Il liberismo sta alla pazzia come il liberalismo alla sanità di mente. E’ semplicemente folle, infatti, pensare a un’unione dei potenti della Terra in gruppi di lotta (Bilderberg, Aspen, Trilateral) per schiacciare con il loro peso gli individui che sono fuori dalla propria rete di interessi finanziari, politici, economici e industriali.

Sotto tale profilo, a dispetto di ogni previsione pessimistica sulle capacità di governo dei futuri “rappresentanti del popolo” che verranno fuori dalle elezioni del 2018, se dal voto usciranno sconfitte le forze tradizionali del Centro Sinistra e del Centro Destra, sarà, comunque, un grande giorno per l’Italia.

E ciò non solo e non tanto perché tali forze sono state quelle cui va attribuita la responsabilità del “decennio nero”, con le tre ben note leggi elettorali truffaldine e con la proposta di una riforma costituzionale, a dir poco impresentabile, ma perché, da ben prima, esse asservite alle direttive finanziarie e bancarie di Wall Street di New York , della City di Londra con le loro propagazioni associative neo-oligarchiche di élite internazionali, hanno fatto il bello e il cattivo tempo in Italia, con sovrano disprezzo per le sorti della popolazione e, in buona sostanza, per gli interessi della nostra Nazione.

Naturalmente, se ciò accadrà dopo le votazioni di Marzo 2018, il nostro Paese beneficerà di premesse che vanno raccontate.

La Brexit e l’elezione di Trump negli Stati Uniti d’America hanno segnato il momento iniziale e fondamentale della rottura del servaggio cui ci avevano condannato i governi di Centro Destra e di Centro Sinistra, con i loro personaggi iscritti e inseriti nelle varie assisi mondiali, organizzate dai poteri economici, egemoni nel mondo, per decidere, nel chiuso dei loro consessi, del destino dei popoli.

A sostenere il primato economico delle banche, degli istituti di credito e delle agenzie di rating sono sempre stati i mass-media mondiali, sorretti da quella oligarchia finanziaria.

A tale momento di rottura hanno fatto seguito: la crescente entità numerica di leader politici che, in Europa, hanno cominciato a esprimere contrarietà all’immigrazione selvaggia e indiscriminata di popolazioni Centro e Nord Africane; la montante insofferenza della gente a vedere i propri capi governo umiliati da un mucchio di burocrati insediati a Bruxelles; la diffusione di internet e dei social, liberi dalle ipoteche della stampa e della radiotelevisione.

Tutti questi fenomeni hanno interessato l’Italia che s’è dimostrata una delle più attente Nazioni Europee a cogliere le discrasie di un’Unione eterodiretta dalle centrali finanziarie del Pianeta, totalmente serva delle super-élite del Globo.

Prima della riscossa, il panorama planetario era totalmente diverso.

Da un lato, gli establishment delle due maggiori potenze economiche mondiali, Gran Bretagna e Stati Uniti d’America, rappresentati dai Clinton, dagli Obama, dai Blair, dai Cameron e dall’altro il Vaticano anche nella persona dei precedenti Pontefici (con le relative Curie e lo IOR) e dell’attuale Papa, Francesco (non a caso amico di Obama e ostile a Trump, come hanno dimostrato i loro rispettivi incontri) avevano imposto, per interessi solo in parte diversi, una visione ecumenica dei problemi dell’intera umanità.

Alla base, infatti, degli interessi sia delle élite finanziarie sia del Papato v’era l’orientamento a distruggere gli Stati Nazionali, le collettività organizzate bene integrate e le posizioni raggiunte dai lavoratori per effetto delle loro lotte.

E ciò sia per favorire il trasferimento dei poteri pubblici dai Governi dei Paesi ad agenzie internazionali finanziarie o di rating, sia per venire incontro alla vocazione della Chiesa Cattolica di distribuire benefici (non senza suoi eventuali tornaconti) a un’immensa pauper class precarizzata a livello mondiale, priva di garanzie sociali adeguate; e manovrabile a piacimento.

La realizzazione di un solo mercato planetario con l’umanità dissolta in atomi di consumo, privi di radici e di ogni progetto personale, si era praticamente compiuta con la globalizzazione.

Non erano mancati gli esegeti entusiasti di questo nuovo corso e inedito assetto degli interessi a livello mondiale.

Un noto docente italiano ne parlava con ripetuta periodicità sulla stampa, anche se erano pochi i lettori che prestavano attenzione a previsioni di costituzione di Autorità mondiali regolatrici della vita sul Pianeta che a molti apparivano cervellotiche (anche se, per le conoscenze delle segreti cose da parte del personaggio in questione, non erano da considerare tali).

David Rockefeller, dal suo canto, aveva affermato circa trent’anni fa che una sovranità sovranazionale esercitata da un’élite intellettuale e da banchieri mondiali era senza dubbio e senza esitazione da preferirsi alla tradizionale auto-determinazione delle Nazioni.

Senonché, era successo che l’immensa plebe precarizzata e asservita (senza diritto al dissenso) aveva cominciato a intuire dove stava per finire il mondo e con “voti di pancia” di una certa consistenza aveva convinto leader sensibili alla democrazia e al consenso popolare del mondo anglo-americano a fare marcia indietro sulla globalizzazione umana e a ripristinare le condizioni nazionali di compattezza e di integrazione, per riapplicare efficacemente quel patto sociale che la trasmigrazione di masse a livello planetario impediva con il continuo variare dei soggetti interessati “alla contrattazione”.

Conclusione. E’ questa, quindi, la ragione, per cui anche se la classe politica che uscirà dal voto del Marzo 2018 non avesse tutte le carte in regola e le competenze giuste per governarci bene, avrebbe comunque il merito di porci, dopo la Gran Bretagna, gli Stati Uniti d’America e l’Austria tra i Paesi più lucidi nell’aborrire un Pianeta alla mercé dei capricci delle Banche e delle Agenzie di rating e dei loro servi sciocchi indigeni di destra, di centro e di sinistra.

* Il Presidente Mazzella collabora stabilmente con Rivoluzione Liberale da autorevole giurista indipendente.

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