La prima “cittadella” a cadere sotto il fuoco congiunto delle élite finanziarie ed economiche, secondo la strategia elaborata dai gruppi Bilderberg, Aspen, Trilateral, è stata quella della sovranità.

L’evento era stato immaginato sin dai tempi delle prime società post-industriali ed è stato enormemente favorito, nella sua attuazione, dal fenomeno della globalizzazione.

La prima sovranità a cadere sul campo è stata quella popolare, vero prius di quella dello Stato.

Il concetto era stato elaborato da giuristi medioevali, partendo da alcuni passi del Digesto, riferibili soprattutto a Ulpiano ed era stato messo in relazione con l’idea della tendenza dell’essere umano alla necessità di un’unione sociale, per la difesa di interessi comuni. La società agricola, prima, e quella industriale, poi, avevano offerto entrambe un fertile terreno di coltura per lo sviluppo del fenomeno. In quelle realtà sociali, sorte, la prima, con la coltivazione ordinata, razionale e sistematica dei campi e, la seconda, con la scoperta della macchina a vapore, la vita era stata caratterizzata da contatti umani, per così dire, molto più “ravvicinati” che in fasi precedenti della storia umana. Le occasioni d’incontro per condividere destini e aspirazioni comuni erano divenute, in altre parole, più frequenti. La volontà popolare, attraverso la partecipazione al voto elettorale faceva sì che la sovranità da “popolare” divenisse “dello Stato”. Il popolo era orgoglioso della trasformazione.

Oggi è cambiato tutto. In Italia, gli eletti alle votazioni popolari fin dai giorni immediatamente successivi al loro laticlavio sono disprezzati da chi li ha votati (suo malgrado, perché non ha potuto sceglierli) e ritenuti niente altro che parassiti al servizio di poteri lobbistici ben diversi e lontani dagli interessi della gente.

Anche sotto l’aspetto dell’autodeterminazione dei popoli l’idea di sovranità popolare è andata in crisi dopo una decisione della Corte di Strasburgo che l’ha esclusa per le Costituzioni da considerare “protette”. Id est: per tutte o quasi.

Nell’Unione Europea, priva di Autorità politiche, la gestione della sovranità monetaria, un tempo di ogni singolo Stato, è affidata a tecnocrati ed esperti di finanza di varie nazionalità, con gravi conseguenze di carattere sociale che si ripercuotono negli Stati membri.

La sovranità territoriale che una volta si esprimeva con l’intangibilità dei confini è stata riposta in soffitta in attesa di tempi che, si può prevedere,  saranno certamente peggiori. Nei tempi passati, gli Stati che si rendevano promotori della violazione della sovranità territoriale, invadendo territori altrui e detronizzando gli uomini che erano al potere, dichiaravano espressamente di farlo per motivazioni “nobili”. L’affermazione d’irrinunciabili principi religiosi, (difesa del Santo Sepolcro nelle Crociate, diffusione della Fede tra popoli osservanti di credenze ritenute “barbare” nelle Colonizzazioni) si univa a quella di agire per legittima difesa, al fine di arginare la violenza distruttiva, a danno di popolazioni inermi di altri Stati, di totalitarismi aggressivi (seconda guerra mondiale) e di difendere, la già esistente e pacifica vita democratica.

Oggi, i confini sono violati costantemente dietro l’usbergo di falsi principi  umanitari che nascondono l’interesse delle élite finanziarie alla disgregazione dei veri tessuti nazionali e all’atomizzazione dei singoli individui.

Lo stesso declino ha subito la sovranità finanziaria degli Stati più deboli che aderiscono a Unioni (come quell’Europea) sostanzialmente egemonizzate da Stati di maggiore forza economica, a beneficio dei potentati finanziari mondiali, tendenti all’instaurazione di neo-oligarchie, unite in una rete atta a tutelare i loro interessi interdipendenti di tipo politico ed economico, liberiste in maniera provocatoria e ostentatamente ostili al mondo del lavoro e ai diritti dei singoli.

E ciò, con il proposito di creare un nuovo ordine mondiale da essi controllato.

Indipendentemente dalle cause, un tale fatto riporta molto indietro l’orologio della Storia, e rimanda la mente al ricordo dei privilegi e dei vincoli propri del Feudalesimo (latifondo e servi della gleba).

La cosa disorienta abbastanza, perché sia il liberalismo sia il socialismo, con idee pur contrapposte ma entrambi, seppure in maniera diversa, vincenti, si sono sempre mossi proprio in direzione opposta a quella che suggeriscono oggi i cosiddetti think-thank (Club Bilderberg, Aspen,  Commissione Trilateral e vecchio Consiglio on foreign relation).

La domanda, allora, è: si può pensare a un’assenza di contributo di uomini di pensiero liberale o socialista ai lavori dei predetti “gruppi di studio”?

La risposta è assolutamente negativa, per ciò che riguarda l’Italia.

Fior di uomini politici appartenenti sia allo schieramento di Centro-Destra sia a quello di Centro-Sinistra sono stati (e sono) assidui frequentatori di tali gruppi. La segretezza delle riunioni di tali consessi non consente di capire quale possa essere il loro contributo allo studio dei problemi sul tappeto, quando gli ordini del giorno di quei consessi contemplano, spesso velatamente, ma talvolta anche in modo esplicito, misure dirette a demolire l’ossatura, la sovranità e l’autonomia degli Stati Nazionali o provvedimenti contrari alla difesa dei diritti dei lavoratori, duramente conquistati nei secoli scorsi.

E’ noto che uomini con rilevanti posizioni politiche all’interno dello Stato italiano, nei governi del “decennio nero” hanno rivestito anche ruoli molto importanti in Banche d’affari, straniere, soprattutto statunitensi (Goldman sachs, Morgan Stanley, Salomon  brothers, Lehman brothers), la cui ingerenza negli affari della politica dei vari Paesi del globo è stata, purtroppo, resa evidente da fatti di cronaca non irrilevanti.

Questi stessi uomini, con le relative forze politiche d’appartenenza, si presenteranno al giudizio degli elettori il prossimo 4 Marzo 2018.

* Il Presidente Mazzella collabora stabilmente con Rivoluzione Liberale da autorevole giurista indipendente. 

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