La quiete dopo la tempesta. Il titolo della nota poesia di Giacomo Leopardi fa da cornice all’attuale stato delle cose a circa due settimane dal voto. I toni dei leaders politici si sono distesi, l’atmosfera che si respira è meno “frizzante”, le esuberanze sembrano essersi placate, le attese svanite, le gioie e le delusioni puntualmente arrivate.
A mente fredda la lettura degli eventi risulta più facile, le analisi meno viziate dall’emotività del momento, dall’euforia dei voti presi o dalla tristezza di quelli persi.
Tutto appare più limpido, chiaro, cristallino.
Svanita la trance agonistica durante la quale i corpi e le menti sono assorbite dal duello elettorale la distensione prende il sopravvento e con essa una fase di immediato relax psicofisico.
Questo per tanti è il momento del riposo dopo il turbinio di una campagna elettorale caratterizzata da frasi ad effetto spesso gridate, da proposte irrealizzabili, da slogan immaginifici e da stressanti comparsate in Tv.
Quella appena passata sarà anche ricordata come una tornata segnata in maniera forte, evidente dall’utilizzo di internet.
La par condicio (Legge n.28 del 2000) che regola l’informazione durante le elezioni e stabilisce criteri stringenti per le testate giornalistiche non pone alcun freno a quanto avviene nel mondo parallelo dei social network privi di sostanziale controllo e per questo sempre più potenti.
Non è ancora chiaro agli studiosi quanto essi possano incidere sulla volontà dei cittadini-elettori: senza dubbio sono in grado di orienatre gusti, mode, tendenze.
I nuovi media sono strumenti con cui occorre sempre più avere familiarità per riuscire a raccogliere le preferenze in particolare degli under cinquanta, senza dubbio molto avvezzi al loro uso.
La quasi totale scomparsa delle sezioni dei partiti così come tanti altri luoghi di incontro, aggregazione e discussione ha lasciato un vuoto difficilmente colmabile.
Si tratta di una diffusa desertificazione sociale passata sotto colpevole silenzio e accettata supinamente come naturale conseguenza dei tempi mutati. Anche le relazioni interpersonali risultano sempre più sfilacciate e meno intense di qualche decennio fa.
E’ la “società liquidia” teorizzata da Zygmunt Bauman in cui i confini e i riferimenti sociali si perdono.
Per molti l’unico luogo in cui condividere eventi (anche funesti), idee, opinioni, oppure in cui fare acquisiti, esibire se stessi, lanciarsi in improbabili corteggiamenti è internet.
Piaccia, oppure no c’è poco da discutere circa il cambiamento frutto della rivoluzione in atto.
Intercettare attraverso l’uso della rete le pulsioni, i sentimenti, le speranze di milioni di elettori, altrimenti disorientati e smarriti, è senza dubbio un’arma in più per chi è capace di utilizzarla.
Non voler interpretare il risultato dello scorso quattro marzo anche attraverso questa chiave di lettura significa non voler vedere la realtà, in attesa che il quadro complessivo possa dare al termine delle trattative in corso una rispsota alle esigenze del Bel Paese.

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