A differenza dell’Italia, dove il moto di protesta contro lo strapotere finanziario di New York e della City e avverso l’inettitudine dell’Unione Europea a dare direttive utili a sollevare il Paese dalla crisi economica è sorto ed è cresciuto in modo ruspante, articolandosi su due tronconi che faticano a cogliere anche le note che li accomunano, la Francia sembra volersi muovere in modo più scientifico e razionale, consapevole, forse, delle sue maggiori difficoltà nella situazione data.
Marine Le Pen per il XVI Congresso del suo partito a Lille ha invitato, in pompa magna, Steve Bannon, l’ex consigliere di Donald Trump (anche se oggi è in rottura con la Casa Bianca); uomo che continua a essere considerato dalle élite finanziarie mondiali il nemico da battere n.1. Gli ha chiesto lumi per costituire una nuova forza politica diretta a svolgere un’azione di liberazione della Francia dal servaggio congiunto delle centrali finanziarie mondiali e dell’Unione Europea.
Bannon è riconosciuto come la guida intellettuale di chi ha saputo detronizzare, politicamente parlando, gli establishment inglese e statunitensi dell’epoca precedente alla Brexit e all’elezione di Trump, che erano vicini o secondo i più, erano addirittura pilotati dagli uffici ovattati e riservati di Wall Street e della City.
Le idee dell’esperto nord-americano di strategie politiche sono note.
Nel giudizio di Bannon, i governanti eletti nei vari Stati membri dell’Unione Europea, da un popolo, psicologicamente poco sovrano, perché intontito da un bombardamento mediatico di stampa e di radio-televisione (che sono, com’è noto saldamente nelle mani della grande Finanza), sono tuttora condizionati dalle direttive occulte dei Paperon dei Paperoni di New York e di Londra.
In altre parole, nell’esercizio della loro azione esecutiva quei leader politici, di destra e/o di sinistra, aiutati efficacemente a prendere il potere, si muoverebbero come marionette manovrate da nascosti burattinai.
Secondo l’esponente Statunitense, oggi, però, la musica starebbe per cambiare: “La Storia è dalla nostra parte!” – ha detto al palazzo dei congressi di Lille, dove Marine Le Pen era, naturalmente, in prima fila.
Non era, quella la prima presenza di Bannon in Europa. La consulenza dell’uomo è ormai molto richiesta pure in altri Paesi dell’Unione Europea, che anche a giudizio degli esponenti della “protesta”, è rimasta l’ultima spiaggia del liberismo sfrenato, voluto da “globalizzatori” impenitenti.
Bannon afferma di volere interpretare la volontà delle popolazioni Occidentali per suggerire, a forze politiche libere e indipendenti, azioni dirette a far riprendere “in mano alla gente” il proprio destino.
Da “liberale” (evidentemente “non liberista”, in base alla distinzione da me esposta su questo giornale) si sente impegnato su ogni fronte, dove cittadini lucidi e non obnubilati dalle fole inventate dai partiti tradizionali, hanno deciso o decidono di cominciare a lottare strenuamente per riprendersi quelle libertà di cui sentono di essere stati privati dai meccanismi autoritari e illiberali dei gestori, occulti e ben protetti, del potere finanziario.
Senonché è facile prevedere che il Fronte che in Francia si denomina Nazionale e che fa capo a Marine Le Pen sarà, con buona probabilità, per Steve Bannon il peggiore dei problemi che, sinora, è stato chiamato a risolvere e procurerà anche ai suoi leader, aderenti e convinti seguaci, seri e molteplici grattacapi.
Dalle fortezze di Wall Street e della City, attraverso i mass media da esse controllati, le artiglierie pronte a una strategia offensiva sempre più aggressiva, spareranno i soliti epiteti ingiuriosi e le pesanti accuse, il cui effetto si ritiene assolutamente collaudato, per intimorire i cittadini benpensanti e timorosi, soprattutto se accompagnate da urla adeguate e veementi.
Parlare, però, solo di xenofobi, razzisti, disfattisti, antisemiti, nichilisti, nazionalisti, patriottardi, sovranisti, populisti (manca nell’elenco l’ingiuria di “putinisti”, che è di nuovo, italico conio e non si è ancora sufficientemente diffusa tra i “moschettieri del vituperio politico” che abbondano in ogni Paese, soprattutto se forniti di adeguati titoli di studio) non sarà ritenuto, verosimilmente, sufficiente in Francia: su tutti gli insulti è molto probabile che campeggerà quello di “fascista”, in considerazione delle origini dichiarate di quel Partito.
Secondo Bannon, non ci sarebbe da preoccuparsi gran che: ognuno fa il suo gioco e la controffensiva dei Finanzieri e dei Tycoon dell’ Informazione risponderebbe soltanto al bisogno, considerato irrinunciabile, di garantire la prosecuzione dei buoni affari delle Banche, ottenuti invocando, in antitesi alle ingiurie rivolte alla protesta, vecchi e collaudati Valori, definiti ora “nobili e buoni”, ora “umani e umanitari” dai rappresentanti del vecchio sistema politico (che egli giudica sostanzialmente tirannico, perché intriso di verità, religiose o filosofiche, inconfutabili e dogmatiche, che nessuno ha la libertà di discutere).
In realtà, l’esperto nord-americano non tiene conto che in Francia la protesta francese, dopo la debàcle di Fillon e del Gollismo, è rimasta soltanto nelle mani di Marine Le Pen che sotto il nome battagliero di Front National, dato dal padre Jean Marie a un partito che si collocava all’estrema destra del Parlamento, vanamente tenta di raccogliere sotto quella bandiera i rappresentanti moderati e sicuramente antifascisti e con propensioni liberali.
Tali cittadini, pur amareggiati dalla politica, ritenuta scialba e servile di Emmanuel Macron nei confronti dell’Unione Europea (e di conseguenza dei poteri finanziari mondiali su di essa ancora dominanti) hanno riluttanza ad associarsi a un Partito che in passato ha dato segnali di notevole estremismo destrorso.
La protesta capeggiata da Marine Le Pen difficilmente potrà portarsi e svilupparsi su basi a-ideologiche se non anti-ideologiche, com’è avvenuto e avviene altrove.
E’ vero che la combattiva figlia di Jean Marie ha dichiarato che il suo Movimento ha cambiato natura; anzi gli ha dato il nuovo nome di Rassemblement in luogo di Front , promettendo un diverso logo e un più articolato programma politico; ma basterà?
In Italia, gli ex fascisti, avendo scelto una denominazione simile a quella francese (Alleanza nazionale) hanno pensato di mutarla in quella, risorgimentale e “mameliana” di “Fratelli d’Italia” e anche con tale nuovo nome hanno avuto risultati positivi molto scarsi. Forse neppure chiamando il suo Movimento “Douce France”, termine certamente più mite e accattivante, la Le Pen riuscirebbe a convincere i suoi connazionali a darle fiducia piena.
Comunque, Steve Bannon saprà certamente consigliarla per il meglio al fine di far dimenticare il passato fascista del Front; nella consapevolezza che non sarà impresa da poco.
E ciò, non a causa del significato guerresco della parola Front o degli epiteti oltraggiosi che la cultura gauchiste, dominante in Francia, nonostante una significativa presenza (presso che inesistente, invece, in Italia) di illustri intellettuali della parte opposta, ha sempre riversato sui “Nazionalisti”; ma soprattutto a causa del cognome che Marine porta.
In Italia, la quasi-totalità della stampa ha dato un rilievo solo cronachistico all’evento congressuale francese, evitando di prendere posizione sul contenuto del messaggio proveniente da Lille.
Anche, da noi, d’altronde, i giornali della “protesta” sono pochissimi e quelli esistenti si muovono in direzioni varie, disarticolate e spesso confuse, a causa della persistenza, in chi scrive su di essi, di vecchi e diversi orientamenti maturati in passate, tradizionali milizie politiche.

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