Un antico vizio italico, forse per mancanza di idee forti, consiste nel cercare sempre qualcosa contro cui scagliarsi o un nemico da demonizzare. Questa debolezza ha caratterizzato il nostro come un Paese “anti” piuttosto che “pro”. Per decenni, la Democrazia Cristiana prima, Forza Italia dopo, hanno rastrellato voti in nome dell’anticomunismo. La sinistra ha costruito il proprio mantra elettorale attraverso l’antifascismo, la lotta alla mafia, il pericolo delle destre ed, in tempi più recenti, l’antiberlusconismo. Avvicinandosi un importante appuntamento elettorale i caudatari si stanno sforzando di trovare qualcosa da enfatizzare per paventare nuovi, drammatici pericoli. Ritornano quindi di attualità le presunte compravendite di senatori, che si mettevano sul mercato, o le feste di Arcore con le olgettine, trovando sempre qualche magistrato solerte, pronto a riaprire inchieste giudiziarie sepolte sotto la polvere da decenni. Questa volta la Procura di Siena, che non si è accorta del disastro del Monte dei Paschi e non ha indagato sul probabile omicidio di un funzionario di quella banca, che poteva diventare pericoloso, ha trovato un musicista disposto ad accusare il Cavaliere.
Il pericolo di rigurgiti fascisti è comunque sempre il pezzo forte della propaganda della sinistra nostrana. La grande risonanza data dai media alla ridicola vicenda dei balordi che a Como sono entrati in un circolo ed hanno letto un delirante messaggio, pieno di stupidaggini, è stata come un colpo di fortuna per i corifei della sinistra, che si sono affrettati a denunciare il grave pericolo del nemico fascista alle porte. Tutti devono rimanere terrorizzati, anche se i protagonisti sono dei minus habens deliranti, isolati, che non possono far paura a nessuno e che andrebbero soltanto denunciati per violazione di domicilio. Non si può rinunciare ad alzare il solito polverone del rigurgito fascista da non sottovalutare per evitare di essere accusati di connivenza. Gli italiani dovrebbero credere che quel pugno di imbecilli vestiti di nero e con i capelli tagliati a zero costituirebbero un pericolo imminente per lo Stato e la tenuta delle istituzioni democratiche. Invece non sono altrettanto pericolosi i Black Bloc o i forsennati dei centri sociali, capaci di mettere a soqquadro una città, procurando danni gravissimi ed esponendo al rischio della vita o di gravi lesioni le forze dell’ordine costrette ad intervenire. Il PD ha dato mandato ai propri propagandisti, a cominciare dalla RAI di cui si è impadronito, di lanciare questa campagna, ancora una volta sbagliando strategia, riproponendo un copione visto troppe volte.
Negli anni settanta, di fronte al terrorismo delle Brigate rosse, di potere operaio e degli altri gruppi comunisti extraparlamentari, furono mobilitati i servizi segreti deviati per fomentare, finanziare ed armare un terrorismo di estrema destra, onde poter affermare la teoria degli opposti estremismi, che attaccavano lo Stato democratico con l’obiettivo di annichilirlo ed abbatterlo. Un partito comunista ancora molto forte non poteva permettere che l’ordine democratico fosse messo in pericolo soltanto da sinistra per mano dei “compagni che sbagliavano”. L’esistenza di due attacchi contrapposti permetteva una lettura sociologica del fenomeno, che altrimenti avrebbe avuto soltanto una valenza criminale. Principalmente si tendeva a distrarre l’opinione pubblica rispetto alla forte polemica che le correnti più a sinistra avevano avviato nei confronti di un PCI rammollito e divenuto incapace di perseguire la via della rivoluzione. Dopo aver fatto fuori Secchia, Longo e gli altri duri, il partito comunista si avviava a divenire, come poi in effetti fu, un soggetto socialdemocratico, ma allora i tempi non erano maturi per esplicitarlo, forse neppure per pensarlo ad alta voce. Troppo forti erano i legami col PCUS, che avrebbe potuto metterlo fuori dalla famiglia e determinare, come avvenne molto dopo, una scissione, ma principalmente tagliare i grandi finanziamenti che venivano dell’Unione Sovietica.
La storia si ripete, spesso noiosa e monotona.

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