Quello della definizione delle alleanze e della preparazione delle liste elettorali è sempre il momento più convulso dell’intera procedura che porta alle elezioni. In questi giorni assistiamo alla nascita di nuovi sodalizi, alla rottura di antiche solidarietà, all’emergere delle più spericolate velleità ed ambizioni, sovente sorrette dal nulla. Tale deteriore fenomeno, che allontana sempre più gli elettori e li spinge verso il voto di protesta o l’astensionismo, dipende principalmente dalla scomparsa di partiti a forte contenuto valoriale e culturale. I nuovi soggetti politici nascono quasi sempre intorno alle personalità dei rispettivi leader e si caratterizzano attraverso messaggi accattivanti, come la feroce critica verso chi ha governato in passato, o la promessa di ulteriori regalie di denaro pubblico, senza mai chiarire dove verranno trovate le risorse necessarie. Dilagano i richiami all’onestà dei nuovi arrivati, che si dichiarano capaci di combattere corruzione e malaffare, fino a poterne determinare la scomparsa. Difficilmente invece emergono le qualità effettive di coloro che si propongono come nuovi protagonisti, in assenza di riconosciuti successi nelle precedenti esperienze all’interno della società. Sembra di assistere al movimento frenetico di un formicaio popolato da arrivisti, dilettanti allo sbaraglio e talvolta riciclati, che spesso propongono le candidature di figli, parenti od affini.

Come pretendere che i cittadini possano fidarsi?

Il Partito Liberale rappresenta l’opposto di tutto ciò e per questa ragione viene sovente ignorato, discriminato, spesso trattato offensivamente con sufficienza. Nella nuova politica non contano le idee o i valori, ma le clientele, il numero degli affaristi finanziatori, la visibilità mediatica. Cosche, consorterie, compagnie di ventura compaiono come funghi in veste di nuovi movimenti politici con denominazioni di fantasia e si presentano spudoratamente sulla scena politica, nella speranza di vincere la lotteria della conquista di qualche posizione di potere. Chi invece orgogliosamente rivendica la tradizione secolare del pensiero liberale, che, attraverso grandi rivoluzioni e guerre feroci, ha aperto la strada alla moderna civiltà del mondo occidentale, non può essere utilizzato per le dilaganti operazioni di continuismo conformista della decadente epoca che stiamo attraversando. Anzi si tende a negare l’evidenza che il liberalismo sia tuttora vincente nelle democrazie più avanzate del mondo, mentre le ideologie del novecento (fascismo e comunismo) sono state miseramente sconfitte dalla storia. Purtroppo sembra che costoro non si rendano conto che senza una visione non si può andare lontano, senza un collegamento a radici profonde non può esservi alcun futuro. Il risorgimento del Paese passa inevitabilmente dal recupero di idee, culture, identità, insieme alla valorizzazione delle migliori energie, scoraggiando gli affaristi, gli opportunisti, gl’incapaci, gl’ignoranti.

Gestire la cosa pubblica è sempre difficile, ma quando una Nazione si trova nelle condizioni disperate dell’Italia, (con un debito pubblico enorme, una insopportabile pressione fiscale ed una costosa, inutile burocrazia, che con la propria arroganza costituisce un ostacolo obiettivo al progresso) il compito assume proporzioni titaniche e deve poggiare su un consenso ampio e convinto. Questa vigilia elettorale, quindi, si va rivelando agli impotenti osservatori come un misero rituale, incapace di suscitare emozioni, mentre dovrebbe costituire la via obbligata per riconquistare la necessaria speranza di futuro da parte di un popolo, che ne avrebbe tutte le potenzialità.

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