Scandali bancari, tutto terminerà con un nulla di fatto (o quasi). E’ questa la sensazione che pare essere maggiormente diffusa tra l’opinione pubblica, nonostante il lavoro che sta compiendo la Commissione parlamentare d’inchiesta istituita allo scopo e presieduta dall’onorevole Pierferdinando Casini.

Il timore che serpeggia tra i risparmiatori è che l’obiettivo sia di non voler accertare in maniera concreta e trasparente le responsabilità di quanto avvenuto.

La recente storia d’Italia ha dimostrato che la politica (ma anche altri organi istituzionali o para istituzionali) quando hanno da perdere preferiscono insabbiare, nascondere, tacitare.

In definitiva a nessuno conviene far emergere omissioni, negligenze, malversazioni e insolvenze milionarie.

Il sistema è complesso e composto non solo dai banchieri, ma anche da buona parte del ceto politico e da numerosi industriali che grazie ad amicizie influenti e alle famose “lettere di presentazione” hanno ricevuto prestiti per milioni di euro mai restituiti (i cosiddetti crediti deteriorati).

Favoritismi largamente diffusi in pieno stile Prima Repubblica

Non si spiegherebbe altrimenti la coltre di silenzio scesa sui cosiddetti grandi debitori, ovvero coloro che hanno preso e che poi non hanno più ridato.

Molti sono alla finestra nell’attesa che passi la buriana e si arrivi presto ad elezioni per ridisegnare nuovi scenari e anche diversi equilibri dimenticandosi di tutti coloro che nel frattempo hanno perso denaro e smarrito speranze.

Piccoli risparmiatori, microimprese, commercianti: categorie sociali e produttive che con lucido cinismo sono state immolate sull’altare del grande capitale e degli interessi di bottega.

Certo, c’è attesa circa quanto relazionerà la già citata Commissione parlamentare ma il timore è che tutto finirà a “tarallucci e vino” lasciando sul campo solo qualche “ferito” appartenente al ceto bancario-politico-imprenditoriale.

Il presentimento è che a costoro verrà garantito una sorta di salvacondotto con buona pace per i correntisti gabbati dalle cosiddette banche del territorio, definizione quanto mai abusata e impropria.

Pare che la volontà vera sia lasciare che la polvere cresca sui fascicoli aperti e che il tempo lenisca il dolore facendo scivolare ogni cosa in un anonimo dimenticatoio collettivo.

Per tanti il fine ultimo è che tutto torni come prima limitando il più possibile i danni e salvando il salvabile: spaccato triste di un Paese che continua ad essere forte con i deboli e debole con i forti.

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