ISono convinto che l’impegno di una forza politica del nostro polimorfo e vario schieramento di non nominare  Ministri che siano anche Parlamentari, almeno sino al momento in cui al popolo non sia restituita la facoltà di scegliersi i propri Rappresentanti nelle Camere legislative, potrebbe incontrare il favore degli elettori italiani.

In altre parole, a mio giudizio, un partito che si proponesse d’impedire ai futuri, cosiddetti rappresentanti del popolo in Parlamento, imposti, in realtà, dai Segretari dei partiti (non in base alla competenza ma alla fedeltà a loro cieca e assoluta) di prendere in mano le redini della res publica, assumendo il governo del Paese e mandandolo, probabilmente, ancora di più in rovina per la loro imperizia, potrebbe incontrare un vasto consenso tra la gente.

Assumere l’impegno di chiamare al governo del Paese persone pragmatiche e competenti (non gli Accademici, per carità! Hanno già fatto abbastanza guai!), persone, cioè, che hanno dimostrato di saper “fare bene” nella società civile, e non limitarsi a scegliere i Ministri tra quegli “sconosciuti” che il popolo è stato obbligato a votare, potrebbe rappresentare l’uovo di Colombo, anche per vincere il crescente astensionismo.

Se, poi, il governo, in mano a esperti, veramente tali, desse i suoi buoni frutti, attuando bene la chiara proposta politica del partito o del movimento che li ha scelti, il successo di quella forza potrebbe raddoppiarsi in termini di voti alla successiva tornata elettorale

In conclusione, ritengo che, allo stato attuale, il popolo italiano, più che mai impotente e stremato dal malgoverno ripetuto dei suoi ultimi Ministri, giovanotti e ragazze di bella presenza, ma di scarse attitudini al governo di un Paese, potrebbe apprezzare l’iniziativa e premiare in vario modo i proponenti.

La prima applicazione eterodossa, di certo originale,  del tutto sui generis  (e, persino, al limite del paradosso) del noto principio della separazione dei poteri resterebbe un’istanza politica solo italiana, inedita nel panorama mondiale (che non offre esempi simili al nostro di deformazione dei sistemi elettivi) e temporanea (sino alla modifica dell’attuale sistema elettorale).

D’altronde, tutti i teorizzatori (Platone, Aristotele, John Locke, e soprattutto Montesquieu) della necessità di tenere distinti i poteri dello Stato (legislativo, esecutivo e giudiziario), perché “se il potere legislativo prendeva parte all’amministrazione, il potere esecutivo poteva essere perduto” e perché “i due poteri potevano condizionarsi a vicenda solo in modo negativo”, non sono, mai, stati, del tutto, ascoltati.

Dal punto di vista teorico, le critiche erano piovute molteplici e autorevoli (tra esse: Rousseau, Kelsen, Hegel), ma le disapprovazioni più decise erano venute dai dittatori del “secolo breve” (Duce del Fascismo, Fuhrer del Nazismo, Caudillo franchista) e da tutti i leader politici che non intendevano disarticolare, il potere “sommo, unitario e totalitario” di governare e legiferare.

Comunque, mai, i suoi fautori più sperticati avevano, neppure lontanamente, potuto immaginare che l’applicazione di quel principio potesse essere invocata per ragioni del tutto diverse da quelle studiate e approfondite da essi, preclari e insigni studiosi.

L’ipotesi di una “eterodossa” attuazione ipotizzabile per un Paese che ha privato gli elettori della scelta dei propri rappresentanti e che è stato per più decenni “malgovernato” si poneva del tutto fuori dalle più fantasiose previsioni di quegli studiosi.

Per rimediare alle sorti di una pessima amministrazione, il pensiero correva piuttosto al semestre del dictator romanus, non a Montesquieu e agli altri filosofi sopra citati.

Il maestro francese del pensiero e gli altri suoi colleghi, infatti, non potevano mai pensare a una tale ipotesi, perché ai loro tempi non era ancora prevalsa l’irrazionalità del nostro “sistema Italia”;  né era invalsa la “pratica” anch’essa tutta italiana, derivata dall’esempio del brigantaggio nostrano, di fare scegliere i futuri legislatori del Paese dai segretari dei partiti politici; come, in un tempo lontano, i Capi-banda imboscati selezionavano i loro “sparafucile”, per agguati e grassazioni, tra gente, ovviamente, “di mano lesta”.

 * Il Presidente Mazzella collabora stabilmente con Rivoluzione Liberale da autorevole giurista indipendente.

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