Ciò che sta accadendo nella vita politica italiana, in questi giorni post-elettorali, non consente di fare alcuna seria previsione sull’esito delle consultazioni che il Capo dello Stato avvierà, dopo il voto per le Presidenze delle due Camere legislative.

La baraonda, che una forza politica, uscita sonoramente sconfitta dal voto, sta creando, va a beneficio esclusivo di una stampa e di una televisione a corto di fantasia e di vere e ragionate capacità speculative che ha, così, modo di ricamare trame e congetture fondate sul nulla.

Vediamo di che cosa si tratta. Una proposta paradossale, condivisa persino da un giornale fuori dal gregge e contro-corrente come Il fatto quotidiano, punta a vedere uniti nel futuro governo del Paese, sia pure con formule equivoche, anodine e ambigue le due forze che più accanitamente si sono fronteggiate e avversate nella competizione elettorale, il Movimento delle Cinque Stelle e il Partito Democratico.

Ora, è noto a ogni Italiano che il secondo raggruppamento politico è stato (ripetutamente e con accanimento crescente) accusato dal primo di ogni più turpe nefandezza al fine della sopravvivenza della nostra democrazia: Italicum, Rosatellum, ignominiosa riforma costituzionale miseramente abortita, rapporti sotterranei con i poteri finanziari per riportare l’autoritarismo fascista sullo Stivale, rivelati dalla pubblicazione di un report della Banca J.P. Morgan Chase).

Ci si chiede, allora: militanti, aderenti, iscritti, simpatizzanti, gentiluomini e gentildonne dei salotti borghesi italiani, professionisti di vaglio, giornalisti, scrittori, intellettuali, politologi, sociologi di un certo nome e di buona fama come possono prevedere, per il futuro, un’alleanza di governo tra quelle due forze così ferocemente antagonistiche sino a pochi giorni fa?

La risposta non è agevole.

E’ più facile, comunque, tentare di capire la posizione della massa degli aderenti al Partito Democratico e dei borghesi, imprenditori impegnati o meramente salottieri che li hanno sempre sostenuti nei convivi e nelle riunioni mondane della Capitale e dell’estesa provincia italiana.

Paolo Mieli che conosce bene l’uno e l’altro ambiente definisce il balzo dei simpatizzanti del PD sul carro del Movimento Cinque Stelle un fatto “indecoroso”.

“In nessun Paese d’Europa (e forse del mondo) – scrive – si è mai assistito a uno spettacolo del genere, per di più in tempi così ravvicinati a un esito elettorale. Mai.”

Non è una spiegazione ma una constatazione e un giudizio. Ennio Flaiano che conosceva altrettanto bene i suoi connazionali avrebbe scritto che gli Italiani stanno dando l’ennesima prova di saper “correre sempre in soccorso del vincitore”. E questa è già una motivazione!

Per gli intellettuali che sono intervenuti numerosi per invocare pubblicamente la necessità di un dialogo M5S-PD il problema presenta qualche aspetto ulteriore d’indagine, rispetto alla vocazione, comune anche a loro, espressa da Flaiano.

La loro convinzione che la vita politica, a dispetto di tutto ciò che è avvenuto e sta avvenendo nel mondo Occidentale, continui a essere interpretabile con la divisione dei partiti politici (da ognuno di essi, vista in maniera manichea) in “forze di destra, di centro e di sinistra” è veramente dura a morire.

A nulla vale, per chi giudica la realtà con tali paraocchi, che nel “decennio nero” (di cui “cinque anni di vergogna” attribuibili al centro sinistra, con “un Parlamento calpestato da 107 fiducie, due leggi elettorali incostituzionali e due governi di minoranza dopati dal Porcellum illegittimo”, secondo le icastiche espressioni di Marco Travaglio) i nostri gauschiste hanno provato, in prosecuzione dell’opera del centro-destra, a realizzare le forme più autoritarie e fasciste di governo del Paese, privando gli Italiani dei loro maggiori diritti politici.

Essi, a dispetto di ciò, sostengono che il loro cuore batte sempre per la gente povera e derelitta e sperano solo nella presenza del Pd in un governo Cinque Stelle per il temperamento di una politica di chiusura delle frontiere agli immigrati.

Non li sfiora neppure il pensiero che una tale massa di nuovi schiavi sia reclutata con il contributo occulto di organizzazioni misteriose, certamente non governative e probabilmente etero-dirette dalle centrali finanziarie del mondo, perché destinata a sorreggere le industrie manifatturiere europee claudicanti (onde consentire loro di pagare i ratei dei mutui alle Banche).

O l’idea non solo li sfiora ma li trova sulla stessa linea, come per tutta la socialdemocrazia europea, non a caso, in caduta libera sotto i colpi di maglio della protesta popolare.

Per giustificare di fronte alla gente, il loro dietro-front rispetto alle posizioni assunte contro i “pentastellati”, in campagna elettorale, qualche giornalista e scrittore si è spinto a definire il Movimento delle Cinque Stelle come il “faro della nuova Sinistra”, risorgente come un’Araba Fenice dalle ceneri del Partito Democratico.

Il Vate della gauche italiana, Eugenio Scalfari, fondatore de “La Repubblica” (il “vangelo” quotidiano per molti, lunghi anni, di tutti i sinistrorsi nostrani) afferma che il Movimento delle Cinque Stelle è “il grande partito della sinistra moderna” e che “facendo un’alleanza con il PD non è che ci sono due partiti, diventa un partito unico”.

Scalfari, in altre parole, invita Di Maio a trascinarsi dietro le spoglie di un partito in cui è difficile scorgere, come per un serpente tagliato da una lama affilata, quale sia la parte peggiore, se quella uscita o quella rimasta. Deve accollarsele tutte e due e basta! E ciò, a dispetto del fatto che, come nell’esempio del serpente, il corpo tagliuzzato e martoriato dell’animale continua a muoversi, agitarsi e menare fendenti.

Sul “Corriere della sera”, infatti, un noto esponente del PD, il partito che si vorrebbe decapitato e “derenzizzato”, ha proposto di fare del Parlamento eletto con i pastrocchi ottusi del Rosatellum, una vera e propria Assemblea Costituente che abolisca il “monocameralismo”, riesumando, così, il progetto del Nazareno, e faccia altre cosette, utili a far nascere “un meccanismo virtuoso” (!) che trasformi quella attuale in una “legislatura perfetta”(!!).

Si può capire che anche perché una tale “mission” sia ben vista dai poteri finanziari di Wall Street e della City che non hanno rinunciato a muoversi sulle linee del della J.P.Morgan Chase.

E che anche costringere il capo politico del più forte Movimento anti-sistema a mitigare, per la presenza in maggioranza del PD, la protesta per l’invasione del territorio italiano, con correlativa perdita della sovranità dello Stato, da parte di lavoratori a basso costo da mettere nelle mani dei “caporalati” sia nei voti dei Paperon dei Paperoni di New York e di Londra. La presenza del PD nel governo del Paese potrebbe indurre Di Maio ed amici anche ad accettare altre manomissioni della nostra Costituzione, oltre a quella dell’articolo 81, da parte dei burocrati ben pagati di Bruxelles.

Domanda finale: ma che cosa spinge il potere finanziario a pensare che uomini politici non coltivati in vitro (come quelli che, con elezioni manipolate dai mass-media, ci catapultano in Europa) portino tutti la sveglia al collo?

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