Donald Trump è il nemico numero 1 nella graduatoria degli uomini politici la cui immagine è da distruggere agli occhi del popolo con idonee campagne mediatiche, possibilmente scandalistiche, per ristabilire il predominio di Wall Street e della City sugli establishment statunitensi che hanno sempre governato in pieno accordo con l’alta finanza mondiale (per non dire secondo le sue direttive). I Clinton, gli Obama hanno sempre avuto un forte sostegno sulla stampa e in televisione e hanno potuto superare ogni insinuazione, pur documentata, diretta a minarne la credibilità. C’è chi sospetta che persino la campagna tuttora in corso per denunciare toccamenti descritti con abilità giornalistica come lascivi, avvenuti molto decenni fa, sia diretta a scovare notizie su qualche bacio del Presidente statunitense “la notte prima degli esami”, di licenza liceale naturalmente.

La posizione di Theresa May è meno esposta e poi la Brexit è ormai una realtà che non può cancellarsi con un tratto di penna: sui “media” potranno avere voce i prezzolati “profeti” delle sventure che capiteranno all’Albione, definita incauta ma non ancora perfida, ma indietro è difficile, se non impossibile, tornare.

La preoccupazione delle élite finanziarie è piuttosto rivolta verso altri Paesi dell’Unione Europea: se essi dovessero, a livello popolare (non di governanti) aprire gli occhi sugli interessati consigli provenienti da Banche e strozzini di vario (e pur raffinato) tipo sarebbero guai per i Paperon dei Paperoni di Wall Street e della City.

Le incertezze sul futuro dell’Unione non sono prive di fondamento.

Per la Merkel, in Germania, non sono tempi di vacche grasse e Schulz ha i suoi problemi con le leve socialdemocratiche più giovani. Una ripetizione delle votazione darebbe, con buona probabilità, risultati ancora più grami per CDU ed SPD e vedrebbe aumentare i consensi al Partito Liberale tedesco che non è quello di altri Paesi dell’Unione (id est: liberista, collaudato alleato della destra persino ex fascista) ma è una forza che punta sul liberalismo vero, quello della difesa della libertà dell’individuo sotto tutti i profli e non solo sotto quello della smodatezza economica.

Quel Partito liberale ha fatto tesoro degli orientamenti delle Banche espresso nel report di J.P.Morgan Chase e teme fortemente i suggerimenti autoritari del capitalismo finanziario a quei governanti che hanno bisogno di sostegno diretto o indiretto (attraverso i mass-media) delle centrali economiche mondiali.

Vedono nella lotta scatenata soltanto contro le Fake news del Web (e non contro quelle, più diffuse ed eclatanti, della carta stampata o della televisione) un’altra delle battaglie che compongono la guerra contro quelle popolazioni che, credendo nella libertà, non accettano di divenire “colonie”, si badi bene, non di altri Stati (Gran Bretagna e Stati Uniti) ma di consorterie finanziarie che fino a qualche anno fa (id est: prima della Brexit e di Trump) avevano “colonizzato” persino i due Paesi anglosassoni, simboli della democrazia occidentale.

Il timore dei burattinai di Wall Street e della City è tutt’altro che infondato. Anche se i liberali di molti Stati dell’Unione sono dormienti (alcuni, peraltro, in un probabile co-interessato sonno), vi sono in quei Paesi forze altrimenti “sveglie” che hanno agguantato la bandiera della libertà e portano avanti la battaglia (un tempo lontano ritenuta “liberale”) di sottrarsi all’egemonia di un potere che mira a stracciare tutti i postulati del liberalismo (concorrenza, libertà individuale, sovranità nazionale e così via).

Il consiglio di ripristinare i fascismi – contenuto nel citato report della Banca, di cui, è bene ricordarlo, era consigliere speciale Tony Blair (sono tanti i nostri uomini politici che frequentano, come consulenti speciali, ambulacri nei palazzi dell’alta finanza planetaria) – sarà rispedito al mittente in molti Stati che cominciano finalmente a capire gli “arcana” del vero potere (non quello “finto” delle marionette locali, azionate da occulti burattinai) e dove il servaggio” a ideologie di ogni tipo protratto per millenni non costituisce più, dopo il oro miserrimo crollo, quel doppio strato di prosciutto che impedisce, ai pur vedenti, di aprire gli occhi.

Per l’Italia, il problema presenta complessità ancora maggiori.

Il rifiuto, mai espresso, ma implicito nelle alleanze stipulate, dei “liberali” (non quelli come me con la doppia caratteristica di essere “rivoluzionari gobettiani e indipendenti”) ha privato la “protesta” (direi “sacrosanta, se non fossi anche convintamente “laico”) di  quelle “teste pensanti” che avrebbero potuto trovare nella cultura e nella tradizione del liberalismo soprattutto anglo-sassone il seme necessario per porsi sull’encomiabile linea politica dell’America di Donald Trump e della Gran Bretagna di Theresa May di difendere la libertà dei propri cittadini, al di sopra di ogni altra cosa, com’è dovere primaria di ogni Stato che si rispetti.

Una linea che non rifiuta tout court gli aspetti economici, finanziari, commerciali della globalizzazione, ma non è così cieca da non vedere che la globalizzazione quando diventa “umana” con l’immigrazione indiscriminata e incontrollata di gente proveniente soprattutto dal cuore dell’Africa,  consente, sotto un falso, ipocrita e pretestuoso pretesto pietistico e misericordioso, la creazione in Stati democratici e di raggiunta, consolidata e tranquilla convivenza civile, di un nuovo assetto schiavistico di colore (e ciò, per ottenere, in favore di industrie manifatturiere incapaci di stare al passo dei tempi, prestazioni di lavoro a basso costo, che inducono anche a ridurre le paghe ai cittadini) e di un pericoloso disordine sociale, dove gli stupri, le violenze, le aggressioni, i rigurgiti razzisti, le spedizioni punitive di “volontari” diventano il pasto quotidiano offerto dai mass-media a lettori e teleutenti.

Hazzlit scriveva che la libertà è l’unica vera ricchezza dell’uomo. Il suo monito oggi che la politica è finita in mano di burattinai che tentano di manovrare a proprio piacimento uomini politici (che, dal loro canto, sono soltanto in cerca di potere per smodate o miserabili ambizioni personali, pur senza avere conoscenza e competenza) è divenuto particolarmente attuale e importante.

La scelta dei cittadini è tra chi li vuole servi delle centrali di Wall Street e della City, tra chi li inonda di schiavi del terzo millennio e tra chi li  governi con metodi fascisti da Stati di polizia (che mantengano un certo ordine nonostante l’abbattimento di ogni regola di civile convivenza) e chi vuole, invece, ricondurre la vita sociale entro ambiti più accettabili di reciproco rispetto, avendo come guida (o stella cometa) la salvaguardia della libertà.

Nomina, in molti casi, non sunt sostantia rerum. Nel fare le loro scelte i cittadini dei vari Paesi dell’Unione (Italia, ovviamente, inclusa) non credano all’apparenza (nimium, ne crede colori! diceva il Poeta) e ai falsi proclami di gente che di economia non capisce nulla (e non ha, persino, capito che in un mondo globalizzato alti e bassi dipendono dal Mercato mondiale), promette a vanvera benefici che non è in grado di garantire, usa furbeschi specchietti per allodole e artifizi elettorali da dozzina e diano fiducia solo a chi enuncia un programma minimodi governo volto a ristabilire nel Bel Paese le libertà democratiche violate e dia, subito, la possibilità ai cittadini di riavere un Parlamento pienamente legittimo che possa nell’osservanza della legalità ripristinare la dignità delle maggiori Istituzioni nazionali.

I “giovani”, anche quelli corretti e pieni di buona volontà che vogliono sinceramente trasformare l’Italia in un Paese di Bengodi, aspettino qualche anno, prima di lanciare le loro promesse in alternativa a quelle che fanno gli uomini politici del “decennio nero” (Centro-Destra e Centro Sinistra). Maiora premunt: il ristabilimento dei diritti dei cittadini lesi da anni di malgoverno è condizione essenziale per la tutela della libertà, bene sommo da salvaguardare.

* Il Presidente Mazzella collabora stabilmente con Rivoluzione Liberale da autorevole giurista indipendente.

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