A volte capita: quando i tempi sono maturi per un cambiamento, alcune “antenne” captano il segnale.
I lettori più attenti e assidui della mia OPINIONE sanno che RIVOLUZIONE LIBERALE, pur nella voce di un suo editorialista “indipendente”, aveva previsto il successo in Italia dei movimenti di protesta; quelli che si univano idealmente al “Non se ne può più” espresso a chiara voce dalla Brexit degli Inglesi, dall’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti d’America e di Sebastian Kurz in Austria; oltre che dai moti di rivolta di Lindner in Germania e dell’ala socialista, soffocata da Schulz.
Con l’aiuto del web, l’Occidente degli establishment, dei mezzi d’informazione di massa (stampa e radiotelevisione), dei leader politici allevati in vitro in consorterie a ciò deputate e catapultati, per reggere il moccolo a beneficio del sistema bancario, in Paesi di antica tradizione d’autonomia e d’indipendenza, tutti, dico tutti, ugualmente asserviti al potere finanziario mondiale (arroccato nel palazzi di vetro-cemento della City e di Wall Strett e fautore di un ritorno al fascismo, come dimostra con buona evidenza il famigerato report della J.P. Morgan Chase diretto, nelle intenzioni degli estensori, a porre un argine agli effetti perversi, sul piano della convivenza civile, dell’anarchia liberista e della globalizzazione umana e schiavistica, cinicamente favorita per aiutare l’industria manifatturiera in crisi di competitività a restituire i mutui agli Istituti di credito) esce sconfitto anche in Italia. Il Bel Paese, in un sussulto d’orgoglio popolare (certamente non condiviso dalla pavida e imbelle borghesia salottiera), dimostra di non essere più il fanalino di coda di un’Europa gestita dalla Merkel e da Macron, come se si trattasse di una res appartenente solo alla loro Ditta.
E’ troppo presto per fare ipotesi sul dopo-voto, anche se la via sembra tracciata. L’Italia s’è divisa tra chi ha manifestato la sua protesta contro le truffe elettorali, il malcostume politico, la corruzione endemica della vita amministrativa, lo strapotere dei burocrati di Bruxelles (giunto sino al limite di alterare la Costituzione dei Paesi membri: Vedi, per l’Italia, l’articolo 81) e il marionettismo politico pilotato dai burattinai di Wall Street e della City e chi, invece, vivacchiava bene nella melma che stava soffocando il Paese o non aveva il coraggio di trasformare in un voto (definito dispregiativamente dai mass-media padronali “di pancia”) il proprio disgusto.
Longanesi, in suo aforisma, diceva che in Italia non mancava la libertà ma mancavano gli uomini liberi.
Se fosse ancora vivo, il caustico Leo sarebbe felice di essere stato smentito dal voto del 4 Marzo 2018.

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