Secondo George Orwell, la società Occidentale, nel 1984 (1984 è il titolo del suo più famoso romanzo) sarebbe stata amministrata da un onnipotente partito unico con a capo il Grande Fratello, che avrebbe tenuto costantemente sotto controllo la vita di tutti i cittadini.

Secondo la sua previsione, numerosi teleschermi, presenti ovunque, avrebbero potuto spiare la vita di ogni cittadino, annullando ogni forma di privacy.

La libertà degli individui sarebbe stata annientata da un’Autorità politica onnipotente e invincibile.

Le previsioni orwelliane non si sono verificate nel modo da lui ipotizzate, ma c’è ugualmente poco da stare allegri.

E’ vero che un’involuzione mediatica di gigantesche proporzioni ci ha reso schiavi di news e fake news difficilmente accertabili e controllabili, ma il potere sulla stampa e sulla televisione non è sotto l’usbergo di una dittatura politica totale, quella di cui parla lo scrittore inglese.

Nel mondo mass-mediatico è riservata ai partiti qualche briciola di potere solo per ragioni di proselitismo o di corruzione: una camorra da cocchieri – direbbero a Napoli.

Pur essendo nei voti dell’Alta Finanza mondiale, come dimostra il report della Banca J.P. Morgan Chase, reso pubblico, in Italia, all’epoca del tentativo, fortunatamente abortito, delle riforma costituzionale in Italia in senso autoritario, la dittatura, oggi, non sembra realizzabile neppure a livello locale: figurarsi a livello mondiale.

Di essa, d’altronde, prima dei “voti di pancia”di masse, stanche di subire angherie e di assistere a misfatti dei Governanti coperti da ipocrisie enormi come le ruberie, rafforzate da reboanti proclami “di pace, di amore, di giustizia” e così via, la manipolazione delle masse è sempre avvenuta con attività gestite fuori dai palazzi del Potere politico.

E ancora oggi, d’altronde, fatte salve rare eccezioni, peraltro un po’ ruspanti,  mai razionali e poco coerenti con un principio “illuminante” (eccezioni che, comunque, confermano la regola, anche se in modo non assoluto) sorprende l’unità corale dei mass-media (senza discordanze e dissonanze) nell’attacco frontale ai Paesi e alle forze politiche Occidentali che fanno scelte politiche contrarie a quelle degli establishment politici che si erano consolidati in Gran Bretagna e degli Stati Uniti d’America, prima di essere spazzati via dalla Brexit e dalla vittoria di Donald Trump.

Da quando i cultori del politically correct, vera foglia di fico per coprire business inconfessabili, sono stati messi da parte, non c’è giorno in cui la carta stampata e la televisione risparmino accuse terribili al Presidente degli Stati Uniti (di cui “sognano” l’impeachment)  e alla Premier britannica (oltre che ai loro rispettivi entourage, di cui scovano malefatte della “notte prima degli esami”, tanto per citare un nostro film che raccontava di avventure erotiche di un’età lontana).

La “disomogeinizzazione” della parte più ricca e potente dell’Occidente rispetto al restante mondo, quella Anglo-Americana (gli “alleati, per antonomasia da sempre), pur con finte e variegate contrapposizioni di segno, apparentemente, politico, è stata vista come il fumo negli occhi dal potere economico egemone sul Pianeta e da quel mondo dell’informazione che di esso fa parte integrante e sostanziale.

Dei protagonisti politici, non solo Anglo-sassoni, ma Euro-continentali,  che sembrano voler dar corpo a inevitabili proteste contro un malcostume dilagante e inarrestabile, si scoprono misfatti impensabili, anche se fortemente datati: si fruga nella loro privacy, si elaborano congetture infamanti.

Per lanciare cortine fumogene e nascondere meglio l’intento di parte, si attaccano anche, con il fuoco amico, quei “condottieri”, ritenuti, ormai, inabili, per cause varie, alla prosecuzione della lotta.

L’affondo non sembra avere mai fine, ma la meta, è bene ripeterlo, non è il “dittatore politico orwelliano”, né  la restaurazione di qualunque altra autorità monarchica o tirannica del passato.

L’obiettivo è solo il ripristino della “melassa politica”precedente; quella che interessa i palazzi del grande potere economico. La meta è un ritorno alla “normalità” degli affari più sostanziosi, con l’assenso, ovviamente, di una massa priva di antenne utili per cogliere la falsità e l’inganno; o forse anche priva della stessa volontà di approfondire e di capire.

* Il Presidente Mazzella collabora stabilmente con Rivoluzione Liberale da autorevole giurista indipendente.

 

 

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