Da un lato: lucori abbaglianti; superfici traslucide, in vetro o in metallo ottonato, argentato o bianco; vetrine “griffate”, con abiti, scarpe, accessori di sciatta e raffinata eleganza, in bella vista; automobili di recente immatricolazione, ruggenti, scattanti e fiammanti nelle loro vernici multicolori, satinate o metallizzate, da un lato.
Dall’altro: “barboni” di ogni razza e colore della pelle, distesi, accovacciati su cartoni impregnati di urine e di escrementi, che chiedono elemosine sollevando con le mani luridi bicchieri di cartapesta; periferie cittadine orrendamente imbrattate con graffiti variopinti con sgargianti colori; sottopassaggi un tempo rilucenti e rivestiti di marmi levigati, a regola d’arte, ora semi-diruti, stracolmi di immondizie e di rifiuti di ogni tipo; sacchi di plastica ripieni di lerciume lungo tutte la strade cittadine più periferiche; bambini e adolescenti che giocano a foot-ball in aride spianate, avvolti dalla polvere che intasa le narici.
Nell’uno e nell’altro scenario, immigrati sempre più numerosi che fanno crescere, nelle strade eleganti del centro, il numero dei postulanti e incrementano, nella periferia o nei centri di cosiddetta accoglienza, la violenza con “rivolte” inter-razziali o contro la polizia. Taluni di loro alimentano il terrorismo studiando a tavolino o improvvisando stragi con centinaia di morti, stragi, ripetute, di vittime innocenti.
L’Europa è chiaramente allo sbando.
I conflitti tra i suoi abitanti, per così dire “legittimi” sono al diapason.
I cattolici predicano accoglienza, misericordia e opere di beneficenza, non trascurando, però, come sempre nella loro storia, di compiere operazioni dirette a conquistare spazi eminentemente politici e miranti ad aumentare la ricchezza del loro ben noto istituto finanziario.
Fascisti e comunisti sguainano le loro spade, in procinto di arrugginirsi, per rinfocolare il vecchio odio fraterno: figli, alcuni, dello stesso Dio ma tutti dello stesso Io universale, si aggrediscono e lottano, dando segno di quel vitalismo familiare che impera, a detta di testi definiti sacri, sin dai tempi di Caino e Abele. Anch’essi, naturalmente, guardano alle masse confuse per fare proselitismi, premendo l’uno o l’altro elemento della tastiera dei sentimenti.
Molti protestanti luterani, divenuti, per giunta, nei Paesi Nordici, convertiti anche al verbo socialcomunista, si dilaniano in indicibili tormenti psichici, in assenza della liberatoria confessione, abolita dal terribile Martin, sentendosi colpevoli nei confronti dei diseredati di tutto il Pianeta, a causa della loro abitudine ai cinque pasti quotidiani.
Il marasma è totale.
I fedeli delle dottrine religiose cristiane (cattolica e protestante luterana) e i seguaci delle filosofie idealistiche (fasciste e comuniste) trasudano irrazionalità e confusione mentale da tutti i pori della loro pelle (bianca, e quindi, per alcuni di essi fonte di narcisistico orgoglio e per altri di per sé “biasimevole” perché segno indelebile di colpa bimillenaria).
Il caos si espande dalla sfera privata a quella pubblica. Gli uomini scelti da masse disorientate per governare i Paesi risentono della stessa mancanza di raziocinio che caratterizza chi li elegge e li destina a tale compito.
Un filo di speranza, però, può nascere proprio dal prevedibile “crollo” di tante fandonie organizzate da menti prave; e forse, data la loro stupidità, anche inconsapevoli di essere tali.
Le chiese, a detta dei preti, sono sempre meno affollate da quegli stessi giovani che leggono anche poco la letteratura dei padri, prodotta da autori invischiati nelle tetraggini nazi-fasciste e bolsceviche. Soprattutto trascurano sia i testi cosiddetti “sacri” sia le opere dei filosofi che hanno contribuito, con la loro fantasia irrazionale, a creare “castelli di carta”, sufficientemente stabili per dare un tetto confortevole e rasserenante alla sofferenza degli uomini, privati del bene di un pensiero libero, ma non così solidi da reggere all’urto di quest’ultimo, una volta emancipato dalle pastoie delle favole.
Ruit hora. Il tempo per ristabilire le condizioni di un patto contrattuale, severo e rigoroso, in una società coesa e culturalmente omogenea sta per scadere. Come hanno ben compreso i due Paesi Anglosassoni che hanno chiuso le frontiere, dopo essersi resi conto della fola dell’integrazione, nel terzo millennio, tra popolazioni divenute troppo distanti e lontane.
Un vento d’irrazionalità, ancora più destruens, di quello che abbiamo coltivato in casa nostra per tanti secoli, può giungere dal mare in modo sempre più impetuoso e riversarsi sulle nostre coste.
A contrastarlo non vi sono combattenti dotati di razionalità e di buon senso, ma solo forsennati che, memori di un passato, peraltro, poco glorioso, stringono idealmente una lama tra i denti e danno alibi invincibili ai loro “fraterni” nemici di sempre; che possono, così, orgogliosamente recitare la parte dei “buoni” dal “cuore grande” (come quello delle ragazze del film omonimo di Pupi Avati) e coltivare l’orticello del consenso elettorale.
In questo disorientamento generale si sta giocando il destino dell’Europa: probabilmente, non la nostra, ma, certamente, quella dei nostri figli e nipoti.

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