Alcune domande ai lettori di un giornale che è l’unico in Italia ad avere un’intestazione veramente ambiziosa; che tira, addirittura, in ballo l’idea di “rivoluzione” per un popol definito morto dai suoi maggiori poeti.

La prima domanda è questa: una forza politica che pone come suo obiettivo, elevandolo addirittura (e giustamente) a mito, il rispetto più assoluto della libertà individuale, può far finta di niente di fronte a una situazione d’egemonia di partiti detti di centro-destra e di centro-sinistra, che nell’ultimo decennio, hanno fatto a gara nel tentativo (quasi sempre riuscendoci) di privare i cittadini italiani delle libertà politiche fondamentali (parità del voto di tutti gli elettori, senza premi a chicchessia; diritto di scelta dei propri rappresentanti, senza diktat dei segretari dei partiti politici e via dicendo) con marchingegni incostituzionali?

La seconda è: in nome di una (fasulla e insincera)  alternanza, tra forze partitiche per nulla coese e oltremodo litigiose e di una cosiddetta “magia” miracolosa della “governabilità”, pilotata e diretta, invece, soltanto  a fare leggi elettorali truffaldine per consentire ai governanti di non uscire dalla “stanza dei bottoni”, si può rinunciare al legittimo diritto di porsi contro un tale “sistema”?

Inoltre, altro quesito: un movimento di gente libera che non intende rinunciare all’ultimo straccio di libertà che le è rimasto, non ha il diritto-dovere di agire e muoversi per passare da forza extra-parlamentare, sterilmente nostalgica di un lontano passato “risorgimentale”, a partito vivo dell’oggi con la possibilità di dire la sua parola nelle camere legislative, circa l’insopportabilità di un sistema divenuto illiberale e potenzialmente autoritario?

Infine, ultima questione: tale forza deve proprio accettare di continuare a essere mosca cocchiera attaccata al dorso di una coalizione di partiti, che va solo nella direzione in cui si muove il cavallo, guidato dalla sferza di un leader “padre-padrone” ?

E’ evidente che la mia risposta è sì alle prime domande e no all’ultima. Mi tocca, però, spiegare il perché delle mie asserzioni.

Una forza dichiaratamente libertaria non può rinunciare a entrare nell’agone parlamentare sol perché le forze politiche che nell’ultimo decennio hanno dato ampie e ripetute prove di essere illiberali e tendenzialmente autoritarie, rifiutano di offrire a essa un passaggio, su una modesta e sgangherata sella, in groppa ai loro rispettivi destrieri.

Il fatto che ciò avvenga dovrebb’essere considerata una vera fortuna, data la direzione del viaggio.

Ha il dovere, per rispetto di se stessa, di capire che in un sistema divenuto democraticamente asfittico, dove è diventata verosimile la difficoltà di cambiare aria,  non si può persistere nel respirare l’aria mefitica, cinicamente erogata da gruppi politici che aspirano solo a non mollare le redini del governo del Paese.

Ciò che deve fare è semplice:  schierarsi nel campo opposto, offrendo alla stragrande maggioranza degli Italiani che palesano, con l’astensione, la loro insoddisfazione per la piega politica del Paese che c’è una via alternativa sia al rifiuto di partecipazione (il non voto o la scheda bianca o nulla) sia all’adesione alla protesta chiassosa e piazzaiola.

In altre parole: bisogna offrire agli Italiani, sinceramente disgustati dalla corruzione, dal cinismo, dall’opportunismo, dal pressapochismo ignorante, dalla protervia di uomini politici che hanno decretato il declino del Bel Paese, che si può protestare contro il malaffare e il malgoverno, anche senza ricorrere al turpiloquio politico, votando un partito d’ordine, di antica tradizione democratica, libertario, osservante dei principi e delle regole parlamentari e non, di grande correttezza amministrativa, immune da ipocrisie di falsi Ideali (scritti, con l’inganno delle lettere maiuscole) e soprattutto desideroso di porre un argine al disordine e al caos che impera nella nostra “nave senza nocchiero in gran tempesta”, nel nostro “bordello” dantesco gestito da maitresse, insaziabili (naturalmente, di denaro).

Perché ciò avvenga, però, è necessario che i “galantuomini” in doppio petto gessato o in tuta blu, i professionisti affermati o con l’ambizione di operare bene nella futura società civile, gli intellettuali che non hanno venduto, con contratto irretrattabile e definitivo, la loro penna o la loro voce ai tycoon dell’informazione scritta o in video e che hanno rinunciato a ritenersi “organici” a ideologie condannate dalla Storia, i docenti dell’Accademia liberi dall’obbligo, erroneamente ritenuto “morale” di giurare sempre in verba magistri, abbiano la garanzia di muoversi in un’orbita decisamente e dichiaratamente   anti-sistema che li unisca e non li divida da compagni di strada che esprimono il cosiddetto “voto di pancia” con forme di protesta meno riguardose.

Devono essere, in altre parole, pienamente consapevoli che, in una situazione di grave pericolo, tale voto, istintivo e immediato, è altrettanto salutare quanto quello “di testa”, pensato e meditato.

* Il Presidente Mazzella collabora stabilmente con Rivoluzione Liberale da autorevole giurista indipendente.

 

 

 

 

 

 

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