Come tutti i fenomeni che comportano l’interpretazione di fattori psicologici, l’astensionismo è difficile da decifrare.

Vi hanno provato sociologi e politologi ma con risultati alquanto discutibili.

V’è chi, con tono elitario e “sufficiente”, ha voluto attribuire agli astensionisti un basso livello di istruzione; v’è chi ha imputato al sesso, naturalmente “femminile”, a causa della visione maschilistica dominante nella nostra società patriarcale, un tale disinteresse per la politica, da indurre le donne a stare lontane dalle urne; e v’è chi, infine, ha visto nell’età o troppo avanzata o troppo giovane un elemento di quasi naturale “indifferenza” alle votazioni.

Visioni, quelle citate, tutte di natura soggettiva; nessuno si è posto, con il dovuto approfondimento, il problema, certamente oggettivo, dell’importanza, di volta in volta, della posta in gioco con le elezioni.

Altrettanto arbitrarie sono le valutazioni circa le condizioni di salute della democrazia nei Paesi, dove il fenomeno si registra.

Basta una domanda per rendersene conto: è esatto definire anti-democratica l’America del Nord dove il tasso di chi si astiene è alto e invidiabile, invece, la Spagna per motivi opposti?

E, inoltre, per ciò che ci riguarda più da vicino, è veramente diminuita la sensibilità democratica degli Italiani dall’immediato dopoguerra a oggi o non sono invece soltanto scadute sia la qualità degli uomini politici da votare sia la loro capacità di rappresentare i problemi sul tappeto, coinvolgendo adeguatamente i cittadini?

La partecipazione estesa degli Italiani alla votazione del referendum sulla riforma costituzionale “renziana-boschiana-verdiniana” ha dimostrato che quando appare in crisi la sopravvivenza sullo Stivale della democrazia, perché efficacemente descritta dalle migliori e più acute “intelligenze” del Paese, che s’impegnano direttamente (com’è consentito nei referendum e non nelle elezioni politiche) la risposta popolare c’è. Eccome!

E’ difficile prevedere che cosa possa avvenire il 4 Marzo, anche perché siamo frastornati da sondaggi doppiamente interessati sia a favorire questa o quella forza politica sia il sistema complessivo dei partiti tradizionali contro quelli della protesta che non hanno il sostegno dei mass-media.

V’è da aggiungere che tutte le forze politiche, nessuna esclusa, stanno facendo a gara, magari anche involontariamente, per dimostrare agli Italiani che la posta in gioco è di poco rilievo e che le posizioni di tutte sono scarsamente differente nei programmi (tassa più, tassa meno; incentivi e sostegni di un tipo anzi che di un altro e via dicendo con altre promesse ritenute “da marinai” dai cittadini delusi da decenni di “malgoverno”).

In TV e sulla stampa gli avversari politici si combattono a suon di “guasconate” e “rodomontate” di basso conio o sparando “balle” sui provvedimenti che intendono assumere, se governeranno il Paese.

Eppure il clima che portò gli Italiani a recarsi massicciamente alle urne per salvare il nostro ordinamento dalle modifiche suggerite, sia pure in senso molto, lato dal report della J.P. Morgan Chase che voleva indurci a tornare ai tempi del famigerato “ventennio”, c’è tutto.

Certamente, non possono evocarlo per indurre gli Italiani a votare le forze che si sono succedute al governo nel più contenuto e ultimo “decennio nero”, autrici di perverse leggi elettorali e di altri provvedimenti lesivi della libertà dei cittadini, nelle sue varie esplicazioni.

E v’è anche qualche motivo perché non ci provano, neppure, le forze, per così dire, della “protesta” e dell’ “anti-sistema”, quelle che potrebbero beneficiare del “voto di pancia” degli Italiani.

A impedire loro di condannare “apertis verbis” le aberrazioni legislative in materia elettorale (dal Porcellum al Rosatellum) c’è il loro comportamento precedente.

Il Porcellum porta la firma del leghista che definì la propria legge una “porcata”. E il Rosatellum è stato varato con la benedizione del segretario della Lega, affrancatasi dall’aggiunta “Nord” ma non dalle proprie tendenze sotterraneamente illiberali.

Anche nel comportamento dei “Pentastellati” manca chi possa scagliare la prima pietra.

L’attuale leader del Movimento ha sempre mostrato un entusiastico gradimento per la soglia del 40% che, pur non dichiarata costituzionalmente illegittima dalla Consulta, è comunque un’aberrazione dal punto di vista della logica, perché nessuna democrazia al mondo concede un premio a chi non raggiunge il cinquanta più uno per cento degli eletti in Parlamento consentendo a una minoranza di governare contro la volontà di una maggioranza di oppositori; diversi nelle motivazioni ma pur sempre ostili e contrari.

Non è così che si governa in tutti gli Stati civili ed evoluti.

Trasformare una minoranza in maggioranza in grado di governare da sola è in conflitto, oltre che con il raziocinio, anche con il più semplice buon senso.

Non a tutti ciò è molto chiaro, perché spesso dei sistemi elettorali si parla a vanvera.

E’ vero che con il sistema maggioritario uninominale è possibile che governi chi, per effetto del meccanismo elettorale ha meno voti degli avversari nell’intero Paese, ma è altrettanto certo che se la forza politica vincente non ha il cinquanta più uno per cento dei membri del Parlamento, per governare, deve fare quei patti e quelle coalizioni che soltanto in Italia sembrano costituire una sorta di tabù. Nessuno gli regala un surplus di parlamentari, come avviene nel Paese debitore di Mussolini per questa insana trovata.

Comunque, le forze anti-sistema sono ancora in tempo di stendere sugli errori passati un velo pietoso. Sempre che comprendano che, soltanto chiamando al voto gli Italiani con l’unico programma di ristabilire pienamente le regole di una vera democrazia, violate nel “decennio nero” dal Centro Destra e dal Centro Sinistra, la partecipazione potrà raggiungere i livelli del voto sul referendum.

L’obiettivo di ripristinare le regole democratiche per consentire l’elezione di un Parlamento che sia veramente espressione della volontà popolare è di per sé solo sufficiente a giustificare un successo elettorale, senza l’aggiunta di altri programmi ricchi di “ammennicoli” che la gente neppure legge e spesso non capisce.

Se, poi tali forze politiche, avessero l’intelligenza e l’umiltà (la supponenza e la spocchia in politica non pagano mai) di chiedere il sostegno di quei Comitati del No che rappresentarono in modo degno sia la vocazione democratica e sia la perspicacia e la competenza professionale degli Italiani nell’individuare le magagne dello sgangherato testo di riforma costituzionale, la meta dei consensi ottenuti alla votazione referendaria potrebbe anche avvicinarsi di molto.

Il merito che tali forze acquisirebbero agli occhi degli Italiani sarebbe enorme e tale, comunque, da far prevedere un loro successo anche maggiore in una tornata elettorale non sporcata dai meccanismi truffaldini del Rosatellum.

* Il Presidente Mazzella collabora stabilmente con Rivoluzione Liberale da autorevole giurista indipendente.

 

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