Tram-vata” è una parola che la maggior parte dei nostri dizionari tradizionali non riportano, neppure come neologismo, ma che, nel linguaggio quotidiano e familiare, ha il significato ben preciso di colpo violento, dura botta, batosta, mazzata presa da qualche individuo a opera di un altro.

Con il termine “trump-ata”, invece, propongo di indicare la sonora sconfitta, reiterata e ripetuta, subita dai sedicenti osservatori politici “indipendenti”, dei mass-media italiani ed euro-continentali.

Quelli, per intenderci, lautamente stipendiati dal gruppo dei super ricchi che hanno capeggiato o controllato, per molti decenni, i precedenti establishment Statunitensi e Britannici, arroccati intorno ai coniugi Clinton, agli Obama, ai Tony Blair e ai Cameron (e in Europa, si licet parva componere magnis, ai Renzi e ai Macròn).

Le “trump-ate” quotidiane, subite da tali pennivendoli (già pronti, peraltro, a cambiare padrone alla prima occasione propizia, in caso di consolidamento, per molti scontato, del neo Presidente nordamericano) sono riportate dai mezzi d’informazione di tutto il mondo, anche se persiste il tentativo di alterarle, camuffarle, mascherarle in modo da celare o rendere contro-producente per il suo autore lo sberleffo in esse contenuto.

Gli Italiani, meno addentro alle segrete cose della politica  sono quotidiamente sommersi da  “vere” e non “inventate” fake news.

Quelle, cioè, velenose dei mass-media in mano ai governanti autoritari dell’Europa continentale, veri padroni tirannici di servizi “pubblici” posti al loro personalissimo servizio o ai Paperon dei Paperoni degli States e della Gran Bretagna e non quelle innocue e straccione del web.

Ognuno di noi è costantemente informato di un tanto desiderato quanto improbabile impeachment del Presidente Donald Trump e minuziosamente messo al corrente dei suoi rapporti con la Russia di Putin (buone relazioni, peraltro,che,in un tempo non molto lontano erano saggiamente auspicate per il mantenimento della pace mondiale).

C’è, inoltre,  descritta come una novità la vendita delle armi nel Paese dei cow-boy e dei “mezzogiorni di fuoco” del Far West, tacendo degli altri ben più potenti e micidiali strumenti di distruzione e di sterminio che sono venduti nel mondo per alimentare le guerre che tutti i “buonismi” e gli “umanitarismi” delle varie organizzazioni internazionali (stranamente, aggiungerebbe una lingua tagliente) non riescono a fermare; ci si mostrano immagini di immigrati che protestano, ma nessuno scrive della soddisfazione della gente americana che ha visto ripartire la produttività nazionale alla velocità di un treno super-veloce.

Nessuno dice, ancora, che per pronunciare l’impeachment occorrono i voti del Parlamento Statunitense  che, da notizie molto verosimili, non sembrano esserci e che essi non possono essere sostituiti da dichiarazioni di personaggi, pur noti e importanti, dell’apparato burocratico e giudiziario, insediato dai predecessori (e avversari politici) dell’attuale Presidente.

Gli Italiani e gli Euro-continentali sono tenuti all’oscuro dei successi che la politica “trumpiana” sta ottenendo negli States: la sua riforma fiscale ha serie probabilità di sorreggere e spingere sempre di più l’economia nordamericana (e, secondo pareri autorevoli, anche la nostra); la ricchezza complessiva è notevolmente aumentata e il Pil è cresciuto a un tasso superiore a quello registrato con Obama; la disoccupazione è ai minimi storici; la Borsa raggiunge record sorprendenti; l’ISIS è stato di fatto debellato.

L’ultima “trumpata” presa sulla faccia dai cronisti in libro-paga dei tycoon (si fa per dire, naturalmente) Euro-continentali  è la riduzione in carta straccia del patto sull’immigrazione (il Global Pact on Migration) dell’ONU.

Trump ha affermato che solo i cittadini abitanti su un dato territorio hanno il diritto di decidere se e chi debba essere accolto nel proprio Paese.

Se l’Italia avesse uomini politici della tempra di Trump e non solo leader alla camomilla, osservanti di quell’ipocrisia mondiale, escogitata dai precedenti “padroni del vapore” (taluni di essi cinici e corrotti quanti altri mai) e denominata del “politically correct”, vi sarebbe qualcuno che potrebbe urlare: “Le nostre decisioni sull’immigrazione le prendiamo noi, e solo noi, con una iniziativa popolare estesa a tutti i cittadini”; e assumere, conseguentemente, i provvedimenti necessari.

Ciò darebbe voce a quelli che l’immigrazione la subiscono sulla loro pelle e la toglierebbe a quelli che la utilizzano per favorire un nuovo schiavismo a bassa paga per industrie manifatturiere, decotte e non più competitive, o per lucrare, in modo fraudolento, sui soldi dei cittadini-contribuenti, in nome dell’accoglienza umanitaria e della misericordiosa beneficenza.

C’è da augurarsi che la faccia dei nostri cronisti codini  e allineati continui a prendere “trumpate”. Verosimilmente, anche nei “salotti-bene” della borghesia italiana aumenteranno le giaculatorie del “rozzo americano” che mette a rischio la salvezza del Pianeta e dei suoi abitanti.

E’ prevedibile, però, che anche nel mondo dei Paperon dei Paperoni si muova qualcosa e che i successi economici degli States convincano i riottosi, sempre lenti nel cogliere i nessi degli eventi, ma sensibili anche alla logica del denaro.

Fin tanto che ciò si verifichi,  è probabile che qualche rivoluzionario liberale, per giunta indipendente, non si unisca al coro  dei nostalgici del buonismo “obamiano” e si  avvicini a un “ideale Gobetti” dei nostri giorni e allontanandosi dai gentiluomini in cravatta e doppio petto che pure sono nel suo passato di uomo amante della libertà; naturalmente in Italia e nell’Europa continentale.

 * Il Presidente Mazzella collabora stabilmente con Rivoluzione Liberale da autorevole giurista indipendente.

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