“Viviamo in una democrazia apparente – in cui la libertà è forse soltanto un’illusione della nostra mente …”  (Stefano Nasetti)

Per libertà s’intende la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni – ricorrendo alla volontà di ideare e mettere in atto un’azione, mediante una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a realizzarla.

Secondo una concezione non solo kantiana, la libertà è una condizione formale della scelta che, quando si tramuterà in atto, in azione concreta, risentirà necessariamente dei condizionamenti che le vengono dal mondo reale, sottoposto alle leggi fisiche necessitanti, o da situazioni determinanti di altra natura.

Nella coscienza dell’umanità di oggi la libertà appare largamente come il bene più alto, al quale tutti gli altri beni sono subordinati.

La libertà di espressione del pensiero ha sempre la preminenza su ogni altro valore morale.

Vivere liberi o morire!” era il motto dei Giacobini di Robespierre.

Le società contemporanee sono sempre più avvolte da una gigantesca rete che sta progressivamente imponendo il suo modello culturale.

Il processo è in corso da tempo, grazie allo sviluppo di una vasta gamma di strumenti di controllo che regolamentano e limitano la libertà d’azione, si pensi solo all’effetto di omologazione culturale che viene prodotto dei social network.

Questi infatti – dovendo perseguire delle logiche di standardizzazione – tendono a ridurre la ricchezza posseduta dalla personalità di ciascun individuo a poche informazioni e costringono a comunicare attraverso dei format tecnici impoveriti e rigidamente stabiliti (da altri) in precedenza.

L’indebolimento progressivo del potere esercitato centralmente dagli Stati potrebbe creare in apparenza una maggiore libertà d’azione da parte dell’individuo, ma consente invece – a soggetti più potenti – d’imporre progressivamente il proprio potere e di dare vita a delle disparità sul piano della capacità di utilizzo, di influenza e di condizionamento.

La Rete, infatti può utilizzare il suo potere d’influenza sia a livello globale che in specifiche e pre-determinate aree geo-politiche.

In questi giorni di campagna elettorale mi è capitato di riflettere sulla questione della libertà individuale.

L’uomo è creato libero, è libero, foss’anche nato in catene“, ha detto Friedrich von Schiller.

Non è questa una frase per consolare gli schiavi con una riflessione metafisica, ma una parola di lotta, una “massima d’azione”.

L’uomo possiede fin da sempre diritti, che devono essere fatti valere perché vi sia giustizia.

La libertà non viene concessa all’uomo dall’esterno, Egli ne ha un diritto per il fatto che è “stato creato” libero – da una tale riflessione si è sviluppata l’idea dei diritti dell’uomo come Magna Charta del moderno movimento della libertà.

Merita approfondire il concetto di come la delega del potere venga effettuata e – chi abbia la possibilità di controllare – se quanto delegato sia stato realizzato e come.

Anche la democrazia di Atene ai tempi di Pericle – senza nulla togliere al principio che ha una sua validità – era basata su una partecipazione effettiva abbastanza ridotta.

Così come ai tempi dell’illuminismo, che proclamava l’idea del tutto innovativa dell’uguaglianza, i sovrani concessero alcune riforme al popolo per dare un’ idea di libertà e cambiamento

Nell’illuminismo moderno, questa linea di pensiero si potrà ritrovare nel fatto quale pretesa della libertà come un diritto naturale, nei confronti delle forme di autorità costituite e soprattutto come rivendicazione dei diritti dell’individuo nei confronti dello Stato, e delle Istituzioni in genere.

L’uomo (inteso come singolo individuo) viene prima di tutto – considerato che egli ha dei diritti naturali di fronte alla comunità.

Le istituzioni (lo Stato) appaiono tutte come poli opposti alle libertà individuali, mentre appare come portatore della libertà il singolo individuo, mentre come meta finale della libertà c’è il raggiungimento piena emancipazione dell’individuo.

La sensazione che le democrazie moderne non siano ancora la forma giusta per la tutela della libertà individuali è un pensiero abbastanza generale.

La critica marxista della democrazia non può facilmente essere messa (ed oggi in Italia più che mai) da parte:

Quanto libere sono le elezioni?

Quanto è manipolata la volontà mediante la pubblicità, dunque tramite il capitale, tramite alcuni padroni dell’opinione pubblica?

Non esiste forse la nuova oligarchia di coloro che determinano che cosa è moderno e progressista, che cosa deve pensare una persona illuminata?

La crudeltà di questa oligarchia, la sua possibilità di condanne pubbliche, è da tempo conosciuta. Chi volesse opporsi è un nemico della libertà, perché egli impedisce la libera espressione del pensiero. E che cosa dire della formazione del consenso negli organi di rappresentanza democratica?

Chi potrebbe ancora credere che il bene comune sia ivi l’elemento davvero determinante?

Chi potrebbe dubitare del potere di interessi, le cui mani sporche divengono visibili sempre più di frequente?

E più in generale: il sistema della maggioranza e minoranza è veramente un sistema di libertà?

E associazioni di interessi di ogni tipo non stanno diventando decisamente più forti della rappresentanza propriamente politica, del Parlamento? “

In questo groviglio di poteri cresce in modo sempre più minaccioso il problema dell’ingovernabilità: la volontà di affermazione dei diritti dei gruppi opposti blocca, soffoca ed opprime la libertà dell’insieme. 

È evidente che la crisi della libertà, nella quale oggi ci troviamo, è motivata da un concetto di libertà non chiarito e unilaterale.

Da una parte si è isolato il concetto di libertà falsificandolo: la libertà è un bene, ma lo è solo in unione con altri beni, con i quali costituisce una totalità inscindibile.

Dall’altra si è ristretto il concetto di libertà ai diritti individuali di libertà e lo si è così privato della sua verità umana.

Ci sono poi due diverse maniere di sentirsi liberi: una accompagnata da ignoranza e una accompagnata da conoscenza.

Ovvero ci si potrebbe sentire liberi senza sapere che potremmo sentirci molto più liberi, come il servo della gleba che non riusciva a immaginare un mondo in cui lui non fosse servo; oppure ci si può sentire liberi consapevoli di tutte le possibilità che ci sono date.

La liberazione consiste proprio nell’acquisizione della consapevolezza delle nostre possibilità di uomini e la libertà interiore pienamente realizzata diventa il “sentirsi liberi”.

Il problema politico è invece quello di realizzare una società in cui gli uomini pienamente consapevoli si sentano massimamente liberi.

L’agire politico dovrebbe legittimarsi per il fatto di favorire la libertà.

Gli italiani si sono finanzi illusi – di conservare la libertà individuale – chiedendo il massimo della sicurezza sociale, senza rendersi conto questo ha comportato la statizzazione della libertà e pertanto la cessione della sovranità da parte dell’individuo allo Stato, in pratica, più il potere aumenta le sue funzioni, più diminuiscono, sotto un’apparente sicurezza, le libertà civili e morali dei mortali.

Ecco perché lo Stato va affrontato anche come questione gnoseologica – non sa tutto, non può tutto, non deve sapere tutto, non deve fare tutto – e la verità si manifesta come critica dei poteri e di un sapere indebito che mira a privarci della nostra prima libertà e nostro primo dovere: il governo di noi stessi.

La libertà degli uomini è una libertà nella coesistenza delle libertà – solo così essa è autentica – cioè è conforme alla reale condizione dell’uomo.

La libertà è un bene che sembra interessare a pochi, che spesso confligge con le professioni, la si sacrifica molto spesso per convenienza ed opportunità personali – ma chi la ama come l’aria è disposto a morire per mantenerla. 

L’unica priorità della libertà è se stessa – essa stessa sta persino al di sopra del suo portatore.

“Il mio ideale politico è l’ideale democratico.

Ciascuno deve essere rispettato nella sua personalità e nessuno deve essere idolatrato.

Per me l’elemento prezioso nell’ingranaggio dell’umanità non è lo Stato, ma è l’individuo creatore e sensibile, è insomma la personalità – è questa sola che crea il nobile e sublime – mentre la massa è stolida nel pensiero e limitata nei suoi sentimenti.”  (Cit. Albert Einstein)

 

 

 

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