“Il politico pensa alle prossime elezioni, lo statista pensa alle prossime generazioni”

[Alcide De Gasperi]

L’Italia di oggi abbonda certamente di politici – ma gli statisti sono pochi anzi direi che non c’è ne quasi più nessuno.

Contrariamente a come si potrebbe interpretare, il neologismo “mediocrazia” non ha niente a che fare con i “media” che influenzano e governano il pensiero di tanti, specie in Italia, è un termine invece di coniazione abbastanza recente e sta a indicare l’avanzare minaccioso di un insidioso nemico: la mediocrità.

L’Italia si trova oggi in una grave impasse oltre che economica quanto più che mai politica e di civiltà. La crisi economica non ha fatto altro che portare a galla problemi irrisolti da lungo tempo e che la classe dirigente politica ha cercato in tutti i modi di ignorare, insabbiare, offuscare con compromessi, accordi a porte chiuse e una buona dose di disinformazione e lo ha fatto durante gli anni – in nome di interessi sempre più particolari.

E’ sbagliato affermare che è stata l’economia a piegare alla sua volontà la politica, casomai è vero proprio il contrario.

Oggi bisogna quanto mai ripartire dalla persona, dal microcosmo che ognuno porta dentro sé, dando valore ad ogni singola vita umana soprattutto restituendole la dignità di vivere, una dignità troppe volte calpestata ed ignorata dalla classe politica italiana.

Sono ancora molti che sostengono l’equazione attività politica = lavoro, specialmente a sinistra, ma non solo – dove fare il “funzionario di partito” è stato per decenni e lo è purtroppo ancora – un vero e proprio mestiere.

Ci sono ragioni storiche ben precise per giustificare lo stipendio di Stato ai politici e risiedono nel fatto che diversamente, soltanto le classi dei nobili o dei borghesi, che disponevano di danari e ricchezze proprie, avrebbero potuto occuparsi di politica, tagliando di fatto fuori dalla politica la classe sociale dei lavoratori, che emergeva e che era priva sostanzialmente di mezzi.

Il primo e fondamentale principio che oggi andrebbe riscoperto è l’anima da statista che caratterizzava gli uomini come De Gasperi – che credevano nell’opportunità di dare agli altri un futuro migliore – e cercavano di modellarlo secondo la loro visione e volontà.

Si tratta pertanto di rendere la politica più attenta e coerente – rimettendo al centro della sua missione lo sviluppo dell’uomo ed il rispetto della dignità umana.

L’Italia di oggi è una Repubblica fondata sulla mediocrità, una “mediocracy”.

E’ un sistema di rappresentanza che premia sistematicamente i peggiori, neutralizza le spinte al cambiamento, seleziona e premia i rappresentati in funzione della fedeltà al capo o al partito e trasforma i rappresentati in eterni sconfitti.

E’ la legge fondamentale della Casta – un blocco di potere che usa le istituzioni per riprodurre e mantenere se stesso – massimizzando i propri benefici personali e non l’interesse nazionale.

Antonio Merlo, direttore del prestigioso ed autorevole dipartimento di Economia della Pennsylvania University, è addirittura riuscito a trascrivere questi concetti in una formula matematica complessa che aggiunge al dibattito sulla “casta” parametri e valori che appartengono al mondo rigoroso e definitivo dei numeri e non a quello variegato ed influenzabile delle opinioni.

Lo studio di Merlo ci fa chiaramente e drammaticamente capire, come si formano le carriere dei parlamentari italiani, applicando le stesse nozioni che si usano in economia per studiare i comportamenti e le regole dei gruppi di lavoro di qualsiasi settore.

E’ la matematica che ci dice che in Italia gli incentivi a intraprendere una carriera politica sono cambiati tra la prima e la seconda Repubblica ed oggi portano in parlamento una ceto politico qualitativamente peggiore del passato.

Perché nella mediocracy si punta a candidare non chi assicura le migliori performance all’elettore ma all’organizzazione che li ha nominati, in altre parole non conta quanto sei bravo e apprezzato ma quanto sei disposto a tenere in vita il sistema.

Lo studio fatto da Merlo rappresenta e riproduce questo concetto complesso con il rigore dei numeri, senza il rischio delle deviazioni e delle variabili tipiche del linguaggio discorsivo e della dialettica politica.

“A differenza di quanto avviene nelle imprese di mercato l’incentivo è differito nel tempo e nella quantità. In pratica chi lavora per i partiti non viene ricompensato a dovere e nell’immediato per il suo impegno ma con una promessa tacita o esplicita di una carica elettiva o di una poltrona (di cui si è certi) e ben retribuita. Un congruo indennizzo alla fedeltà. Questo incentivo determina una selezione della classe dirigente di basso profilo che non è funzionale al Paese ma al partito che vota compatta per sostenerlo. Non a caso abbiamo il record di parlamentari non laureati ma gli stipendi più alti di sempre. Non a caso assistiamo a leggi vergognose per qualunque altro cittadino. “

L’Italia oggi è la regina indiscussa della mediocrazia che è la legge di equilibrio che tiene insieme il sistema della Seconda Repubblica – quella in cui governano i mediocri.

Figuriamoci della Terza Repubblica “la repubblica dei cittadini”, inaugurata proprio in queste ultime settimane dal movimento oggi politicamente guidato da Luigi Di Maio che politicamente catalizza su di se un’opinione pubblica genericamente “antisistema” che sta spacciando l’illusione che tutti possano fare politica ed anche il più sprovveduto precario/disoccupato possa trasformarsi quasi per magia in “classe dirigente“.

“Il politico deve essere in grado di prevedere cosa accadrà domani, il mese prossimo e l’anno prossimo, ed in seguito avere la capacità di spiegare perché non è avvenuto.” 

[Sir Winston CHURCHILL]

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