L’infosfera, la globalità dello spazio delle informazioni, sembra essere diventata terra di nessuno.

Verità o bugia? Realtà o finzione? Interrogativi con cui occorre fare i conti oggi più di ieri.

Le “bufale” hanno messo le ali e internet è il supporto grazie al quale viaggiano veloci dando vita ad  un’accoppiata esplosiva che spesso deflagra. Per molti quella delle notizie false è una minaccia per altri, invece, è uno dei volti della libertà di stampa.

“Apolattici e integrati” è un saggio sulla comunicazione di massa scritto da Umberto Eco nel lontano 1964. Lo scrittore affrontò con piglio innovatore il cambiamento nel modo di comunicare anche a seguito del nuovo linguaggio imposto dalla televisione e dai suoi protagonisti, divenuti icone popolari. Oggi, a distanza di lunghi anni, occorrerebbe un nuovo studio capace di raccontare ciò che sta accadendo nel mondo della comunicazione globale e dell’informazione completamente stravolta dall’invadente presenza dei social media.

Il dibattito è incentrato sulle fake news: notizie false, tendenziose, talvolta esplicitamente denigratorie che non hanno più freni inibitori e forme di reale controllo. La loro diffusione, grazie ad internet, è ampia, diretta, immediata ma soprattutto priva di qualsiasi smentita. Di rado, poi, i lettori intendono approfondire ciò che viene pubblicato verificandone l’attendibilità. Un’abitudine che, invece, dovrebbe affermarsi per bilanciare le numerose bugie che corrono veloci insidiandosi tra l’opinione pubblica sempre più bombardata da sollecitazioni di ogni tipo.

La discussione è senza dubbio interessante considerato che numerose ricerche hanno dimostrato che le notizie diffuse on line hanno la capacità di modificare gli orientamenti dei cittadini: gusti, consumi, tendenze, modi di curarsi e scelte elettorali sono fortemente influenzabili. Aspetti che fino a poco meno di un decennio fa riguardavano i cosiddetti media classici Tv, radio, carta stampata.

Oggi non è più così. Da qui la necessità da più parti avanzata di porre un argine alle fake news. Secondo alcuni occorrerebbe agire lungo due binari: la crescita di una maggiore consapevolezza tra i lettori (processo lento e laborioso) e l’utilizzo di controlli utili a scongiurare la diffusione massiccia di pericolose bufale.

Non un bavaglio preventivo, una censura dal sapore dittatoriale ma un sistema che possa segnalare  la falsità di un articolo pubblicato on line consentendone la conseguente rettifica.

Aspetti già presenti nel mondo dell’informazione d’antan caratterizzato da leggi, regole e codici deontologici del tutto assenti nel caso dei nuovi media.

E’ sin dall’antichità che le notizie false occupano un loro posto nello scenario collettivo poi, però, è subentrato il web e i social (Facebook in particolare) che hanno polverizzato in pochi anni qualisiasi equilibrio preesistente enfatizzando e amplificadno anche le notizie false che raggiungono in pochi attimi milioni di utenti.

E’ utile quindi interrogarsi su quale sia la maniera più giusta di affrontare la scottante materia anche al fine di preservare sempre e comunque la libertà di stampa e di opinione sapendo bene che è impossibile creare il “Paese della Verità”.

Per difendere la democrazia, che notoriamente si regge su labili equilibri, occorrono regole utili a tutelarla. L’alternativa è il caos, la confusione e nel caso più grave la disinformazione istituzionalizzata.

 

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