Sembra veramente notevole la mobilitazione internazionale nel dare sostegno, in vista delle elezioni di Marzo, agli ultimi rappresentanti del Partito Democratico, responsabili, non unici, dei misfatti del “decennio nero” e, ciononostante, invitati, da varie parti, a proseguire sul piano delle riforme.

Una sollecitazione in tal senso è giunta oggi dal Fondo Monetario Internazionale che, nel valutare al rialzo (1,4%) la crescita italiana del PIL ha aggiunto che “non bisogna arrestarsi sul piano delle riforme”. A quali “pregevoli” riforme il Fondo intenda riferirsi per scongiurarne l’arresto, non è dato comprendere. E forse è, persino, inutile porsi il problema, considerato il tono propagandistico della richiesta.

Sta di fatto, però, che nonostante il grande impegno dei mass-media mondiali nella lotta all’astensionismo italiano, gli ultimi dati (non si sa quanto credibili, visto che non c’è altra campana oltre quella favorevole all’uno o all’altro dei due poli (centro-destra e centro-sinistra) del “decennio nero”, entrambi preoccupati di non ricevere gli sperati consensi, dimostrerebbero che oltre la metà dei nostri connazionali non si recherà alle urne.

Personalmente, ritengo che se fossero veri questi dati dovrebbero impensierire soprattutto il Movimento delle Cinque Stelle, partito della protesta.

L’astensionismo altro non è che una forma di muta contestazione della politica delle forze che l’hanno sin qui esercitata: se i protestatari si recassero alle urne, difficilmente voterebbero per chi li ha delusi.

Non vanno, invece, al voto per molteplici motivi: in primo luogo, per non unirsi alle ragioni del dissenso, piuttosto urlato (anche se oggi più in sordina) dei movimenti cosiddetti anti-sistema; in secondo luogo per paura del cosiddetto “salto nel buio”; inoltre, per l’incapacità dimostrata da quelle forze contestatrici di mobilitare le migliori intelligenze del Paese (quelle che il referendum sull’oscena riforma costituzionale scesero in campo senza titubanza alcuna) e, infine, per lo spettacolo deprimente che la protesta ha assunto nelle prime battute di questa campagna elettorale.

Fare comizi per dire IRAP sì, IRAP no; Flat-tax o Patrimoniale; abolizione o innalzamento delle detrazioni fiscali; assunzioni o licenziamenti di pubblici dipendenti; concessioni d’indennità, sussidi, sostegni o volto duro delle armi contro ogni aiuto ai non abbienti; obbligo o facoltà di vaccinarsi e via dicendo, senza mai porsi con competenza chiara e dimostrabile il problema delle coperture finanziarie significa solo ripetere il “teatrino” della vecchia politica, quella che ha disgustato gli Italiani che ormai non credono più alle false promesse né dei misericordiosi ex democristiani, né dei rivoluzionari “alla pulcinella” post-comunisti, né dei furibondi castigatori di costumi post-fascisti, né – è presumibile – dei giovani volenterosi ma inesperti del Movimento.

Tutta questa paccottiglia d’ipocrisie, gli Italiani più che digerirla vogliono ributtarla.

Se si astengono, anzi che votare per i movimenti della protesta; se non riescono a seguire gli Inglesi della Brexit, gli Statunitensi di Donald Trump e gli Austriaci di Kurz è perché non scorgono reali e concrete manifestazioni dirette a dire: basta a un sistema di corruzione e di ladrocinio politico-burocratico e basta a ingerenze straniere (di qualsiasi tipo e sempre sospettabili) nella gestione della nostra res publica . Non c’è, dunque, da prendersela con loro, ma con chi non riesce a fare capire loro che un Paese corrotto e non libero non va da nessuna parte e che è ora di cambiare rotta, smettendola di promettere “punti di qualità” della vita agli Italiani che hanno perso molti diritti politici e stavano addirittura per precipitare in un neo-fascismo, su suggerimento delle grandi banche mondiali.

E poi, c’è da chiedersi: secondo i giovanotti di buone maniere e di belle speranze che vogliono sostituirsi ai vecchi “arnesi” del “decennio nero”, gli Italiani sono veramente così stupidi da non capire che c’è un’insanabile contraddizione tra il ritenere “antidemocratico” e “anticostituzionale” il Rosatellum e, per contro, vantarsi, in vista delle elezioni, di potersi avvalere dei suoi marchingegni furbeschi per vincere e compiere -anch’essi- con la loro conclamata purezza l’ennesima truffa a danno degli elettori?

Dicano i rappresentanti della protesta che il loro impegno sarà limitato ai tempi necessari: a) per una riforma costituzionalmente ineccepibile del sistema elettivo (proporzionale o maggioritario, purché ortodosso e senza astuzie contradaiole o contadine); b) per l’eliminazione dalle leggi sugli appalti pubblici di tutti gli ostacoli, falsamente severi e garantistici, che sono soltanto moltiplicatori delle tangenti e causa di arresti di attività molto gravosi per le pubbliche finanze; c) per la ripresa del controllo della sovranità territoriale che non può essere messa alla mercé di interessi stranieri di vario tipo, tutti miranti a introdurre nuove forme di schiavismo di colore (che si ritenevano superate dai tempi e che rispuntano per favorire una classe imprenditoriale inadeguata a tenere il passo con i tempi) o nuove maniere per lucrare su fondi pubblici di assistenza o beneficenza, incrementando una corruzione che sta per raggiungere i livelli del Sud-America (stigmatizzati dal Pontefice italo-argentino, nella sua più recente visita pastorale).

Gli Italiani sono stanchi di sentire frasi da stadio per dimostrare una maggiore potenza muscolare rispetto agli avversari e cogliere nel viso furbesco di chi le pronuncia la soddisfazione di volersi sedere sui cadreghini sinora occupati da altri.

L’ulteriore, ovvia domanda è: Le tre semplici “promesse” di cui sopra basterebbero per un ritorno massiccio al voto?

E’ difficile dirlo ma la speranza dovrebbe essere sempre l’ultima a morire.

* Il Presidente Mazzella collabora stabilmente con Rivoluzione Liberale da autorevole giurista indipendente.

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