Si è parlato molto della somiglianza del Presidente Sarkozy con il giovane Bonaparte, soprattutto il Bonaparte dei primi anni, quello del Consolato del 1799. L’originalità del bonapartismo, stava nell’aver saputo giocolare tra rottura e tradizione, tra ordine e movimento e in questo, la politica di Sarkozy soddisfa pienamente le caratterisriche bonapartistiche. Sarkozy – come il giovane Bonaparte – presiede, governa, ispira, applica, riceve, persuade, dissuade, odia chi gli oppone resistenza ma non ha pietà per i docili e i conformisti. Già durante il conflitto tra Russia e Georgia, che rischiava per finire con un protettorato di Putin su Tblissi, il Presidente francese aveva preso la situazione in mano, era volato a Mosca, poi in Georgia, facendo vacillare i rituali diplomatici, scavalcando le lente procedure europee nel negoziare, per strappare un cessate il fuoco al contempo frustrante e risolutivo. Per la prima volta, l’UE si era comportata come un attore decisivo nel risolvere un conflitto nato alle sue porte, perché per la prima volta il Presidente in carica al Consiglio d’Europa aveva agito come leader carismatico. In tempo di crisi Sarkozy aveva bonapartizzato l’Europa. Ma oggi cosa accade? Quali sono le sue mire ?

La Francia è attiva simultaneamente su tre teatri di guerra, in Afghanistan, in Libia e in Costa d’Avorio. Con la presidenza dei G20 e il summit dei G8 a Deauville l’onnipresenza francese si concretizzerà ancora in numerosi casi. A Deauville vuole mobilizzare la comunità internazionale in favore del “nuovo” Egitto ( ma Sarkozy non era grande amico di Mubarak? ), alla riunione del gruppo di contatto di Doha vuole che il CNT libico ( Consiglio nazionale di Transizione ) partecipi attivamente ai lavori. Ma quello che lui chiama aiuto umanitario non convince. E’ vero che ha avuto la furbizia di agire sempre e solo in nome delle Nazioni Unite ( risoluzioni 1973 e 1975 per libia e Costa d’Avorio ), ma i ricordi della “Françafrique” sono ancora vicini, questo sistema opaco volto ad influenzare la politica, l’economia, la finanza dei “petro-dittatori” messo in piedi da De Gaulle è una vera macchina da soldi alla quale è difficile rinunciare, il discorso di Dakar è ancora nelle orecchie di molti africani, e le mire sulla Libia hanno radici profonde.

Nel 1912, mentre l’Italia combatteva in Libia, Italia e Francia finirono davanti alla Corte di Giustizia dell’Aja per un problema di “sicurezza” nelle acque antistanti Tripoli, nel 1970, quando Gheddafi cacciò gli italiani, la Francia era già lì pronta a vendere i suoi aerei militari, e nel 2010 una dichiarazione del Capo della divisione Nord Africa all’Eliseo, mostra tutta la frustrazione nelle relazioni con i libici “solo gli italiani si assicurano tutti i contratti – dice – i francesi hanno mandato diversi segnali di amicizia, ma credono che non siano affatto contraccambiati dai libici” ( ma chi si era accampato sui Champs Elysées nel dicembre del 2007 ? ). Per non parlare dei viaggi in Marocco, Giordania, Egitto, Algeria, Arabia Saudita… Per la prima volta dal 1949, la NATO è coinvolta in operazioni militari che non vedono gli USA in testa ma la Francia, proprio quella Francia che l’aveva abbandonata e vi era appena rientrata. Che lei faccia da nazione di riferimento è quasi un paradosso… Tutto questo avrà un impatto sulla popolarità di Sarkozy, in vista della nuova corsa all’Eliseo nel 2012? Lui non sembra far calcoli, pensa che questo attivismo sia un bene per il morale dei francesi, alla resa dei conti saranno loro a decidere.

Il giovane Bonaparte ardente conquistatore potrebbe non dispiacere ed essere “sopportato” dai “colleghi” occidentali, se il suo operato servisse a “svegliare” e ricompattare l’Europa, a creare un nuovo occidente euro-americano. Il Napoleone autocrate che vuole governare l’Europa (e non solo) però non sarebbe gradito. I tempi sono cambiati, il sistema monologico dominante è risultato essere un gigante dai piedi d’argilla. Se Sarkozy non sta attento ad esagerare e non si mostra convincente il suo piedistallo potrebbe creparsi e diventare pericoloso.

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