Nel secondo dopoguerra mondiale, in Italia, quando si era usciti da poco da una catastrofe distruttiva e da una guerra civile crudele e sanguinosa, il sistema elettorale di tipo proporzionale era stato in grado di consentire una fase della vita nazionale, abbastanza unitaria.
Si dava a ogni italiano la consapevolezza dell’importanza del proprio voto per configurare i due rami del Parlamento e ciò aveva determinato il miracolo di una partecipazione al voto intensa e numerosa.
A differenza di oggi, la scelta dei candidati, in una lunga lista di nomi, era affidata, in buona sostanza, agli elettori e non alle “segreterie” dei partiti.
Il problema che gli Italiani hanno di fronte è di capire se le condizioni attuali siano o no molto diverse da quelle dell’immediato dopoguerra.
Le affinità: oggi, come allora, il Paese è allo sbando in ogni senso, e una legge elettorale, definita una “porcata” dal suo stesso relatore, è servita a dividere gli Italiani, quasi come essi erano contrapposti nel secondo dopoguerra mondiale, all’epoca della cosiddetta Resistenza.
Le differenze: allora cattolici e socialcomunisti, dopo una sanguinosa e fratricida guerra civile, lottavano ancora duramente e spasmodicamente per impadronirsi delle spoglie misere del Bel Paese che i fascisti avevano lasciato quasi completamente distrutto; oggi i due gruppi contrapposti competono, evitando, però, di “scannarsi”, per conquistare i favori dei potentati finanziari mondiali al fine di vendere a essi la pelle dell’Orso Italico, ricavandone compensi, personali e benefici politici di una certa consistenza.
Un’altra diversità sta nel fatto che all’epoca del “cessate il fuoco” di quella guerra tremenda, gli Italiani in grande parte potevano guardare al Regno Unito di Gran Bretagna e agli Stati Uniti d’America come ai Paesi della più piena libertà, entrambi emblematici di un pensiero pragmatico e a ideologico. Erano, in altre parole i migliori garanti per la sopravvivenza della nostra democrazia. Gli appartenenti agli establishment dei due Paesi Anglosassoni, affermavano, all’epoca, di battersi per il trionfo della libertà e della pacifica convivenza nel mondo.
Oggi, le cose non stanno più così, purtroppo. Se non fossero intervenuti gli eventi della Brexit e dell’elezione di Trump, quei due Paesi seguirebbero, ancora dopo molti decenni, in maniera pedissequa, i suggerimenti dell’Alta Finanza mondiale, in totale contrasto con i loro antichi proclami. Pur sensibili al tema della loro interna, buona, civile e sociale convivenza, si preoccuperebbero poco di quella di altri popoli: l’assenza di democrazia in altri Paesi, fuori dai patri confini, non turberebbe, di certo, il loro sonno. Anzi, con opportuni e arbitrari strumenti, determinerebbero ciò che deve avvenire in casa altrui soprattutto per un buon andamento dei loro affari. In buona sostanza, il legame con il territorio costituirebbe un elemento indefettibile per la loro collettività organizzata e condividerebbero l’antica idea della barbarie come di gente che abita fuori dai confini e che, senza problemi per loro, può vivere secondo regole diverse da quelle democratiche.
Con l’evento della Brexit e con l’avvento di Trump le cose sono, almeno in parte, cambiate; ma il potere dei vertici finanziari del Pianeta è stato tutt’altro che scalfito. I mass media, la stampa, la televisione, compresa quella pubblica, sono tuttora nelle loro mani o sotto la loro influenza e danno filo da torcere sia a Theresa May, sia a Donald Trump, sia a chiunque, in altri Paesi, voglio seguirne l’esempio, sottraendosi alla loro egemonia: il Mercato resta l’unica realtà che loro interessa.
La lotta tra il fronte dei Clinton, degli Obama, dei Blair e dei Cameron, da un lato, della May e di Trump, dall’altro, si sposta dai Paesi Anglosassoni all’Unione Europea, dove il “voto di pancia” comincia a dare segnali preoccupanti per le centrali finanziarie della City e di Wall Street.
I Kurz, i liberali tedeschi e i movimenti italiani dell’anti-sistema sono i nemici da battere: poco conta che per arrestarne il cammino verso la conquista del potere le élite finanziarie mondiali si avvalgano di burattini di diversa casacca. Centro-Sinistra o Centro Destra “per lor pari sono”. Lo dimostra il fatto che dopo aver puntato sul primo dei due schieramenti (franato rovinosamente con Renzi), ora sono passati disinvoltamente ad appoggiare il leader del Centro Destra che pure avevano in passato abbondantemente svillaneggiato.
Ovviamente, con l’approssimarsi della data del 4 Marzo 2018, lo sforzo dei Potentati finanziari di ostacolare il processo di riscatto dal servaggio che essi sono riusciti a imporre, in Italia, con i governi del “decennio nero” sembra destinato a essere potenziato.
La strada resta quella indicata nel report della Banca J.P. Morgan Chase, diffuso anche dai mass-media più allineati sulle posizioni delle élite finanziarie, a seguito di una, voluta o involontaria, “fuga di notizia”.
L’aiuto alla rinascita dell’autoritarismo che soffochi sul nascere istanze libertarie e favorevoli ai diritti acquisiti dalla gente che lavora può passare indifferentemente da uno schieramento di Centro Sinistra a uno di Centro Destra o, in caso disperato, a una Grosse Koalition di tipo tedesco che comprenda entrambe le coalizioni.
Ancora una volta, come nel suo tormentato passato di “terra di conquista”, la Penisola rischia di diventare il crocevia dello scontro.
Ecco, perché chi ha a cuore la sopravvivenza della libertà e della democrazia non può “non vedere, non sentire e non parlare” come le ben note scimmiette.
Le condizioni di chiamata alle urne di tutti, ma proprio tutti, i cittadini italiani con un voto diretto e proporzionale ricorrono con assoluta abbondanza.
Il “decennio nero” con i servi (non proprio sciocchi, perché interessati) del neo-liberismo forsennato delle élite finanziarie, che militano, indifferentemente, a destra, a sinistra e al centro degli schieramenti politici italiani tradizionali del sistema italiano non deve prolungarsi ulteriormente.
Lo avverta chi ha a cuore la libertà e non si trinceri, come è abitudine degli abitanti dello Stivale, dietro tatticismi opportunistici, asserzioni (non credute e solo di comodo) e non si faccia condizionare dal “rancore” che un popolo di conformisti (che si rifiuta ostinatamente di pensare) ha sempre nei confronti del nuovo e del diverso.
Quel rancore che, anche secondo il rapporto del CENSIS, è l’alimento di cui si nutre la società italiana; soprattutto, si può aggiungere, la borghesia agiata, nei suoi riti salottieri.

* Il Presidente Mazzella collabora stabilmente con Rivoluzione Liberale da autorevole giurista indipendente.

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