Nel corso di questo primo periodo di campagna elettorale abbiamo avuto la possibilità di prendere visione delle varie proposte e “promesse” elettorali dei vari partiti e schieramenti.

Premesso che i nostri programmi come Liberali , e in particolare sui temi economici, hanno maggiori affinità con le proposte avanzate dal centrodestra, sono certo che possiamo dare un contributo ulteriore e, dal nostro punto di vista, migliorativo.

In generale tutti gli schieramenti politici promettono l’aumento dei posti di lavoro, utilizzando varie ricette, o meglio, nella maggior parte dei casi , non si capisce nemmeno bene quali misure e provvedimenti saranno adottati per garantire un effettivo aumento dei posti di lavoro.

Il centro sinistra si richiama ai risultati già ottenuti, in termini di aumento dell’occupazione, e quindi promette un affinamento del job’s act, senza scendere troppo nei dettagli, anche perché il ricupero di posti di lavoro, in questi ultimi mesi , è dovuto più a un generale e globale miglioramento dell’economia più che all’effetto di misure specifiche.

Il centro destra prevede un esenzione , o riduzione, contributiva sulle nuove assunzioni per periodi anche di una certa importanza, e il fatto che l’effetto della proposta adozione di una flat tax possa dare nuovo impulso , e risorse, all’economia stimolando quindi le imprese, sia commerciali che industriali, ad assumere.

Partendo dal concetto che , in linea di principio, le misure sopra indicate possano effettivamente determinare un aumento dei posti di lavoro, mi chiedo, e in particolare con riferimento agli sgravi contributivi, se non si possa ulteriormente sviluppare questo concetto passando ad una fase più strutturale e meno speculativamente elettorale.

Posto che è la libera impresa a creare posti di lavoro il cui costo non gravi sulla collettività, e questo è un principio liberale che il tempo, vero galantuomo, ha ormai consolidato e posto in maniera chiara davanti agli occhi di tutti, si devono allora stimolare gli imprenditori con misure che garantiscano un effetto positivo nel lungo termine.

Il mero sgravio contributivo per i nuovi assunti e , comunque, con una scadenza a tempo, non è un incentivo durevole e di valenza tale da creare un “boom” di assunzioni in quanto non è il semplice risparmio dei contributi a determinare le condizioni in base alle quali un impresa decide di assumere, perché si tratta di una facilitazione ma non di una condizione assoluta.

Diversa cosa sarebbe valutare una nuova determinazione del carico contributivo di ciascun dipendente, in maniera tale da farla diventare una misura strutturale e durevole nel tempo, e tale da consentire alle imprese di elaborare nuovi piani industriali e su basi certe anche nel lungo termine.

Su questa premessa ritengo, da Liberale, che dovremmo farci promotori di una revisione totale del calcolo dei contributi sul lavoro dipendente, aprendo un nuovo fronte finalizzato alla creazione di un durevole  sistema contributivo “a Trapezio”.

Detto sistema dovrebbe prevedere un diverso carico contributivo in base all’età e all’esperienza  del dipendente, partendo dal minimo carico contributivo dai 14/18 anni, ad esempio, e facendolo progressivamente salire, parallelamente all’età, fino ai 30 anni, dopodiché si deve stabilizzare per un ciclo di 15 anni, e di nuovo riscendere progressivamente dai 46 anni fino ad arrivare al minimo all’età del pensionamento.

Questo sistema a trapezio si basa sulla considerazione che un lavoratore tra i 30 e i 45 anni possa contare sul miglior rapporto possibile tra stato fisico/ bagaglio di esperienza, e quindi dare il massimo all’azienda per la quale lavora.

In tal senso l’azienda può permettersi di pagare il massimo livello contributivo in quanto ottiene il  miglior rendimento produttivo da parte del dipendente in quella fascia d’età,  mentre nei periodi rispettivamente  di progressiva crescita e “invecchiamento”, col minor rendimento si alleggerisce anche il carico contributivo.

Stabilito il concetto di una contribuzione “a Trapezio” si tratta poi di studiare i parametri contributivi della stessa in maniera da far sì che quanto il lavoratore avrà globalmente accumulato, in termini di versamenti operati dall’azienda, sia sufficiente a garantire una adeguato trattamento pensionistico.

Una reale revisione della flessibilità del mercato del lavoro, affrontare e risolvere una volta per tutte il “tabù” dell’articolo 18 , introdurre misure come quella della contribuzione “a Trapezio”, potrebbero realmente avviare una Rivoluzione Liberale del mercato del lavoro e tale da determinare anni di vera e consolidata crescita dell’occupazione reale.

 

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