Quando la democrazia ha finito di essere tale, perché ben collocata nelle mani soltanto dei super-ricchi (anche se in guerra selvaggia tra loro); quando il “tifo” degli elettori, concretantesi nel voto, s’è ridotto a dover parteggiare o per un clan di magnati dediti al commercio delle armi e ad altri traffici illeciti o per un altro, sedicente alternativo, ma con buona probabilità solo concorrente nel malaffare; quando la truppa mercenaria al servizio dell’uno o dell’altro gruppo di Paperon dei Paperoni, è divenuta l’esercito mass-mediatico, composto da innumerevoli pennivendoli della carta stampata o da intrattenitori radiotelevisivi addomesticati per interviste o talk-show ben congegnati e volti a portare acqua al mulino del migliore offerente; quando alla gente si è tolta la qualifica di “demos” e le si è affibbiata quella del tutto simile di “popolus” solo per dare al termine “populista”, sinonimo di democratico, un significato dispregiativo sino a farlo apparire un insulto; quando tutto ciò s’è verificato è avvenuto qualcosa che nessuno aveva potuto prevedere.

Sono comparsi internet, il web, i social, i blog, i post, giornali on line che hanno ingigantito quella che un tempo era soltanto la voce del “porta a porta” (absit injuria verbis, va precisato dopo la omonima e mai troppo deprecata trasmissione della RAI), il sussurro o il gemito nell’“orecchio” del familiare, dell’amico o del conoscente, una  protesta popolare di nuovo conio si è andata diffondendo ed espandendo a macchia d’olio, impensierendo i potenti di turno.

Gli individui in doppio petto arroccati nei palazzi di vetro-cemento delle grandi banche, gli agiati proprietari delle mastodontiche e multinazionali company, finanziarie o industriali, i “severi” titolari delle potenti agenzie di valutazione degli indici economici hanno annusato il pericolo (che correva on line con una velocità maggiore di quel “venticello” calunnioso del noto crescendo musicale) e hanno paventato la nascita e la crescita di movimenti di protesta, non controllabili con l’esercito mass-mediatico, con grande dispendio di denaro, messo in campo.

Com’era avvenuto, a suo tempo, per i proprietari dei castelli e dei palazzi dell’ancien regime, tesi a origliare il mormorio della vox populi con l’aiuto di fedeli servitori, così “lo stato d’allerta” dei nuovi super-ricchi è diventato incalzante, quasi parossistico, fino a sollecitare misure punitive per i reprobi dell’informazione on line.

Si è inventato l’allarme per le fake-news, ma non per quelle messe in giro da uomini politici “ballisti” (per vocazione, per così dire professionale) e diffuse, divulgate, propagate, pubblicizzate  attraverso i canali privilegiati della stampa e della radiotelevisione.

L’allarme ha riguardato le voci di protesta degli “straccioni” della vita politica, le rimostranze di chi si preoccupava del popolo ed era definito, con disprezzo, “populista”, affidate, in mancanza di meglio e di più, a cinguettii e miagolii vari sul web, comunque, di scarso volume sonoro.

Come di sovente avviene, a difendere le posizioni dei “megafoni” ultra potenti dei super-ricchi (Televisioni, Radio, Stampa quotidiana e periodica) e a richiedere severe misure repressive, nei confronti e a danno delle flebili voci on line, sono intervenute, in aggiunta e a sostegno dell’azione fintamente sdegnata, dei Paperon dei Paperoni, persone cui solo internet ha potuto dare voce.

Individui sconosciuti e sostanzialmente anonimi che mai avrebbero trovato spazio in trasmissioni di emittenti radiotelevisive o in giornali anche di sola diffusione locale, hanno utilizzato strumenti on line di varia natura, per chiedere interventi censori.

Senza rendersi conto che essi non si esaurirebbero nel bloccare le notizie diffuse dai movimenti cosiddetti anti-sistema (difficile capire, poi, perché da loro, paria della vita politica italiana, tanto odiati) costretti a utilizzare ilweb per la loro attività politica, ma servirebbero a zittire ogni voce fuori dal coro.

L’esempio di “Sansone” che al tempio minacciò di abbatterne le colonne, per uccidere tutti i filistei ha avuto l’effetto dannoso di stimolare conati suicidi gloriosi e clamorosi  anche in persone non dotate dei suoi muscoli e della sua forza strabiliante; magari pigmei.

E’ bene evitare, invece, che questa sorta di “rivolta dei ciompi” del terzo millennio si risolva in un micidiale boomerang per ogni genere di protesta, compresa quella di noi, organici o “indipendenti”, “rivoluzionari liberali”.

 

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