruzione endemica diffusa dai partiti che hanno retto le sorti del Paese e che  rendono, al momento attuale, l’aria asfittica e irrespirabile, potrebbero certamente aumentare il loro credito presso i cittadini e guadagnare più voti alla prossima tornata elettorale.

E’ fantapolitica? E se non lo fosse?

* Il Presidente Mazzella collabora stabilmente con Rivoluzione Liberale da autorevole giurista indipendente.

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