Doveva essere “facile” vivere nel ventunesimo secolo, raccogliere i frutti del lavoro delle nostre nonne, vivere di diritti che avevano conquistato con il sudore, il coraggio e la testardaggine che solo una donna può avere. Doveva essere bello, doveva essere sicuro.. Dovevamo sentirci all’altezza, guardare il mondo a testa alta, sfidare gli sguardi e non abbassare mai la testa. Ma poi arriva qualcuno che ti costringe a piegarti, a guardare a terra, a cadere, che ti fa male, ti violenta, ti rende inerme. E tu magari quel qualcuno lo hai pure amato, lo hai difeso, lo hai scelto. E ora sei lì, con gli occhi chiusi, tra lacrime di dolore e di vergogna che ti chiedi perché e nessuna risposta sarà mai sensata perché non esiste una risposta, esistono menti malate, uomini privi di buonsenso, maschi che si trasformano in animali, ma non esiste un motivo per cui tu debba subire quella violenza.

Dovevamo sfruttare la tecnologia, usare i social network per restare in contatto, per ritrovare amici dell’infanzia, rincontrarsi, accelerare i tempi di un incontro e invece siamo cadute in una trappola: commenti sessisti, attacchi, donne messe alla gogna per foto o video private che qualche pervertito che si era finto amico/amante/compagno ha messo in rete.. e allora cresce la vergogna, l’umiliazione, perché on line gira tutto più veloce, in un attimo la notizia fa il giro del mondo, in un secondo la tua immagine si trasforma, diventi la poco di buono, diventi quella facile, quella da non guardare neanche in faccia. E poco importa se chi punta il dito contro ha fatto prima di te parte di quei giochi, di quelle foto, di quei video. Poco importa se quella è la tua vita privata dove sei libera di fare ciò che vuoi. Poco importa se ti fidavi, se hai deciso di viverti il momento sicura che nessuno ti avrebbe tradito. Poco importa se per quella violazione della privacy, per quelle parole dette da amici, da sconosciuti, da gente pronta solo a giudicare, tu un giorno sali sulla cima di un palazzo e ti butti di sotto. Che importa, tanto era solo una puttana! 

Dovevamo dire grazie alla giustizia e invece quelle leggi approvate per noi dopo anni di battaglie, trovano il muro della burocrazia, si scontrano con il tempo. Ti dicono di denunciare e tu magari tra mille paure prendi il coraggio a quattro mani e lo fai, ma nessuno ti dice che mentre tu aspetti che venga fatta giustizia rischi di morire, rischi di essere bruciata con l’acido, rischi di essere data alle fiamme perché “ci vuole tempo”.

In tutto il mondo, si stima che circa il 35 per cento delle donne abbia subito violenza, sessuale e non almeno una volta nella vita.

Siamo tutte Sara DPietrantonio, Gessica Notaro, Noemi DuriniMigena KelleziGiordana Di StefanoAlessandra Madonna,Maria Archetta Mennella… Maria scriveva su facebook “Mi fanno paura gli uomini che non capiscono che amare qualcuno vuol dire amare la sua libertà”. Lei ha pagato a caro prezzo quello che credeva fosse sentimento, ma la violenza non è mai amore e quella libertà di cui parlava è quella a cui ognuna di noi deve aspirare, la libertà di vivere la propria vita e di non dover subire violenze.

 

 

 

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