Oggi una persona con la mente libera, con un pensiero veramente indipendente e soprattutto ricco di conoscenze, dotata di un anti-conformismo dichiarato e non nascosto, mette in difficoltà il suo cosiddetto “prossimo”, gli crea disagio,  gli procura frustrazioni, nervosismi e lo spinge all’odio e all’insulto; specialmente se, oltre ad avere libertà di opinione, è anche in grado di esprimersi in modo chiaro e incisivo.

Si tratta, però di un dato di fatto tutt’altro che recente, anzi molto antico; di cui scrivono anche i testi sacri delle tre religioni monoteiste mediorientali: persino la Divinità, a stare alla Bibbia, non riesce a tollerare individui di siffatta curiosità intellettuale.

E difatti, Adamo ed Eva che avevano tentato di mangiare il pomo dell’albero della conoscenza, nel verosimile intento di maturare un loro pensiero libero, cognita causa, e soprattutto autonomo rispetto a quello imposto loro dalla Fede, si erano subito messi in un bel pasticcio.

Dio se l’era presa a male e li aveva scacciati dal Paradiso Terrestre!

In conseguenza di ciò, Adamo si era scagliato contro Eva, addebitandole la colpa di averlo indotto in errore e di essersi fidata del Serpente; la gelosia aveva preso il sopravvento e l’odio  si era sostituito all’amore, in contraddizione, quindi, con un altro comandamento divino.

Intanto, però, i due, per quieto vivere, s’erano assuefatti all’idea di vivere nell’ignoranza e a tale regola, probabilmente, avevano educato i propri figli, nipoti e pronipoti.

Ciò non aveva significato, però, che tutti i discendenti dei due poveretti scacciati dall’Eden, non fossero stati tentati dalla voglia di sapere o si fossero dimostrati curiosi di approfondire il tema della conoscenza; oltre che tutt’altro che indisponibili allo scambio intellettivo con esseri umani.

Vi erano stati, certamente, individui che avevano provato a nuotare contro-corrente, pur sapendo, probabilmente, di essere considerati dai più “timorati di Dio” come….creature del Diavolo.

In conclusione, si può dire che il rapporto di relazione emotiva con il prossimo per un individuo veramente libero e autonomo è sempre stato (e continua  a essere) molto difficile.

Non è agevole per lui trovare, per così dire in circolazione, persone ugualmente libere e prive di pregiudizi che per lui si trasformano in vere e proprie ostilità.

E ciò, non soltanto da parte di persone imbevute di dogmi religiosi ma anche di quelle divenute seguaci di assiomi ideologici, anch’essi  mai sottoposti a verifiche logiche.

Per tali soggetti, il rapporto lungi dall’essere di amore, come vorrebbe uno dei comandamenti di Mosè, è piuttosto di diffidenza, di sospetto, di disprezzo e persino di odio. Soprattutto quando la malvagità dell’individuo  fanatizzato da un’idea da lui ritenuta indiscutibile sopravanza la sua generosità.

La Natura, d’altro canto, offre lo stesso variegato panorama per tutti gli esseri viventi. Taluni si mostrano miti e mansueti, ma altri sono tendenzialmente feroci. Nello stesso individuo possono alternarsi, in base alle circostanze, sentimenti buoni e altri cattivi. Anche chi ama i cani, d’altronde, ritenuti gli animali più docili e fedeli, può sempre imbattersi in esemplari che azzannano i bimbi inermi della casa in cui vivono; come i Rottweiler e i Pitbull e non solo essi.

La necessità di correre ai ripari per evitare danni derivanti dall’umana cattiveria era stata prontamente avvertita dagli esseri umani ed era venuto in loro soccorso il “contratto sociale”, una sorta di ragionevole, patto di non aggressione, reciproca.

Esso, però, aveva funzionato, bene, in collettività non caratterizzate da religiosità molto intensa; poco in queste ultime, perché gli asseriti interventi degli intermediari “autorizzati” di un Dio buono e misericordioso, avevano mitigato la repressione dei reprobi; a causa di un perdono distribuito a piene mani  da governanti  e giudici, per convinzione, “di manica larga”.

Il mal costume, però, si è esteso, oggi, a macchia d’olio e sono sempre di meno le comunità, ovunque, che osservano scrupolosamente il patto.

Questa verità, per molti versi, amara, è stata messa in clamorosa evidenza dallo sviluppo della comunicazione di massa e dall’uso sempre più diffuso dei cosiddetti social. La disfatta delle persone ragionevoli appare chiarissima.

In questi ultimi tempi, infatti, la necessità di riempire di notizie di scandali sessuali le pagine dei giornali per provocare ondate di odio verso violenti stupratori o anche solo perfidi ingannatori sta provocando un fenomeno che, allo stato, appare inarrestabile.

Chiunque, abbia avuto, volente o nolente, un rapporto carnale con un personaggio, poi divenuto di una certa notorietà, scava nei suoi ricordi adolescenziali e se vi trova una storia di sesso da “notte prima degli esami” (come recita il titolo di un film di qualche anno fa), vi aggiunge colore e lo dà in pasto mediatico al pubblico; che scatena tutto il rancore immaginabile verso individui, ritenuti,  poco raccomandabili.

Un evento avvenuto, anche molti decenni prima, consente ,d’altronde, alla sedicente “vittima” di dare anche la scalata ai media e vedere la sua foto pubblicata sui giornali o ripresa da una video-camera.

E ciò a dispetto, del fatto, che individui adusi del raziocinio e della logica mettano sull’avviso le masse indignate sulle possibili degenerazioni di una convivenza civile orientata dai mass-media, alla ricerca costante di scoop.

La diffusione dei social, invece, ha inciso soprattutto nella circolazione on line di un turpiloquio e di una violenza verbale che non rispettano e non risparmiano nessuno.

Per averne la prova basta iscriversi a “Facebook”  o ad altro sistema equivalente, esprimere un giudizio, anche innocuo, ma non comune, su qualche argomento e pubblicare il tutto su un post.  Se il pensiero si discosta dai filoni d’opinione dominanti, subito, si scatena una parapiglia!

La maggioranza dei lettori on line che non è d’accordo con il “responsabile” di quell’opinione, si sente autorizzata a usare parolacce, a dare sfogo all’ingiuria, all’insulto, al vituperio, all’insolenza contro chi “ha osato” allontanarsi dai “sentieri battuti” del pensiero a essa noti.

C’è da sospettare che tra i cosiddetti “amici di Facebook” i più furibondi e velenosi non aspettino altro per dare sfogo ai propri sentimenti di ostilità!

Naturalmente, sono prevalenti le espressioni gentili di condivisione (che insieme a quelli che non intervengono rappresentano, quindi una larga maggioranza).

E ciò prova, per nostra consolazione, che  gli esseri umani capaci anche di atti di generosità e disponibilità al dialogo continuano a persistere  nonostante i cattivi esempi dei mass-media e dei social.

 

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