In un Menù, come quello Anglosassone, dove the main course ha come componenti: l’empirismo, il pragmatismo, la tolleranza e il permissivismo religioso anglicano-calvinista e dove il cattolicesimo, il protestantesimo luterano, le ideologie fasciste e comuniste fanno soltanto da contorno, facoltativo e non obbligatorio di quella pietanza principale, l’idea liberale, conservatrice o progressista (che sia) rappresenta il condimento essenziale e indefettibile del pasto.
In un Menù, come quello Euro-continentale, dove il piatto forte ha come ingredienti: il cattolicesimo con il suo mellifluo e misericordioso perdonismo, il luteranesimo con la sua ostentata, orgogliosa (e talvolta persino esagerata e ipocrita) intransigenza, l’idealismo teutonico con le sue punte di diamante, super-taglienti e pericolose, del fascismo e del comunismo, l’idea liberale (ove intesa in modo corretto e non contaminato dalle idee subdolamente pervasive della mentalità dominante) costituisce il proverbiale “cavolo a merenda”. Se non c’è, nessuno ne sente la mancanza.
In altre parole, mentre il liberalismo è pienamente coerente e coessenziale con il sistema anglosassone, è un’idea che rischia di apparire estranea e del tutto fuori posto nell’assetto religioso e ideologico dell’Euro-continente; un corpo disomogeneo al sistema, appena tollerato da individui in grande parte illiberali per costituzione e per natura.
Tutto ciò aveva capito bene Piero Gobetti che, valutando lo spessore del muro ideologico italiano, aveva parlato, non a caso, di “Rivoluzione liberale”.
Lo studioso e uomo politico torinese aveva compreso, cioè, che con l’idea di libertà ben radicata nella propria mente e con forza sufficiente nell’animo, non poteva limitarsi a criticare, in punta di fioretto, un “sistema”, solo falsamente “amico”, ma doveva tendere, con un radicale cambiamento delle carte in tavola, a rendere respirabile l’aria, asfittica, opprimente, limitata e sostanzialmente “ostile” del Bel Paese. Doveva, in altre parole, abbattere in toto quel “nemico”, intollerante, illiberale, anti-libertario e intriso di Verità assolute e di Dogmi indiscutibili in cui i suoi connazionali credevano ciecamente.
Aveva intuito che l’assolutismo non poteva non generare autoritarismo; suo effetto obbligato e, per così dire “automatico”. I fatti confermavano la sua intuizione.
La storia Europea era stata sempre uno scontro permanente e continuo volto ad affermare il dominio di una fazione sull’altra.
Ora la supremazia tirannica di un Monarca o di un Dittatore si era affermata nei confronti di altri personaggi della stessa specie; ora la pretesa di un popolo di ritenersi “eletto” per scelta divina era costata lacrime e sangue a popolazioni considerate i “paria” dell’ordine mondiale; ora la prevalenza delle ragioni di una dichiarata ortodossia religiosa era stata sanguinosamente imposta contro pretese deviazioni eretiche o scismatiche.
Il discorso di Gobetti è tuttora attuale e vivo per il nostro Paese.
Tra le maggiori e tradizionali forze politiche italiane è una vera gara quella diretta a togliere la libertà ai perdenti, per consentire ai vincenti di un turno elettorale di continuare a governare anche contro il voto che diviene diverso e contrario espresso dalla prevalenza dei cittadini.
E’ un obiettivo costantemente perseguito e sempre malamente camuffato da espedienti furbeschi: mercimonio di voti in Parlamento; tentativi di riforme costituzionali illiberali e sostanzialmente autoritarie; predisposizione di normative dirette a sopprimere la libertà di manifestazione del pensiero (da ultimo: si è cominciato a parlare di censura con la scusa delle fake news, con riferimento non a quelle colossali dei mass-media ma a quelle diffuse da internet); marchingegni elettorali truffaldini (Acerbum, Porcellum, Italicum, Rosatellum) per dare il governo del Paese a minoranze sparute di rappresentanti del popolo (a quest’ultimo, peraltro, del tutto sconosciuti perché imposti dai capi partito) e così via.
Di fronte a un panorama così variegato di soprusi tentati (e talvolta perpetrati) nell’assenza di ogni crisma di costituzionalità e di legalità, dinanzi a comportamenti che derivano il loro autoritarismo (mal mascherato da un perbenismo di superficie) dalle concezioni religiose e/o filosofiche imperanti nel Paese e derivanti da un pensiero per sua origine e natura assoluto e illiberale, sono sorti in Italia movimenti di protesta.
E’ difficile, pur con ogni sforzo esegetico, attribuire a tali forze l’appartenenza a ideologie contrastanti con quelle dominanti che sono o cattoliche o comuniste o fasciste.
Tali movimenti trovano la loro origine e causa esclusivamente nel disgusto profondo avvertito dagli Italiani per una corruzione che è in continua ascesa; nel rifiuto del malaffare governativo e burocratico che impedisce in Italia la realizzazione di opere pur necessarie; nel timore per il disinteresse crescente della gente per gli appuntamenti elettorali.
Anche gli osservatori politici più corrivi notano che qualcosa oggi si sta muovendo: non è facile spingere alla protesta esplicita e dichiarata un popolo abituato da due millenni a subire angherie di potenti di ogni tipo e nazionalità,
Gente che ha sempre scelto di subire tutto piuttosto che rivoltarsi. L’Italia che non ha mai avuto scismi, eresie rivoluzioni (se non da operette e a livello paesano) ma soltanto contro-riforma e restaurazioni. oggi mostra di voler dare il suo consenso a forze che sono dipinte dalla prevalenza dei mass-media come non dotate di quel moderatismo di toni che piace tanto nei salotti-buoni della media-borghesia cittadina.
Eppure la domanda è ineludibile: con chi si schiererà alle prossime elezioni politiche la maggioranza degli Italiani?
Dalla parte del “sistema” che ha sin qui governato l’Europa e la “serva Italia di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincia ma bordello” o con i nemici del “sistema”, vissuti sino a oggi ai margini della società operativa?
E ancora; i nemici del sistema, come gli aderenti alla Lega di Salvini, che si trovano, per i misteri della geografia politica, in uno schieramento fedele alla tradizione peculiare del dopoguerra italiano, si smarcheranno da tale collocazione prima o dopo il voto?
E inoltre: nel favorire la scelta degli Italiani vi funzioneranno, come monito per non ripetere gli errori del passato, il ricordo di anni di malgoverno, l’eco delle parole degli sprovveduti e improvvisati imbonitori di piazza (meglio se televisiva), la propaganda di mass-media definiti ipocritamente “servizio pubblico” o di proprietà di uomini politici, l’urlare o il “ciacolare” nei talk show e sulla carta stampata di verbosi “pasticcioni” sempre alla ricerca di discorsi a effetto per ingannare la gente, il comportamento dei mestieranti esperti nei giochi delle tre carte e del voto di scambio, le manovre sottobanco di furbi politicanti, abili nel ritagliarsi spazi per conquistare poltrone (o strapuntini) con alchimie verbali fatti di distinguo che pretendono di apparire intelligenti e che sono, invece, solamente dettati dall’ambizione di continuare a far parte di aggregazioni che scimmiottano i metodi delle bande brigantesche o della criminalità organizzata ma che si muovono maldestramente come potrebbe farlo una “camurrìa di cocchieri”?
E, infine: quali sono le chance di un’ennesima vittoria del “sistema” corruttivo e autoritario in atto?
Non c’è dubbio che per ottenere il consenso degli Italiani a governare con una maggioranza adeguata al bisogno non basterà ai movimenti “anti-sistema” promettere agli elettori la riduzione dell’alto tasso di corruzione esistente nel Paese; è, certamente, necessario per salvare la democrazia, ma non è sufficiente.
La gente rifiuta, ormai, di farsi governare, oltre che da ladri e intrallazzatori, anche da persone incompetenti di ambo i sessi e di tutte le età, prive di esperienze di ogni tipo; vuole, in altri termini, che la gente per bene ed esperta sia messa in grado, da norme oneste e “persuasive” (come le voleva il napoletano Filangieri), a ritornare nel campo della politica.
Il titolo di un vecchio film di Ettore Scola diceva: “Riusciranno i nostri amici a ritrovare……?”. Nel nostro caso, però, non si tratta di un amico disperso in Africa, ma di un oggetto misterioso smarrito in Europa da oltre due millenni: la vera libertà!

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