In Italia ci si sposa di meno e si fanno meno figli.

E’ questa l’istantanea del Belpaese in cui l’età media si è progressivamente allungata ma in cui di contro si stenta ad innescare un virtuoso ricambio generazionale, anche a causa del calo delle nascite che nel lungo periodo comporterà sicuri mutamenti sociali.

In otto anni dal 2008 al 2016 sono diminuite di centomila unità: un numero che restituisce in maniera chiara e incontrovertibile che qualcosa è cambiato negli usi e nei costumi dei cittadini, a partire dalla vita di coppia.

A rilevarlo è l’Istat che ha elaborato i dati ricevuti dagli uffici comunali della Penisola, cifre che senza dubbio fotografano una situazione già nota ma che pare confermino un trend divenuto costante.

Culle sempre più vuote e sempre meno figli per gli italiani.

In otto anni il calo delle nascite è stato evidente, una diminuzione così netta mai registrata prima d’ora. In particolare scrive l’Istituto in una propria nota stampa che “il calo è attribuibile principalmente  alle nascite da coppie di genitori entrambi italiani. Ciò avviene fondamentalmente per due fattori: le donne italiane in età riproduttiva sono sempre meno numerose e mostrano una propensione decrescente ad avere figli”.

Il saldo attivo della popolazione, che invece nello stesso periodo è cresciuta di circa due milioni, è attribuibile in buona sostanza all’incremento dei flussi migratori, fenomeno in aumento.

Gli anni del benessere e del consumismo stanno coincidendo con un netto calo della natalità a dimostrazione di come invece la società preindustriale fosse, sebbene meno ricca, più propensa ad allevare i nuovi nati.

In sostanza l’Italia poco scolarizzata, ancora forte del suo essere radicata ad un passato contadino, faceva registrare tassi di fecondità capaci di far crescere costantemente la popolazione.

Anche in questo caso i numeri relativi all’andamento demografico non lasciano dubbi ad interpretazioni.

Nel 1946, in un Paese con ferite ancora aperte e sangiunanti causate dal conflitto mondiale, le nascite furono pari a un 1.039.432 punta massima mai più raggiunta. Dopo cinquant’anni nel 1996 si è passati a 536.740 e, infine, nel 2016 a 473.438. Un saldo negativo altrettanto storico considerato che il picco massimo e il picco minimo si sono idealmente e paradossalmente incontrati nel volgere di sette decenni certificando una cifra imbarazzante: 565.994 nati in meno (dal 1946 al 2016).

Da anni, intanto, si sentono strombazzare ai quattro venti provvedimenti utili a dare supporto alle famiglie, alla madri lavoratrici. Evidentemente tutte chiacchiere distribuite in maniera copiosa e gratuita che hanno sortito un unico effetto: la progressiva diminuzione del tasso di natalità.

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