Non so che cosa, all’epoca, provocasse l’ira di Giovenale per dettargli i suoi versi infuocati, ma sono bene in grado di individuare che cosa provochi il mio sdegno, prima che mi accinga a mandare le mie note al giornale on line che avendo nella sua intestazione la parola “Rivoluzione” è di per sé un incentivo ad abbandonare comode (se non interessate) o, con più probabilità, vili, posizioni di “benpensantismo pantofolaio”.

A mettermi, immediatamente, nell’umore giusto per imprecare contro il “bordello” italico dei nostri giorni, certamente peggiore di quello evocato da Dante Alighieri, è l’ascolto della “Rassegna stampa” della Tv mattutina, dove in nobile gara la Sky del multimiliardario Murdoch e la Rai-news di cui si è impossessato, con il resto del pacchetto, il Partito Democratico (di fatto, privatizzandola, perché i partiti sono associazioni private) ci viene rappresentato un piccolo mondo di beghe personali, di intrighi ai limiti dell’oscenità politica che coinvolgono tutte le forze in campo nessuna esclusa, di “balle” inverosimili lanciate con rozza e provinciale sicumera da tutti i leader che si contendono la palma di Premier, con lo stesso approssimativo linguaggio che una volta era, absit iniuria verbis, quello dei vincitori delle tappe ciclistiche del giro d’Italia.

Nell’attesa, tragica, quindi, di conoscere chi pronuncerà il fatidico: Sono contento di essere arrivato UNO! vi rassegno le mie considerazioni odierne, per ribadire una tesi che ho già enunciato nei miei due articoli precedenti  più come “liberale” che lotta con gli strumenti che la democrazia gli consente, che non come “rivoluzionario” (che senza l’aggiunta gobettiana è uso a incitare i suoi followers all’utilizzo di ben altri mezzi).

Dunque, la domanda è: se i meccanismi della democrazia s’inceppano; se l’informazione mass-mediatica, esclusivamente nelle mani degli alti finanzieri e dei grandi industriali del Pianeta fornisce notizie fuorvianti in grado di ingenerare soltanto disorientamento e confusione in chi legge o ascolta; se il web, pur contribuendo a diffondere opinioni divergenti e critiche del sistema politico-sociale in cui gli individui sono costretti a vivere, non ha visibilità autonoma alcuna, potendo tale mezzo essere attivato solo su input individuali, e in quanto tali, atomizzati; se la risposta alla sensazione che ha la gente di essere strumentalizzata in giochi di potere o troppo grandi (a livello mondiale) o troppo piccoli (a livello locale) al fine di essere distratta dai problemi veri che l’interessano è solo quella di adattarsi all’alternativa o di votare per omuncoli di scarso valore, procurando loro entrate che non riuscirebbero altrimenti ad avere o a disertare le urne, liberandosi, per conseguenza, dell’abitudine di leggere i giornali o di seguire i telegiornali e i talk show televisivi dove si parla di politica; se tutto ciò accade e se pochi o tanti cittadini, nonostante gli ottundimenti mass-mediatici e le vuote ciarle da salotto di una borghesia, ormai da lungo tempo sempre più pavida e versipelle, decidono di volersi ribellare a un tale stravolgimento della vita civile e democratica, senza la comoda e vile via di fuga dell’astensionismo, che altro possono fare se non scrivere a lettere cubitali un chiaro e forte NO sulla scheda elettorale, dopo essersi adoperati perché tutti si rechino alle urne ed esercitino il loro diritto, in modo da dare rilievo all’urlo (muto ma eloquente) del loro diniego ?

Dopo la deludente campagna elettorale dei contestatori del sistema, intessuta, al pari delle iniziative degli altri partiti, di piccole beghe personali dirette a consentire ai compagni di cordata più vicini al proprio ombelico di sedersi sui banchi di Montecitorio e di Palazzo Madama e sbarcare il lunario per l’intera legislatura, pure avendo essi definito antidemocratico e anti-costituzionale il sistema elettorale votato, per giunta, da parlamentari abusivi e illegittimi, sarebbe l’unica forma di protesta civile, in tal caso non mediata e diretta; oltre che valida e sicura, se si considera che in Italia si sta riuscendo a utilizzare per propri meschini interessi di potere, persino quel “voto di pancia” che nei Paesi veramente democratici e reattivi ha prodotto sconvolgimenti epocali, come l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea e la rottura di Donald Trump con i “globalizzatori liberisti” di Wall Steet e della City.

Ovviamente, da uomo amante della libertà ma non per questo poco incline alla prudenza, continuerò, comunque, sino alla vigilia del 4 marzo 2018 ad ascoltare la lettura della stampa quotidiana, fatta al telegiornale di Murdoch e a quello di Renzi, al momento del mio risveglio. E mi dichiaro pronto a votare per quella forza politica che farà il seguente annuncio:

“ Negli ultimi anni le forze politiche, soprattutto di governo, si sono rese colpevoli di misfatti verso la democrazia (cui, per l’ingenua tendenza a minimizzare tutte le italiche nefandezze, sono stati dati nomi in ridicolo latino maccheronico di Porcellum, Italicum, Rosatellum) che, in realtà, miravano a trasformare con le regole inventate dal fascista Acerbo (alla cui legge fu risparmiato il nome di Acerbum) una minoranza relativa in maggioranza assoluta. Consapevole che anche il provvedimento con cui si va a votare il 4 marzo non sfugge alle accuse di anti-democraticità (e probabilmente d’illegittimità costituzionale) oltre che di grossolanità e approssimazione nella stesura, questa forza politica si astiene dal formulare programmi ridondanti e ritenuti irrealizzabili da gente appena dotata di buon senso, e s’impegna con l’elettorato a far restare i propri eletti nelle aule legislative solo per il tempo strettamente necessario a varare una legge elettorale – proporzionale con liste o maggioritaria uninominale, non importa- purché ricalcata, senza italiche invenzioni e innovazioni, su quella di Paesi di autentica e consolidata democrazia. E ciò, per consentire al popolo italiano di scegliere da sé i propri rappresentanti e indirettamente, attraverso essi, i membri delle più autorevoli Istituzioni nazionali, per ben tre anni nominati o eletti da un Parlamento dichiarato dalla Consulta costituzionalmente illegittimo”.

* Il Presidente Mazzella collabora stabilmente con Rivoluzione Liberale da autorevole giurista indipendente.

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