La differenza tra un Capo-comico e un Capo di Governo è che quando il primo sbaglia nella scelta degli attori, il pubblico, deluso di non poter ridere, sorridere o commuoversi, diserta la sala del Teatro;  quando sbaglia il secondo, l’elettorato amareggiato di essere governato da Ministri incompetenti e impreparati non si reca alle urne elettorali per votare.

Sono quindi incomprensibili le lamentele sull’aumento dell’astensionismo degli Italiani, da parte di quelle forze politiche che hanno riempito (o approvato, o accettato o semplicemente tollerato)   Governi della Repubblica formati da quei “nani e ballerine” che Craxi portò all’Assemblea nazionale del suo Partito, ma mai nell’Esecutivo della Repubblica Italiana.

Del resto, persino Benito Mussolini aveva scelto, con “occhio diverso” amanti e titolari dei Dicasteri del Regno di Italia.

Si tratta di pianti che richiamano alla mente le proverbiali “lacrime del coccodrillo”. Si finge di provare dispiacere ma ci si rifiuta di porre mente al fatto che ha causato e provoca dolore.

In altre parole, ci si lamenta che un popolo, privato, drasticamente, del diritto di scelta dei propri rappresentanti, turlupinato dalla selezione operata da Capi affetti da tale “gigantismo” dell’ego da essere certi che la loro presenza compensi tutte le deficienze dei propri collaboratori, ma non del tutto idiota o imbelle (come dimostra la vittoria dei NO al referendum costituzionale e come confermano i risultati delle recenti elezioni siciliane) non vada a votare.

In realtà, se una collettività organizzata subisce da anni di essere governata da giovanotti e giovanotte di bella presenza, ma di scarsa o nessuna preparazione professionale, se non le è consentito di correggere il tiro perché il leader della forza politica, che le chiede il voto, si comporta come un Capo-banda dei tempi del brigantaggio, scegliendo da solo i suoi“sparafucile”, pretendere che il voto avalli tali comportamenti  sfiora l’improntitudine.

La cosa può assumere, poi, un rilievo addirittura paradossale, se si considera che quelle stesse forze che hanno dato origine o accettato  un tale “mal costume”si danno cura di avvertire gli Italiani, direttamente  o per il tramite di amici, di corifei o di gratuiti portatori d’acqua, di porre molta attenzione a quei movimenti che, a loro dire, non avrebbero persone competenti per governare.

Che fare? –dovrebbe chiedersi il cittadino, richiamandosi al noto interrogativo di un rivoluzionario come  Lenin – Come comportarsi di fronte a tanta impudenza?

Un’idea sarebbe di incidere a caratteri cubitali  a guisa di “memento”, sotto le sigle partitiche del Centro-Sinistra e del Centro-Destra, il vecchio motto, di saggezza popolare, che suona:“Guarda da che pulpito giunge la predica”!!

Se a ciò si aggiunge, che tali forze politiche, unite in un abbraccio (che si rileverà per loro letale, se le cose andranno in un certo modo, già da me illustrato su questo giornale on line) si sono rese recentemente responsabili del cosiddetto“Rosatellum” che non consente all’elettorato una vera e soddisfacente scelta dei propri rappresentanti in Parlamento, si deve convenire che la spudoratezza è tuttora considerata, da molti leader, in vario modo “trombati” o in carriera o che si ripromettono di tentare ancora “assalti alla diligenza” l’arma vincente in politica.

La verità è che, dato il panorama dell’attuale Parlamento e di quello prossimo venturo (che non sembra promettere meglio, considerati i meccanismi “da pifferai di montagna” del cosiddetto “Rosatellum”) forze politiche responsabili dovrebbero, nell’interesse degli Italiani e a loro stesso vantaggio, solennemente impegnarsi per un’attuazione piena della separazione netta dell’Esecutivo dal Legislativo, come pure è stato scritto su queste colonne (non di piombo ma digitali), anche unicamente “de facto” in mancanza di una norma costituzionale ad hoc.

E ciòin primo luogo, nell’interesse del Paese che potrebbe avere finalmente un governo di persone, sperabilmente, competenti, che sappiano “fare” (e non solo insegnare agli altri, sulla base di teorie, spesso mal digerite, cose che non hanno mai fatto in pratica), e non fungere da semplici yesmen di leader tanto spavaldi quanto insicuri e sostanzialmente impreparati e incapaci di uscire dalla loro dimensione provinciale.

E, in secondo luogo e soprattutto, nell’interesse di tutti i partiti o movimenti politici che grazie a leggi elettorali, l’una più balorda delle altre, hanno perso il contatto con l’elettorato che, quando va a votare e li sceglie, lo fa o per paura di un temuto “peggio” o per protesta contro un (ritenuto) già realizzato “peggio”.

* Il Presidente Mazzella collabora stabilmente con Rivoluzione Liberale da autorevole giurista indipendente.

 

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