Ora che abbiamo assistito alla debàcle, certamente non cruenta né violenta, ma nondimeno rovinosa e umiliante dei protervi protagonisti del “decennio nero”, esponenti di un vero e proprio  “regime”, tanto amato dalla J.P. Morgan Chase e dai suoi consulenti d’oro (Tony Blair e altri), c’è da augurarsi che anche la sua ombra lunga  cessi di oscurare ancora la nostra democrazia.

Ciò che è avvenuto dall’approvazione e dall’entrata in vigore della legge definita dal suo stesso relatore “una porcata” (e quindi da Giovanni Sartori soprannominata; porcellum) all’elezione dell’attuale Parlamento, avvenuta anch’essa con un meccanismo perverso ideato dal democratico Rosati (detto: rosatellum) deve essere brevemente ricordato.

Un Parlamento costituzionalmente illegittimo, perché dichiarato tale dalla Consulta, è restato in carica, a dispetto della norma contenuta nell’articolo 136 della nostra carta fondamentale che prevede la cessazione dell’efficacia della norma dichiarata non conforme alla Costituzione “dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione”, fino alla scadenza naturale della legislatura; come, secondo il linguaggio dei giuristi, se la sentenza della Corte Costituzionale non vi fosse stata: tamquam non esset.

Il fatto, per quanto inquietante per le gravi conseguenze ricadenti su tutto il sistema istituzionale del nostro Paese, non ha mai suscitato, sui mass-media mondiali (probabilmente, a causa della loro supposta e molto verosimile appartenenza alle élite della finanza e dell’informazione, favorevoli a regimi autoritari) lo sdegno che avrebbe, invece, dovuto procurare.

Orbene, una tale aberrante situazione non può essere unicamente messa nel bagaglio dei brutti ricordi: si deve sperare che sia rimossa, almeno nei suoi aspetti più gravi.

Pur senza scomodare il rigore di Kant, chi sarà tenuto a reggere le sorti della nostra Repubblica, oltraggiata dalla presenza nel suo ordinamento di ben tre leggi elettorali certamente antidemocratiche, non dovrebbe far finta di niente e dovrebbe, invece, preoccuparsi di curare le ferite inferte al nostro sistema istituzionale dalla protervia di uomini politici rotti a ogni esperienza di corruzione e malgoverno.

E’ fin troppo facile prevedere che l’impresa non sarà né facile né rapida,  anche per l’assenza di persone, nell’agone politico, di buona competenza giuridica e amministrativa. E ciò a causa di un atteggiamento un po’ snobistico e un po’ sollecitato e favorito con acta concludentia dalle nuove forze politiche emergenti.

Dovrebbe essere chiaro, però, che l’opera di bonifica non potrà farla un Parlamento che, anche se non dichiarato, sino a questo momento, costituzionalmente illegittimo, è nato storto e zoppicante proprio a causa della sgangherata e truffaldina legge che ne ha consentito  l’elezione.

Gli attuali eletti sono in causa turpitudinis, pari a quella degli uomini politici  finalmente mandati a casa: pur se hanno la situazione migliore che i Romani attribuivano ai possidentes (In pari causa turpitudinis, melior est condicio possidentis, recitava l’antico brocardo).

Ben possono, quindi, “riscattarsi” dalla “mala nascita” con atti adeguati a ridare credibilità a un Paese che, dopo il “decennio nero” sembra averla persa tutta.

D’altronde, se gli elettori italiani hanno severamente punito, con il loro voto contrario, gli autori (peraltro, di “multiforme colore politico”) dello “inguacchio”  è verosimile che s’attendano, dagli eletti, comunque chiaramente premiati dal loro consenso, l’eliminazione di tutte le conseguenze del pastrocchio. E ciò per ridare smalto alle Istituzioni su cui si è estesa la predetta ombra lunga del “decennio nero” e ridare ai cittadini quella fiducia in esse, compromessa dal “male agire” di uomini politici, assurti, in modo anomalo e particolarmente  inquietante (per le modalità di scelta),  ai vertici della vita politica italiana.

Difficilmente, gli Italiani accetterebbero, infatti, le malefiche, ulteriori applicazioni di un “perdonismo”, falsamente “buonista” e subdolamente “interessato” che ha rappresentato la cifra di riconoscimento delle forze politiche che hanno sin qui malgovernato il Paese.

E’ fin troppo chiaro che l’Italia non può riprendere un cammino soddisfacente, o almeno accettabile, se  chi ha ricevuto l’investitura popolare ed è consapevole del “mal fatto” non fa, come suol dirsi, “piazza pulita”.

E ciò per riconquistare, anche a livello internazionale, la fiducia di quei Paesi che hanno dimostrato di saper rompere con un passato di intrighi politici e di compromessi morali e si sono posti (o vogliono porsi) sulla strada che li sottrae all’egemonia del potere finanziario mondiale (o di altri poteri, comunque, esterni) per cogliere nuovamente, secondo le regole auree della democrazia, gli umori veri, concreti e tangibili delle popolazioni. Al fine, ovvio, di ridare serenità, sicurezza e benessere entro i limiti di quei confini territoriali (che sono gli unici non astratti e praticamente verificabili) che hanno sempre caratterizzato l’esistenza di collettività coese, omogenee o bene integrate.

I nuovi governanti che hanno già dimostrato di essere insensibili alle “sirene” di un sistema mass-mediatico totalmente nelle mani delle élite finanziarie e industriali più potenti del mondo, e che hanno saputo utilizzare i nuovi spazi di libertà offerti dal Web, sanno che a loro guardano anche molti cittadini Euro-continentali insofferenti  della situazione attuale, dove un’Unione Europea di burocrati ben pagati, impotente o connivente, vede prevalere, nei vari Paesi-membri,  missi dominici, catapultati ai vertici di governo, dopo essere stati coltivati e allevati in vitro negli ambulacri di Wall Street e della City; pur dopo le sonore sconfitte della Brexit e dell’elezione di Donald Trump.

In conclusione,  una nuova moderata e civile “Resistenza” ai protagonisti del “decennio nero”, risparmi agli abitanti del Bel Paese ogni eccesso, sottraendo materiale ai futuri libri di Giampaolo Pansa: lasci, quindi, in quieto riposo chi si era illuso di avere i poteri, per giunta prepotentemente esercitandoli, di un monarca assoluto o di erede del maestro di Predappio; ma ci liberi dall’ombra lunga di un periodo buio, ridandoci una legge elettorale adeguata a un Paese civile e veramente democratico.

Il resto verrà dopo: un ritrovato clima di correttezza politico-amministrativa, stimolerà certamente una solida rinascita del Paese; come, del resto, è già avvenuto nel dopoguerra e come ancora può accadere.

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