Una valutazione serena, oggettiva e ragionevole degli interessi delle forze politiche in campo nel Bel Paese induce a ritenere molto verosimile un ritorno alle urne in breve tempo. E ciò nonostante i gridi d’allarme di Bruxelles. Oltre tutto l’Unione Europea, accusando il precedente governo italiano di aver fatto solo buchi nell’acqua, perché il debito pubblico è cresciuto, perché la disoccupazione è in aumento e perché le riforme sono state del tutto inadeguate al bisogno, non fa altro che portare acqua al mulino dei partiti “antisistema” che sull’incapacità dei burocrati di Bruxelles e dei fedeli governanti italiani alle loro direttive di cavare un ragno dal buco hanno costruito il recente successo elettorale. Le considerazioni a base della mia –non ottimistica- previsione sulla formazione di un governo sono molteplici.

Non è agevole sconfiggere un “sistema di potere” che, grazie al liberismo sfrenato e alla globalizzazione crescente, si è arroccato intorno al potere finanziario, bancario e massmediatico mondiale e ne segue pedissequamente le indicazioni. Senza il web sarebbe stato addirittura impossibile anche soltanto scalfirlo. Anche, però, dove una breccia nella roccaforte è stata aperta, il lavoro ai fianchi di Trump, della May, di Kurz è stato ed è reso difficile: a) da una stampa e di una radiotelevisione costantemente e programmaticamente a loro ostile, b) dall’acquisizione cinica e spregiudicata del consenso di uomini politici disponibili a ogni forma di corruzione (dall’infedeltà al capo, al tradimento, al voltafaccia più plateale), c) dalla spregiudicata utilizzazione di fake news, talora inventate di sana pianta, per gettare fango su leader non graditi.

Non è facile e chi si cimenta in tale compito deve avere alle spalle un forte consenso delle masse popolari, contare su una persuasione diffusa capillarmente circa il rischio che corre la libertà individuale in un mondo governato dagli ex gnomi delle banche svizzere diventati, con l’espansione capitalistica, i giganti dell’alta Finanza, asserragliati a Wall Street e alla City, vere enclave ben occultate e fortezze inespugnabili nelle città di New York e di Londra (divenute le capitali “effettive” di establishment di due Paesi considerati non più “amici” dai “Paperon dei Paperoni mondiali”).

In Italia una tale sfida nelle condizioni attuali di frammentazione partitica, resa più ingarbugliata dagli accrocchi forzati dell’inqualificabile legge elettorale detta “Rosatellum” (vero campione di insipienza politica e giuridica che ha reso ridicolmente impossibile la stessa “truffa” che si voleva realizzare), sarebbe ancora più irta di difficoltà. Per dare un senso e soprattutto una forza dirompente all’operazione e per essere efficacemente collegata con la protesta, già manifestatasi negli Stati Uniti d’America, nel Regno Unito di Gran Bretagna e in Austria e in via di esplosione in Germania e in altri Paesi dell’Unione Europea, essa dovrebbe essere molto più consistente ed omogenea.

In definitiva, anche se, in un’ipotesi che, per motivi vari, appare molto improbabile, le due forze “antisistema”, il Movimento delle Cinque Stelle e la Lega, si unissero per dare insieme un governo al Paese, corrispondendo, peraltro, al desiderio sinora espresso dagli elettori in un sondaggio di Sky, gli ostacoli da superare sarebbero tanto numerosi da scoraggiare i suoi protagonisti.

In primo luogo a causa della presenza di una stampa che è quasi totalmente ostile. Neppure l’indipendente e libero “Il fatto quotidiano”, infatti, per effetto delle sue diverse e spesso non conciliabili “anime” (ora nostalgiche di un vetero-comunismo, più sognato che mai visto realizzato, ora visceralmente anti-trumpiane, ora irridenti per un gusto oscillante tra il narcisismo personalistico e l’iconoclastia per partito preso e così via) potrebbe costituire un sostegno per la loro azione comune “antisistema”.

C’è da dire, poi, che i due “movimenti anti-sistema” possono nutrire la fondata speranza di una grande, ulteriore crescita. Il Partito Democratico e Forza Italia rischiano di diventare, anche repentinamente, l’ombra dei partiti attuali, se si lascia progredire, pur senza alcuna interferenza estranea, l’erosione in atto. Occorre solo quel po’ di tempo che il bruco chiede per forare la corteccia della noce.

D’altronde, è innegabile che essi siano i partiti che hanno rappresentato, al peggio, il sistema di potere telecomandato dai poteri finanziari mondiali e imposto dai burocrati di Bruxelles, pur con diversa accentuazione per così dire “di base” e differente apprezzamento in apicibus, se è vero, come taluno ha affermato, che una sorta di “golpe” incruento fece sostituire prima Monti, poi Letta e infine Renzi a un claudicante Berlusconi (cui è stato concesso vanamente, prima delle elezioni, un po’ d’ossigeno solo per aiutarlo a fronteggiare il M5S e a irrobustirsi nei confronti della Lega).

Dal Porcellum al Rosatellum, passando per l’Italicum, il Centro-Destra e il Centro-Sinistra hanno dato all’Italia le peggiori leggi elettorali mai avute, quelle che hanno caratterizzato il “decennio nero”.

I loro governi non hanno fatto nulla per arrestare la crescita del debito pubblico né per porre un argine alla corruzione; non hanno saputo beneficiare della ripresa economica europea, facendo restare il tasso di produttività al livellompiù basso; hanno assistito impotenti a una trasfigurazione del tessuto sociale determinata da un’immigrazione selvaggia e incontrollata; sono stati inutili e inconcludenti a Bruxelles, facendosi trattare come un inutile fanalino di coda dell’Unione. Gli Italiani l’hanno capito e li hanno penalizzati, nei limiti consentiti da una legge elettorale che ha consentito recuperi e ripescaggi vergognosi.

Per concludere: i due Movimenti “anti-sistema”, finite, ci si augura in breve tempo, le schermaglie “furbesche” (oltretutto poco producenti, perché decisamente ingenue e tipiche di politici “parolai” molto “provinciali”) della fase precedente alle consultazioni del Capo dello Stato, non hanno, in buona sostanza, alcuno interesse ad accordarsi per un’azione comune o con altri partner politici, se non limitatamente all’approvazione di un sistema elettorale degno di un Paese civile e veramente democratico (non importa se proporzionale puro con liste ad ampia scelta di preferenze o maggioritario uninominale, purché l’uno o l’altro senza marchingegni truffaldini) per le prossime elezioni, che appaiono inevitabili in mancanza di maggioranze diverse senza di essi. Libera dagli accrocchi vergognosi e penalizzanti del “Rosatellum”, la Lega vedrebbe crescere i suoi consensi per l’irreversibile declino la Forza Italia e il Movimento Cinque Stelle beneficerebbe, in maggior misura, della debàcle che s’avvia ad essere definitiva del PD (alla pari, peraltro, di tutte le social-democrazie dell’Unione).

D’altro canto, per sradicare dal Bel Paese un sistema inveterato e incallito di corruzione e di prono servilismo alle direttive, sotterranee ed occulte, delle centrali finanziarie mondiali, mediate dall’Unione Europea, la situazione determinatasi con le ultime elezioni non è l’ideale.

I due Movimenti, pur senza dirlo, perché chi afferma di volere le elezioni, solitamente le perde, continueranno a proclamare una tenace e persistente disponibilità a governare, ma gli Italiani farebbero bene a prepararsi per un ritorno alle urne, trovando, questa volta, ancora più coraggio per consentire che il Paese compia veramente una svolta rispetto alla politica servile fin qui perseguita sia nei confronti della burocrazia di Bruxelles sia dei Paperon dei Paperoni di Wall Street e della City.

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