“E’ una gravissima emergenza democratica ed occorre pensare in maniera estrema dopo l’approvazione da parte di Renzi, Berlusconi, Salvini, Meloni ed Alfano del ‘rosatellum2.0’. Venerdì 10 novembre, con il professore Giovanni Tarli Barbieri (ordinario di diritto costituzionale presso l’Università di Firenze), il professore Stefano Merlini (già ordinario di diritto costituzionale presso l’Università di Firenze), Francesco Baicchi (coordinarore di #democraziacostituzionale) e Michele Giacco (presidente dell’associaizione ‘Koiné’), assieme a tutte le straordinarie persone del nostro movimento democratico apartitico e trasversale, Pratesi per la Costituzione, abbiamo compreso quanto la situazione sia grave sperando, almeno, nei ricorsi alla Corte Costituzionale.

Politicamente, i suddetti segretari di partito sono tutti correi di una drammatica degenerazione democratica, costituitisi come una vera e propria banda per il rafforzamento del proprio potere oligarchico.

Fra i vari punti della novella legge elettorale indegna: non sono possibili candidature locali, non sono possibili candidature indipendenti; ogni voto espresso dall’elettore può trasmigrare su altri candidati (anche di liste diverse da quella votata). Ovviamente le coalizioni sono finte e meramente elettorali: ciascuna lista (non la coalizione) ha l’obbligo di presentare un programma; non si vuole nessuna competizione, ma mani libere per decidere con chi allearsi dopo le elezioni.

Bene afferma Mauro Vaiani: “Si sono solo organizzati per rientrare nel prossimo Parlamento italiano con una squadra di fedelissimi servitori politici, che dovranno solo a loro la propria elezione o rielezione. Si perfeziona progressivamente la rovina già iniziata con il Porcellum e con l’Italicum. Non c’è più la possibilità per i cittadini di scegliere nulla: né un rappresentante locale, né una lista politica, né un candidato premier. Di fronte a questa emergenza democratica è necessario che tutti seguiamo e appoggiamo i ricorsi urgenti che i Comitati per la democrazia costituzionale stanno portando avanti”.

Ma non basta: tutti coloro che hanno combattuto contro il ‘rosatellum2.0’ devono avere il coraggio della desistenza, ovvero di allearsi e coalizzarsi autonomamente contro coloro che questa legge l’hanno voluta.

Basta ricordarsi che, da uomini liberi, ogni qualvolta che ci accingiamo a candidarci alla rappresentanza politica, facendo valere le nostre idee, tendendo a coalizzarci, o ad allearci, con gruppi politici o persone indispensabili per aver diritto di parola in Parlamento, e di voto, ma squalificanti per le scelte politiche che hanno fatto, questo è sufficiente a spiegare ai molti perché non vale assolutamente la pena di votarci, e neppure vale la pena entrare in assise elettive per essere strumentalizzati, in un sistema fintamente democratico come oramai è diventato il nostro.

Il ‘rosatellum2.0’, pensato per aggregare tramite coalizioni forzose ed escludere liste singole, non facilita certamente la presentazione di una coalizione liberale, ma d’altra parte è la medesima novella legge elettorale a non garantire – paradossalmente – la stessa governabilità, qualora non vincesse una coalizione che ottenga, contemporaneamente in entrambe le camere, almeno il 60% dei seggi col maggioritario e il 40% dal proporzionale.

Resta a mio avviso il realismo dell’impossibile, coalizzando un’area autenticamente liberale, autonoma e fortemente critica per tentare di riportare gli autentici liberali in Parlamento: l’unico modo per essere seri ed efficaci, se non determinanti in una futura Italia. Il ‘rosatellum2.0’ è fatto per chi vuole vincere, non per chi vuole governare portandosi dentro il Parlamento non il ‘meglio’, ma dei ‘nominati’; per questo obbliga il ‘nonvoto’ a non tornare ancora a votare se non c’è un’offerta politica dignitosa e qualificata.

La questione politica, è questione morale. Chi vuole ‘menoStato’, vuole più donne e uomini onesti e fermi, oltreché competenti e seri. Chi ha un costume diverso, dall’onnipresente opportunismo politico, è ora che stia di più coi ‘presentabili’, soprattutto con questa legge elettorale che impone coalizioni per convenienza, senza garantire governabilità.

Dove sono i partiti di una volta che si facevano garanti del buon nome dei propri esponenti? Dopo 23 anni siamo ancora a parlare, fra ‘moderati’, se essere/fare la quarta gamba di un polo a guida Berlusconi-Meloni-Salvini? Per mettere dentro qualcuno dei ‘nostri’, più autenticamente liberale? È questa la strategia politica per catturare il ‘nonvoto’? E questa gamba chi sarebbe, chi dovrebbe formarla o, meglio, chi dovrebbe votarla? Parisi sta con Cesa? Costa con Lupi? Quagliariello con Fitto? … e il Partito Liberale con Forza Italia o dentro Forza Italia? … e solo perché altrimenti vince il M5S?!?

La soluzione ci sarebbe: avere il coraggio di un polo liberale al di fuori di Forza Italia e del PD rischiando, ma progettando l’avvenire, senza se senza ma”.

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