Dopo i secoli bui del Medio Evo, in cui dominò l’assolutismo ed il feudalesimo ed in cui le guerre furono esclusivamente di natura dinastica e di conquista territoriale, con la conseguente suddivisione dei feudi e del bottino, la Riforma di Lutero, Calvino e Zuiglio rappresentò il grande faro della modernità rispetto all’opprimente oscurantismo del potere della Chiesa di Roma. In Italia, come negli altri Paesi a prevalenza cattolica, la pesantissima scure della Controrifoma, negatrice del progresso e di ogni sia pur minimo margine di libertà,  si abbatté con durezza inaudita e ne pagarono il prezzo migliaia di  vittime innocenti, lasciando alla storia, come esempi più noti e drammatici, quelli di Galileo Galilei e di Giordano Bruno.

Quel forte vento di modernità comunque aveva influenzato le menti più sensibili, che diedero vita al grande movimento del Rinascimento, le cui altissime espressioni artistiche sino ad oggi sono rimaste insuperate, ma che non riuscì ad estendersi al pensiero politico. Il potere della Chiesa,  per altro il più ricco committente, impose a quegli artisti immortali i temi della mitologia cattolica, tuttavia non riuscì ad impedire il respiro di libertà, che qualunque osservatore, anche il più disattento e sprovveduto, non può  non cogliere in Leonardo prima e, poi, in Michelangelo. Oltre cinquant’anni dopo, Caravaggio, che aveva ben studiato, oltre ai fiamminghi, principalmente questi due eccelsi maestri italiani, di fatto, diede avvio alla straordinaria innovazione, da cui è scaturita tutta la pittura moderna e pagò, con una condanna ingiusta e con la morte durante la fuga, la sua scelta per il fronte innovatore, ostile al conservatorismo guidato da Papa Alessandro terzo Farnese.

Dovette passare oltre un secolo e mezzo prima che in Europa la rivolta contro l’oscurantismo assumesse esplicitamente carattere politico e si potesse esprimere in quella corrente di pensiero che prese il nome di illuminismo. La Gran Bretagna ne fu antesignana, dopo la scissione della Chiesa anglicana, con la rivoluzione di Olivier Cromwel e successivamente con la diffusione del pensiero liberale, attraverso le opere di John Locke, David Hume, Adam Smith. Il Parlamento cominciò ad assumere poteri che in parte bilanciavano quelli della corona e dei feudatari. In Francia dovette passare ancora oltre un secolo, nonostante pensatori come Voltaire, Rousseau, Montesquieu perché il popolo decidesse di ribellarsi al potere assoluto e desse vita alla Rivoluzione. Contemporaneamente nel Nuovo Continente coloro che, principalmente calvinisti e luterani, erano fuggiti dalle persecuzioni religiose, si ribellarono con una guerra sanguinosa all’impero Britannico e, successivamente, pagando un prezzo ancora più alto in termini di vite umane, precipitarono in una guerra civile, che si concluse con la firma della Costituzione più liberale della storia dinnanzi alla campana della libertà di Filadelfia. La democrazia che gli americani istituirono quel giorno e che fino ad oggi, in termini di architettura costituzionale, rimane insuperata, fu descritta magistralmente da Alexis de Toqueville, che ne esportò i valori in un’Europa ancora piena di incertezze e contraddizioni tra modernità e restaurazione. Lo stesso bonapartismo, certamente autoritario e caratterizzato da un disegno imperialista,  fu tuttavia  inevitabilmente portatore dei germi di libertà della rivoluzione francese, che si diffusero in tutto il Continente ed arrivarono con alquanto ritardo persino in Italia, attraverso il Risorgimento.

Il nostro Paese non aveva conosciuto L’Illuminismo, tranne il caso isolato del grande libro di Cesare Beccaria “Dei delitti e delle pene”, di stampo chiaramente illuminista, ma prodotto di un intelletto di respiro internazionale, che faceva parte di un piccolo nucleo di intellettuali milanesi sostanzialmente non collegati con altri gruppi nel resto d’Italia. Il fenomeno di grandi pensatori isolati si ripeteva in Italia, come nel passato attraverso i capolavori di Guicciardini e Machiavelli o, dopo, di Giovanbattista Vico.

Il Risorgimento italiano nacque con quasi cento anni di ritardo rispetto al secolo dei Lumi e si concluse nel 1870 con la breccia di Porta Pia,  quindi un secolo dopo la rivoluzione americana e circa altrettanto rispetto a quella francese. Questo spiega le debolezze, le insicurezze, la mancata penetrazione nelle sfere sociali più diffuse dei valori risorgimentali e del sentimento di Unità Nazionale, che si rivelarono drammaticamente nella disfatta del nostro esercito durante la Prima guerra mondiale e nel disastro politico, dopo alcuni anni di instabilità,  del regime fascista, facilmente assurto al potere anche grazie alla complice viltà di un Re  di corta statura sia fisica che  morale. Ancora oggi paghiamo il prezzo di questi ritardi con gli appuntamenti  della storia rispetto alla modernità. Anzi, a causa di un ulteriore impoverimento culturale e valoriale, rischiamo di rimanere ancora più indietro, mentre viviamo in un’epoca in cui gli avvenimenti si susseguono ad una velocità senza precedenti.

 

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