E’ piuttosto agevole prevedere che al Movimento Cinque Stelle, alle prossime elezioni politiche, andrà il maggior numero di consensi dei cittadini italiani.

E’ anche probabile che la Lega di Matteo Salvini, dopo le elezioni, si staccherà da un Centro-Destra, con cui ha pochissimi punti in comune, per unire le sue forze a quelle del Movimento di Beppe Grillo, raggiungendo, così, insieme un quorum più elevato di qualsiasi altro accorpamento.

Privato dell’apporto dei voti leghisti, il blocco di Forza Italia e di Fratelli d’Italia si riduce, infatti, veramente a ben poca cosa.

Giorgia Meloni, peraltro, sembra subire anch’essa  sempre meno il fascino di Forza Italia, che aspira alla leadership dell’intero schieramento, in un modo che rispecchia l’autoritarismo al miele del suo capo.

A Sinistra le cose, dopo la débacle del 4 dicembre 2016,  vanno anche peggio.

Il potere del Partito Democratico, egemone negli ultimi decenni, sta paurosamente scricchiolando. Gli errori, gli “intrallazzi” e gli intrighi con le Banche e con istituzioni pubbliche, le aberrazioni di tiro politico degli ultimi tempi del suo leader maggiore, lo hanno stravolto. Renzi è stato lasciato ormai “solo” dai suoi stessi amici e compagni di partito. La prevedibile, rovinosa caduta del cosiddetto Centro-Sinistra, dà al quadro d’insieme delle forze catto-comuniste  tinte veramente fosche.

Inoltre, entrambi gli schieramenti della vecchia contrapposizione dualistica italiana, se non sono stati ancora abbandonati dagli establishment perdenti dei detronizzati leader statunitensi e britannici (Clinton, Obama, Blair, Cameron) e se possono ancora avvalersi del sostegno deimass-media che quelle forze sorreggevano (e probabilmente, ancora per poco, sosterranno)  cominciano già a risentire dell’ostilità dei “vincenti” Donald Trump e Theresa May, forti entrambi di un consenso fatto di “voti di pancia” non dissimili da quelli che certamente  faranno avvertire la loro sostanziale consistenza in Italia alle prossime elezioni.

Naturalmente, i fanatici del Centro-Sinistra e del Centro-Destra e i loro corifei minori (spesso neppure presi in considerazione dai partiti maggiori per lo scarso contributo non solo di voti ma di pensiero) anche se eternamente speranzosi di rinascite dopo una morte che non nessuno avrebbe potuto essere più ingloriosa e illacrimata, non si rassegnano alla sconfitta; a mio giudizio, con scarse speranze di ripresa.

Movimento Cinque Stelle e Lega hanno in comune di essere due forze che esprimono protesta contro la politica degli ordinari establishment di Potere che hanno dato pessima prova in tutto il mondo Occidentale. Nella stessa Unione Europea, ultima roccaforte della deludente politica di uomini politici “vecchia maniera” di finto buon garbo e teorici incalliti del politically correct, ma di scarso acume e comprensione del “nuovo”, i nomi sinora più riveriti cominciano a perdere colpi.

Ambedue le forze che hanno buone speranze di dominare il campo in Italia, si pongono, in buona sostanza, come veri e propri partiti anti-sistema.

Matteo Salvini, in verità, dimostra sin d’ora una manifesta, costante idiosincrasia per Berlusconi, ma sa che, pur essendo su molti problemi in netta  posizione di protesta, simile a quella del Movimento Cinque Stelle  e pure avendo il medesimo obiettivo di Grillo di porre il suo partito su posizioni fortemente critiche verso le logiche logore dei partiti tradizionali, un  avvicinamento pre-elettorale tra le due forze politiche farebbe perdere voti a entrambe: il meccanismo degli accorpamenti previsto dal Rosatellum porterebbe vantaggi inferiori alle perdite.

Il voto per così dire, “di pancia” dato alla Lega come al Movimento, potrebbe, invece,  portare a un risultato positivo a urne chiuse.

Lo Scenario sin qui disegnato è, a mio giudizio, tutt’altro che improbabile.

Ed è anche prevedibile che i partiti tradizionali del Centro-sinistra e del Centro-destra possano commettere l’errore di non considerare, in giusta misura, quanto “conformismo”, innato e maturato in secoli di mortificazione del pensiero libero, sappiano esprimere gli Italiani.

I conformisti del Bel Paese s’adeguano sempre facilmente alle opinioni o agli usi che diventano prevalenti; si adattano, con facilità estrema, alle nuove politiche ufficiali del Paese (che, con la vittoria di due forze a-ideologiche e pragmatiche diventano (se non certamente, con buona probabilità) più vicine al neo-modello anglosassone di Trump e della May); si mostrano disponibili, subito, a eseguire le disposizioni e a soddisfare i desideri di chi va al potere.

Gli Italiani lo hanno sempre fatto (anche quando al governo della res publica vi erano dei ribaldi, di cui – in privato, ma solo ad amici di cui ciecamente si fidavano – dicevano di non avere alcuna stima) ed è verosimile che  continuino a farlo.

Il conformismo, d’altronde, si motiva, sempre, con la prudenza (qualificata “saggia”): l’adesione alle dottrine vincenti  ha fini evidenti anche  di protezione e di tutela personale.

E’ vero che i conformisti rimangono sempre pronti per fare un nuovo salto della quaglia; ma per ciò, ci vuole tempo. Occorre che si scorga all’orizzonte un nuovo vincitore sul cui carro saltare in soccorso, come diceva Ennio Flaiano.

E’ più verosimile che molti conformisti dichiarino forfait e si adeguino a stare per lungo tempo nell’orbita dei futuri potenti anche se non più “canonici” e sicuramente  “extra ordinem”.  Come sta già avvenendo, negli States e in Gran Bretagna per  Trump e per la May.

La “commedia” dei conformisti nella vita politica di ogni Paese (“ripugnante”, nel giudizio di alcuni) può diventare “tragedia” (per loro, naturalmente), soltanto per quegli individui che non riescono ad adeguarsi al “nuovo” che avanza e restano ostinatamente attaccati al “vecchio”  che va alla malora.

* Il Presidente Mazzella collabora stabilmente con Rivoluzione Liberale da autorevole giurista indipendente.

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