Il ventunesimo secolo sta registrando cambiamenti che non hanno precedenti nella storia. Stupiscono non soltanto le nuove scoperte, ma principalmente la velocità con cui esse stesse di giorno in giorno si rinnovano. Il mondo della produzione si sta radicalmente trasformando con la rapida obsolescenza dell’industria manifatturiera tradizionale e l’imporsi dell’alta tecnologia e dei servizi. Una società così rivoluzionata stenta a tenere il passo con il tumultuoso rincorrersi del progresso. La Scuola e Università appaiono sempre più inadeguate. Nuove paure attanagliano i popoli e le singole persone in preda ad una sorta di smarrimento esistenziale. In un simile contesto la politica non riesce a svolgere il compito, che le è proprio, di interpretare la nuova realtà e proporre la riforma di quanto appare obsoleto, imprimendo alla propria azione un’impronta di modernità. Si tratta di un fenomeno mondiale, che sta determinando anche il rapido cambiamento dei tradizionali equilibri, anche perché la nuova realtà si trova di fronte a fenomeni sovranazionali, sovente imprevedibili, che è difficile affrontare. La globalizzazione della finanza e del mercato ha generato forze in grado di sfuggire al controllo degli Stati; un potere informatico, manovrato da fonti non individuabili, è in grado di spostare masse enormi di denaro e di determinare di momento in momento le vie del commercio internazionale. Allo stesso tempo ha fatto irruzione uno spietato terrorismo internazionale, che cammina spesso su strade informatiche, non facilmente controllabili e colpisce imprevedibilmente, nei luoghi più disparati, cittadini inermi.
La politica in tutto il mondo occidentale si sta rivelando inadeguata ad affrontare tali nuove difficili sfide. In Italia il problema assume una rilevanza straordinaria, perché da almeno un quarto di secolo essa si è rivelata del tutto inadeguata. Infatti, dopo la crisi delle ideologie di derivazione idealista, la nuova tendenza post ideologica ha dato vita a movimenti populisti, personali, sovente autoritari, privi di ogni riferimento culturale e di un preciso radicamento sociale. Inoltre la pressione di una sempre più potente burocrazia e di gruppi di potere organizzati hanno potuto facilmente dominare una classe dirigente incolta e priva di ogni autorevolezza. Tutto questo ha prodotto sfiducia nei cittadini e la decisione di disertare le urne. Le nuove forze politiche che intanto sono emerse hanno come obiettivo soltanto quello di raccogliere la protesta, esprimendo un personale politico impreparato e facilmente manovrabile da parte dei vertici o dei poteri occulti ai quali tali movimenti sono serventi. Il fallimento di una maggioranza a trazione del PD è dinnanzi ai nostri occhi e l’avvitamento nella crisi appare inesorabile. S’impone quindi una forte discontinuità con le forze di governo che si sono rese responsabili di una drammatica perdita di competitività, che ha impoverito il Paese ed ha determinato una pericolosa fuga dei cervelli. Avvicinandosi un importante appuntamento elettorale, la coalizione di centro destra, pur attraversata da forti divisioni e dotata di una classe dirigente priva di un’adeguata formazione, è chiamata alla responsabilità di mostrarsi all’altezza di assumere la guida del Paese.
Il PLI, con il consenso ed il sostegno dell’intera coalizione, ritiene di poter dare un importante contributo. La difficoltà della sfida ed i limiti determinati da una legge elettorale con forti sbarramenti, impongono una iniziativa di profilo liberale non residuale, anzi molto inclusiva, in grado di mettere insieme partiti, movimenti, esperienze anche diverse, società civile, volontari. Il comune obiettivo deve essere quello di una lista comune, che, pur nel rispetto delle identità molteplici e diverse di ciascuno, ne sappia valorizzare la ricchezza ed il forte desiderio di mettersi a disposizione della Nazione. Il proposito deve innanzi tutto essere quello di riconciliare la politica con la cultura, dopo un troppo lungo periodo di pernicioso allontanamento, che ha determinato un vero e proprio deserto in termini di ideali e di valori. La grande tradizione liberale ha lo straordinario connotato che, pur potendo vantare una tradizione di pensiero di oltre tre secoli, riesce ad adeguarsi sempre alla realtà in costante mutamento, poiché l’orizzonte è quello della libertà, bisogno primario di ogni individuo. Tale capacità inoltre dipende dalla non trascurabile differenza, rispetto alle altre culture politiche, che il liberalismo non è un’ideologia, ma un metodo, saldamente ancorato alla natura mutevole dei tempi e degli uomini, che devono interpretarla nei suoi aspetti e problematiche sempre diversi.
Il principale ostacolo oggi è rappresentato dall’apatia, dalla sfiducia, dalla rassegnazione, che non si possono vincere se non restituendo alla società il coraggio di credere in idee forti e portarle avanti con entusiasmo. Questa è la strada per recuperare l’elettorato d’opinione, precipitato per un periodo di tempo troppo lungo in uno stato di cocente delusione. I liberali, riuniti in un più ampio contenitore, intendono assumersi il compito non semplice di proporre una rinnovata visione del futuro, una nuova utopia, capace di interpretare con rinnovato ottimismo il cambiamento straordinario degli ultimi anni, per restituire agli italiani la forza morale necessaria ad interpretarlo ed affrontarlo, senza averne paura.

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here