E’ quasi giunta ai nastri di partenza la XXXIII edizione del Moscow International Film Festival (MIFF) – dal 23 di questo mese al 2 luglio – la seconda più “attempata” manifestazione cinematografica d’Europa, dopo la Mostra del Cinema di Venezia. La prima edizione si svolse nel 1935. Cadenza biennale (in alternanza con  il  Karlovy Vary International Film Festival) dal 1956 al 1995, poi ne venne stabilita la frequenza annuale.

Sono ammessi alle sezioni del concorso, lungometraggi, documentari e cortometraggi provenienti da ogni parte del mondo. Previste inoltre sezioni fuori concorso, alcune riservate a opere russe (Atelier, Free thoughtdocumentary section, Moscow euphoria, World of cinema, Chinese extreme, Eight and a half films, Gala screenings). Le statuette di San Giorgio (gli oscar con salsa alla vodka) sono assegnate dalla giuria internazionale del concorso principale al miglior film, miglior regista, miglior attore e migliore attrice. La giuria internazionale del concorso Perspectives (prospettive) assegna il premio per il miglior film, riconoscimento speciale per l’eccellente contributo al cinema mondiale e, infine, il premio I Believe. K. Stanislavsky. Ogni anno il festival si arricchisce di retrospettive e di forum dedicati al mondo del cinema. Tra i film premiati negli anni si ricordano Resurrezione (di Paolo e Vittorio Taviani), Il cineamatore (di Krzysztof Kieslowski), Dersu Uzala (di Akira Kurosawa e La terra della grande promessa (di Andrzej Wajda).

Quest’anno sono circa diciassette i film selezionati per il programma del MIFF. E’ giusto evidenziare subito che a partecipare saranno anche tre opere di produzione italiana (Fandango), uscite a mani vuote dal recente Festival di Cannes, ma che in assoluto hanno goduto di un buon successo di pubblico e critica. Inserito nel concorso internazionale è La Vita Facile di Lucio Pellegrini, (con Pierfrancesco Favino, Stefano Accorsi e Vittoria Puccini). Si tratta della storia di due medici, ex amici, che chiamati in Africa per lavoro, ritrovano la smarrita empatia. La pellicola vanta due candidature al Nastro d’argento (consegna il 25 giugno prossimo, presso il Teatro antico di Taormina). Fuori dalla competizione in senso stretto del termine, la Fandango porta Habemus Papam (sette candidature al Nastro d’Argento, più di tutti), storia di un cardinale che ha un crollo psicologico nell’apprendere della sua non pronosticata elezione a Papa, di e con Nanni Moretti, protagonista un ottimo Michael Piccoli, affiancato da Renato Scarpa Jerzy Stuhr e Margherita Buy – e un film straniero, The Forgiveness of blood (Perdono per il sangue) di Joshua Marston con Tristan Halilaj, Sindi Lacej, Refet Abazi, Ilire Vinca Celaj e Cun Lajci, vicenda ambientata in Albania e imperniata sulle traversie di un diciassettenne il quale, mentre frequenta le scuole superiori, decide di aprire un internet point. Un innamoramento porterà complicazioni.

A Mosca, fra i nuovi personaggi entrati nel mondo del cinema, c’è Vaclav Havel (ultimo presidente della scomparsa Cecoslovacchia e primo presidente della giovane Repubblica Ceca) che a Mosca si propone nella sua veste di drammaturgo e regista (è anche scrittore). La sua opera d’esordio è Partire, parzialmente autobiografica. La vicenda vede il personaggio principale dimettersi dalla carica di cancelliere e lasciare la residenza dove ha trascorso alcuni anni. Il film, il marzo scorso, è stato premiato nella Repubblica Ceca. Nella capitale russa è prevista anche la presenza di un regista polacco, Feliks Falk, che propone un film drammatico, Joanna, incentrato sulle sofferenze quotidiane nella Varsavia occupata dai tedeschi nel bel mezzo della seconda guerra mondiale.

Un altro regista polacco, la cineasta Barbara Sass, si propone con il suo Nel nome del Diavolo, opera filmica in cui esplora con sguardo perspicace le difficoltà della vita all’interno di un convento di suore. Il regista francese Pascal Arnold, in collaborazione con Jean-Marc Barr, rappresenterà il proprio paese con Traduzione americana, una bella storia d’amore di due ventenni, uno dei quali, il ragazzo, si rivelerà un assassino. In cartellone anche una produzione congiunta franco-spagnola, Escalation, film basato sul un gioco russo, per la regia di Elena Sergeevna e di Lyudmila Razumovskaya.

Il programma del MIFF prevede anche la partecipazione del georgiano Levan Tutberidze, con il lungometraggio Die Without You. Poi il film serbo Sapore di un sogno di Dragan Bjelogrlić; il giapponese Postcard di Kaneto

Shindo; una coproduzione Ungheria/Romania/Svezia, Ritraccia, diretto da Judit Elek; da Hong Kong il film di Wong Ching Po, A Love Story; e ancora Serdtsa Boomerang del russo Nikolay Khomeriki; prevista anche la pellicola, lunga quasi quattro ore, intitolata Chapiteau-Show, del regista russo Sergey Loban; il film bulgaro Sneakers; poi Tabou – L’Anima è straniera sulla terra, una produzione congiunta Austria/Germania/Lussemburgo, film diretto da Christoph Stark; L’altra famiglia del messicano Gustavo Loza e l’opera spagnola Le onde, di Alberto Morais.

La maratona moscovita si aprirà con il film Transformers – Dark of the Moon di Michael Bay, con Shia LaBeouf, John Malkovich e John Turturro. Si tratterà della “prima mondiale” del terzo episodio della serie del celebre blockbuster. Il film arriverà in Europa il 29 giugno. Stati Uniti e Canada dovranno attendere il 1° luglio.

CONDIVIDI

1 COMMENTO

  1. Interessante soprattutto il film diretto da Havel: fa una certa impressione vederlo nello stesso festival assieme ai giocattoloni trasformisti di Michael Bay. ‘Sta globalizzazione produce associazioni bizzarre, in verità.

Comments are closed.