Le forze politiche in campo per le elezioni del 4 marzo sembrano non accorgersi del rischio che il partito del non voto, indiscutibilmente già maggioranza relativa nel Paese, arrivi a raggiungere quella assoluta. Il progressivo e costante calo della partecipazione da tempo è stato l’argomento dominante dei commenti dei primi cinque minuti dopo la chiusura delle urne, per venire presto accantonato e dimenticato sin dal momento in cui affluivano i primi exit pool. Questa volta il fenomeno potrebbe diventare così clamoroso che non sarà facile dimenticarsene rapidamente, ma bisognerà tenerne conto.

Le maggiori forze politiche, consapevoli di non rappresentare, come invece era in passato e come sarebbe normale, visioni diverse e contrapposte del futuro, si producono in spericolate promesse elettorali, senza ovviamente curarsi di indicare le risorse alle quali bisognerebbe attingere per soddisfarle. Inoltre, nel confrontarsi tra loro, in mancanza di solidi argomenti, alzano il tono della voce ed il livello della polemica su aspetti che sovente poco o nulla hanno a che vedere con il tema delle elezioni, sfruttando la complice connivenza dei media ed in particolare degli inutili, anzi dannosi, talk show. Gli argomenti prevalenti della campagna elettorale in corso sono la denuncia del un rinnovato pericolo fascista e l’immigrazione clandestina.

Nonostante lo sgomento provocato dal pazzo nazistoide che ha seminato il panico a Macerata, dove solo il caso ha evitato una strage, non credo vi sia una sola persona di buon senso e non faziosa, la quale non consideri tale episodio isolato se non il frutto di una grave turba mentale del suo autore. Invece una sinistra italiana, a corto di argomenti e consapevole di avviarsi ad una clamorosa sconfitta, ha messo in moto tutte le sua batterie mediatiche per amplificare il pur gravissimo episodio, elevandone la portata al rango di pericolo sociale diffuso, con l’obiettivo di diffondere un generale senso di paura, in realtà privo di una ragion d’essere. Il PD ha alzato il livello di allarme fino dichiarare un’imprudenza la proposta di una manifestazione pubblica a Macerata, decidendo in un primo tempo di annullarla, salvo poi cambiare idea per timore di essere scavalcati dai concorrenti di LeU.

Un Paese dalla memoria corta sembra aver dimenticato che negli anni settanta, di fronte ad un pericolo effettivo, determinato dall’azione di estremismi contrapposti (sovente con complicità di servizi segreti stranieri o nazionali deviati) le forze politiche vere di quel tempo (non quelle pret a porter di oggi) seppero dare una risposta unitaria ed ottennero una vittoria dello Stato democratico netta e definitiva. Eppure allora si trattava di gruppi ben armati, addestrati e decisi a tutto, che compirono rapine, ferimenti, omicidi, attentati, stragi e mobilitarono centinaia di attivisti, motivati politicamente, non l’isolato atto di personaggio disturbato mentalmente.

Allo stesso tempo sul tema dell’immigrazione vengono preannunciate espulsioni di massa, senza tener conto che queste materialmente non sono realizzabili, sia per fattori economici, ma principalmente per la carenza di trattati bilaterali con i Paesi di origine, dove tali persone dovrebbero essere rispedite. Il vero problema dell’immigrazione è costituito dalla complicità di organizzazioni di professionisti del salvataggio e gestori di ghetti per l’accoglienza non degni di esseri umani, generosamente sovvenzionati con denaro pubblico, quasi sempre riconducibili a ben identificate parti politiche, avvezze a lucrare parassitariamente sulle finanze pubbliche.

Un approccio più ragionevole indurrebbe a tener conto che la esasperazione dei toni e la corale spinta antipolitica sono all’origine delle spesso immotivate manifestazioni di estremismo (ovviamente con l’eccezione degli isolati casi patologici, come quello di Macerata). Esorcizzare la paura non produce mai nulla di buono!

Nell’ultimo ventennio, oltre l’ottanta per cento della rappresentanza parlamentare si è rinnovata. Basterebbe tale elementare considerazione, per comprendere che non solo non può parlarsi di casta, ma semmai di parlamentari per caso, dilettanti allo sbaraglio, modesti copiatori di programmi da wikipedia o da altri documenti. Il problema reale semmai è che, di fronte alla scarsa qualificazione degli eletti, (rectius dei nominati) la casta ormai quasi onnipotente è quella dei burocrati, ricomprendendo in essa i giudici amministrativi, i quali o incidono direttamente preparando i provvedimenti negli uffici di gabinetto, o indirettamente, annullandoli con le sentenze dei TAR e del Consiglio di Stato.

In questo immenso vuoto del potere politico, che ha perso il suo primato da molto tempo, si è inoltre inserita la magistratura ordinaria, che con decisioni molto libere e utilizzando la cosiddetta interpretazione evolutiva, ha progressivamente assunto un ruolo di supplenza, divenuto inaccettabile, ancorché talvolta reso necessario dalla necessità di colmare vuoti legislativi abnormi.

Se quindi i cittadini disertano le urne, dipende dalla convinzione che il loro voto rischia di limitarsi alla inutile ratifica di quanto deciso da pochi detentori di un potere assoluto, esercitato, grazie a leggi elettorali incostituzionali, finalizzate esclusivamente a ratificare nomine decise preventivamente. All’elettore è riservato soltanto il ruolo di assegnare ad una delle coalizioni in campo la maggioranza, ammesso che, in una situazione essenzialmente tripolare, una sola di esse possa prevalere o che non risulti invece necessario, come è molto probabile, un grande compromesso di palazzo.

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