Nei Paesi ad alto tasso di corruzione la democrazia non riesce a sopravvivere: la gente si rifiuta di farsi governare da ladri e intrallazzatori e non va più a votare. La conseguenza è che, immediatamente o in breve tempo, c’è qualcuno che approfitta della situazione per togliere ogni residuo di libertà al popolo, prima allontanando i tempi delle votazioni e poi eliminandole del tutto.

La dittatura mette, in tal modo, a tacere la protesta: l’astensione, primo segnale di crisi nella democrazia,  diventa, nel regime tirannico, plebiscitario consenso e fiore all’occhiello del tiranno di turno.

L’Italia conosce bene tale processo, perché ne è vittima (o artefice?) in modo ricorrente.

La corruzione e la tirannide sono sempre in agguato per il popolo dello Stivale. Le ragioni sono storiche. Nell’Europa giudaico-cristiana, l’Italia, più di ogni altro Paese del continente di terraferma ha vissuto, da sempre, in simbiosi con lo strapotere teocratico dei Prelati e di quei regimi politici, ritenuti amici dalla Chiesa Apostolica Romana.

Il Vaticano che, in passato, legittimava simonia e commercio d’indulgenze, ha sempre saputo adeguarsi ai tempi: ha praticato, in tempi più recenti, la strada delle pianificazioni urbanistiche e delle vendite di terreni di sua proprietà per speculazioni edilizie, delle operazioni finanziarie più ardite e rischiose, della pedofilia diffusa nei Seminari per pretesi fini educativi, ha sempre avuto in Italia l’aiuto e il sostegno “morale” di uomini politici votati alla causa di un sempre maggiore arricchimento “spirituale e materiale” della Chiesa.

C’è, però, chi sostiene che i tempi stiano radicalmente cambiando.

Il Papato, sui mass-media e in una letteratura sempre più specializzata e coraggiosa (o interessata allo scoop), è travolto da scandali immani.

Il caso di Emanuela Orlandi, scomparsa in modo misterioso con l’ipotizzata complicità della banda della Magliana, è da tempo all’attenzione di detective prima solo privati ma ora anche pubblici.

I misfatti, palesi o nascosti, di Monsignor Marcinkus se non hanno minimamente intaccato la potenza finanziaria dello IOR che continua a tenere gelosamente custoditi i suoi averi nei propri forzieri (mentre la Chiesa pretende che a far fronte alle esigenze degli immigrati dalla derelitta Africa si provveda con i soldi dello Stato Italiano che sono, poi, quelli dei contribuenti) non sono scomparsi dalla memoria collettiva di uomini, anche di fede, sempre più perplessi difronte a tante aberrazioni.

Alle insinuazioni sul mistero della morte di Papa Luciani per arresto cardiaco, si aggiungono quelle dell’analogo infarto di Pio XI, perché entrambe le dipartite di quei Pontefici avevano favorito un’accentuazione dell’azione politica del Vaticano in una direzione politica, sostanzialmente, simile.

I partiti per tradizione sensibili alle ragioni della Chiesa, pur avendo aggregato, con una serie di spregiudicate operazioni non soltanto gli “atei-devoti” comunisti (con o senza “post”) ma anche i massoni tiepidi, sedicenti “laici” e “liberali” (probabilmente, di logge di second’ordine dal mero potere parvo-clientelare) sono in cattive acque e rischiano una progressiva estinzione.

Restano i “religiosi-devoti” della Destra della trilogia Dio, Patria e Famiglia, che, però, sembrano destinati a perdere l’ala leghista, attualmente in mano di un Salvini che, con il Vaticano, non è stato mai tenero e che forse lo sarà sempre meno, nell’intento di evitare l’islamizzazione del Bel Paese e l’avvio di secoli ancora più bui di quelli della tradizione cattolica, e anche quella liberale, tradizionalmente anticlericale.

La fine dell’egemonia giudaico-cristiana, di cui parla Michel Onfray, nel suo ultimo libro “Decadenza”, da pochi giorni in libreria, potrebbe essere salutata in Italia, prima che altrove.

A una condizione, però: che le forze a sostegno della protesta, ormai sempre più diffusa, generalizzata (e “scristianizzata”, aggiungerebbe il filosofo francese), i movimenti di pensiero diretti a evitare un nuovo trionfo dell’irrazionalismo religioso, temuto come “prossimo-venturo” e una perpetuazione del potere  negli affari dei singoli Stati dei “burocrati” cresciuti nell’alveo ideato dal Re Sole e coltivato da Napoleone, Hitler, Mussolini e via dicendo, diano una sterzata alla politica gestita dagli incompetenti, collocati per bassi interessi di partito, ai posti di comando, sin qui perseguita con sovrana e suicida incoscienza di una classe scaduta a livelli infimi.

L’insipienza dei Romani del Basso Impero preposti alla res publica fu nociva alle sorti dei nostri antenati nella stessa misura del danno prodotto dalle invasioni barbariche provenienti dal Medio Oriente e dal Nord-Europa.

Con persone inesperte, con individui “a tutto chiamati e a nulla eletti” che per menare la paga per il lesso si dedicano all’attività politica intesa come vendita di chiacchiere, nessuna forza, partito o movimento che sia, andrà mai da nessuna parte.

Le elezioni amministrative sono state il banco di prova per una verità che gli Italiani dovrebbero ben conoscere, avendo visto affacciarsi, sia pure sempre per brevissimo tempo, alla ribalta della loro sfilacciata storia patria, manichini contrabbandati per leader, marionette di potenze straniere imposte con artifizi da commedianti da dozzina.

Non è più tempo, per l’Italia, né di Maschere della Commedia dell’Arte con le loro furbizie da “compagni di merenda” ignoranti e provinciali  né di Artisti della strada che piroettano sui trampoli e disegnano volute di fumo nel vuoto.

Oggi vi sono le occasioni per un cambiamento di rotta e per un trionfo più lungo e duraturo di gente non compromessa dalle vecchie pastoie di una politica fatta d’irrazionalità che pretendono di essere salvifiche e di pratiche corruttive  che ingrossano soltanto  le tasche degli imbonitori.

Vi sono…ma possono sfumare se al posto degli ignoranti e degli incompetenti di oggi si mettono anche domani individui della stessa “pasta” di grano scadente.

 * Il Presidente Mazzella collabora stabilmente con Rivoluzione Liberale da autorevole giurista indipendente.

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