Scimmiottare si dice di chi imita gesti e atteggiamenti altrui, soprattutto stranieri. Se “lo scimmiottamento” avviene in modo goffo e maldestro, diventa espressione di scherno; se è fatto in maniera seriosa, i suoi fini sono chiaramente di emulazione, di gara, di competizione.

Ha connotazioni molto peculiari lo scimmiottamento, piuttosto recente ma molto insistito, di alcuni leader politici nostrani, che hanno pensato di ripetere nel Bel Paese, con la stessa morfologia di gesti e con analoghe parole, le accuse e le invettive che Democratici e Repubblicani si scambiano, negli Stati Uniti d’America, a proposito del problema delle Fake News. Tali connotazioni sono provinciali e paradossali allo stesso tempo.

Provinciali, perché  i modi oratori da imbonitori di piazza, con cui la denuncia è fatta dai Dulcamara della nostra vita politica, esercitatisi in caffè paesani, rionali o periferici-cittadini, sono quelli di una classe politica di grande grettezza e pochezza mentale.

Paradossali, perché le maggiori “stilettate” provengono da leader, che si uniscono, pur nella diversità apparente o dichiarata delle posizioni politiche pre-elettorali, non soltanto nel pronunciare anatemi contro i movimenti anti-sistema, ma nel possesso di reti televisive e di mezzi di stampa quotidiana e periodica che esauriscono quasi l’intero panorama possessorio, proprietario o di controllo dei mass-media del Bel Paese.

Sono leader che utilizzano, in primo luogo, la RAI dopo averla resa, con dispendio di capitali pubblici, ben più potente, tecnologicamente più evoluta e soprattutto più capillarmente diffusa dell’EIAR del Fascismo.

Il cosiddetto servizio pubblico, nelle loro mani, è diventato lo strumento di esclusiva comunicazione e pertinenza del Governo, che pure dovrebbe, guarda caso, essere giudicato per il suo operato dai telespettatori-elettori sulla base delle notizie che la RAI fornisce.

Ai leader detentori di quella che negli anni del fascismo era chiamata l’informazione di regime e che oggi si ammanta di aggettivazioni ipocrite e fasulle (pluralista, oggettiva)  si aggiungono  altri uomini politici che, in Italia, sono proprietari di altre reti televisive e di altri mezzi di informazione.

L’obiettivo di una tale Grande Armata Mediatica sono i movimenti schierati esplicitamente su un fronte avverso, come i Cinque Stelle di Grillo e Di Maio; o quelli facenti formalmente parte di un’ipotetica, inconfessata (e forse inconfessabile, per la contraddizion che nol consenteGrosse Koalition alla tedesca (sempre che, nell’ipotesi dello scimmiottamento, licet parva componere magnis), ma piuttosto restii ad accettare diktat di “compagni di ventura” sia sull’eventuale partecipazione ad “ammucchiate” abbastanza eterogenee e sia soprattutto  sulla distribuzione futura di posti nella “linea di comando” del Bel Paese.

leader di quell’Armata, la cui invincibilità è dubbia almeno quanto quella di Filippo di Spagna all’epoca di Elisabetta I d’Inghilterra, non rinunciano, per giunta,  ad avvalersi dei noti vantaggi del consueto servilismo deimass-media quando una forza politica diventa o appare –almeno sino al sentore di prova contraria – egemone; e ciò,  secondo il motto di Ennio Flaiano secondo cui, gli Italiani corrono sempre in soccorso del vincitore.

Pare che, di recente, i leader della Grande Armata Mediatica abbiano scoperto anche il modo di stringere patti sotterranei e nascosti.

Quei  detentori mediati o diretti  di reti e giornali si sarebbero accordati per scambi di cortesie, come, per esempio, interviste incrociate con domande e risposte, per così dire, “addomesticate”.

Per combattere insieme i movimenti anti-sistema che mettono a rischio future spartizioni di potere, quei leader hanno preso a inventarsi, scimmiottando gli Statunitensi, clamori su fake news inesistenti (e inventati, magari anche di sana pianta, con studiata fantasia).

Gli uni e gli altri leader dell’informazione agevolata (e, secondo gli avversari, essa sì “taroccata”), per nulla preoccupati dal motto “guarda da che pulpito viene la predica” hanno pre-annunciato leggi severe e dettagliate per combattere il malcostume delle fake news in Italia.

Naturalmente, dati i tempi ristretti della restante legislatura, si tratta di una fake news, bella e buona.

Se non lo fosse, avvalendomi della mia posizione di “indipendente” tra i Rivoluzionari liberali, direi un eclatante: -Grazie no! – ai solerti e preoccupati estensori del provvedimento, aggiungendo, per quelli tra loro più addottorati:

– Timeo Danaos, et dona ferentes!

* Il Presidente Mazzella collabora stabilmente con Rivoluzione Liberale da autorevole giurista indipendente.

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