Non è che tutti gli osservatori, giornalisti, mezzibusti televisivi e pubblici commentatori debbano essere accesi razionalisti cartesiani ma, ci sarà uno, almeno uno, che sulla questione della condanna della Russia, nell’affaire Skripal, si sia posto qualche domanda e abbia espresso qualche dubbio?
Ignoto l’autore, incerta la dinamica del tentato duplice omicidio, sconosciuto il movente. Ciononostante, a tutti è sembrato ovvio che il mandante, colpevole, by default, per mancanza di prove a carico di altri, non potesse essere che Putin.
Ora, per tornare al compianto scetticismo metodologico, visto che non lo fa nessuno, lo scrivente si e’ permesso di mettere in fila alcuni suoi personalissimi dubbi:
1. La vittima, e principale obiettivo del tentato duplice omicidio, è un ex-spia russa, riparata in Gran Bretagna da ben 13 anni. Si presume che, dopo tutto questo tempo, qualsiasi segreto egli portasse con sé, gli sia stato già, ampiamente, estratto dai servizi occidentali che lo hanno accolto. Ma, ragionevolmente, anche nell’ipotesi contraria, qualsiasi, ipotetica, residua informazione sensibile, in suo possesso, dopo così tanti anni, dovrebbe ritenersi, ormai, obsoleta.
2. Sorprende che, nell’ipotesi di un ruolo ancora attivo dell’ex spia, nel campo occidentale, la Russia abbia permesso alla figlia di viaggiare, come una normale turista, verso la madre patria (dove sarebbe, asseritamente, avvenuta l’introduzione del veleno nel bagaglio).
3. Si stenta a credere che, con tante più anonime modalità per togliere di mezzo un potenziale nemico, la Russia possa aver messo in atto un tentativo di avvelenamento con gas nervino, così goffo, da esporre al rischio, come poi verificatosi, non solo di fallire nell’intento ma, anche, di contaminare qualche terzo e, infine di essere, platealmente, scoperto.
4. Sembra illogico, che in piena campagna presidenziale russa, Putin abbia scelto di dedicarsi, invece che agli oppositori politici, a togliere di mezzo un, fino a prova contraria, ormai pensionato, ex-agente segreto.
5. Appare anche inverosimile, perché controproducente,  che, in piena bufera mediatica e giudiziale negli Stati Uniti, per il Russia Gate, a Putin sia venuto in mente di allargare il solco, già creatosi con l’Occidente, per la contesa in Crimea, attirandosi la condanna universale e nuove sanzioni. Il tutto, mentre il procuratore speciale Mueller stenta a trovare la liason tra il Presidente e i presunti cospiratori d’oltre cortina (come direbbe qualche nostalgico della guerra fredda).
6. Infine, è strana coincidenza che il principale alleato atlantico nello scacchiere della guerra in Siria, la Turchia, si trovi ora impegnato a combattere le forze curde, direttamente o indirettamente, sostenute sia da Stati Uniti che da Russia.
7. C’è da chiedersi a chi (uno o più d’uno) possa giovare l’allargamento della faglia tra i due blocchi, in una fase così delicata della dialettica politica della nuova amministrazione USA e degli equilibri geopolitici mondiali.
E allora, dopo tante domande, un suggerimento per cercare il colpevole, nel detto latino: “cui prodest scelus is fecit”…
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