Sono iniziate le consultazioni del Capo dello Stato per la formazione del Governo e sul sontuoso palcoscenico italiano del Quirinale si sono alternate, per le loro “performance”,le consuete  “compagnie teatrali” di diversa scuola e formazione. Esse sono apparse tutte, ma proprio tutte, orientate a tenere ben celate le verità emerse nei colloqui non a caso riservati.

Le “performance” sono state abilmente basate su “uscite a sorpresa” per disorientare soprattutto gli spettatori (tele), su messaggi “trasversali” detti e non detti, (diretti a nuora perché suocera intendesse), su ricorsi a neologismi chiaramente enfatici ma ritenuti di sicuro  effetto, non esclusa qualche “caccola” da filodrammatica di provincia.

La constatazione inevitabile è che nel Bel Paese anche la protesta ha una sua “versione all’italiana” che non consente di registrare quelle posizioni chiare, esplicite, sincere, magari anche ruvide (ma mai ipocrite e ruffiane) che critichino, con assoluta chiarezza e senza peli sulla lingua,  il sistema che ci ha sin qui governati.

Evidentemente, nel DNA dei politici-recitanti italiani più che i “pistolotti” di Seneca, le invettive di Marziale e di Giovenale vi sono tutte le smorfie delle maschere della Commedia dell’Arte (Pantalone, Arlecchino, Pulcinella, Brisighella e via dicendo).

Esaminando, distintamente, gli  interventi oratori dei due leader del partito della protesta, all’uscita dalla sala quirinalizia, si è potuto notare:

La recitazione del leader del Movimento delle Cinque Stelle è stata improntata a una cautela e a una prudenza da ecchio e collaudato “centro democristiano” di tradizionale maniera: rassicurazioni per tutti e per tutto, “siamo persone ragionevoli e moderate”  “vogliamo cambiare ma con ponderazione e al momento non vi diciamo neppure cosa e come”.

Altro che Trump e le sue provocazioni di muri ai confini, di reintroduzione di dazi doganali, altro che Kurz e le sue promesse di chiudere le porte d’ingresso dell’Austria agli immigrati! Una melassa di buone intenzioni!

La Lega che, pur si dichiara “anti-sistema” e che si propone, a suo dire, programmi non proprio divergenti, almeno negli obiettivi principali, da quelli dei Pentastellati, tenuta a bada da “Forza Italia” e messa, dal Rosatellum,in condizione di non  potersi “liberare” senza conseguenze dalla catena che la tiene avvinta a Berlusconi e alla Meloni, ha recitato due o tre parti in commedia. Salvini ha modulato da “mattatore” della scena i toni di voce, ammiccando, minacciando, sorridendo e digrignando i denti in una girandola di frasi dette a mezza bocca che hanno fatto la gioia dei giornalisti, soprattutto televisivi, chiamati a interpretarle per gli smarriti e sconcertati telespettatori.

Il tonfo nel de ja vu, più scontato, ha  eccitato verosimilmente gli animi dei frequentatori dei caffè di provincia ma non ha potuto certamente convincere le nuove generazioni, aduse, ormai, al linguaggio sincero e spietato del cinema e dei serial anglosassoni e non più a quello dei bonari, paciocconi o iracondi parroci del villaggio.

La conclusione amara per gli Italiani è che il Bel Paese non riesce neppure nella protesta a essere non solo unito ma univoco e deciso. E soprattutto, serio!

Il Movimento si dichiara  libero da collegamenti, per così dire “ideali”, con forze eversive della destra Euro-continentale, si proclama a-ideologico e non v’è ragione di non credergli. E’ pur sempre, però, nato in Italia in una cultura impregnata di assolutismi inibenti e di ipocrisie storiche.

Nella Lega serpeggiano ancora vecchie mentalità paesane che si sono nutrite di manifestazioni di ingenuo provincialismo (origini celtiche, superiorità razziale, riti fluviali, adunate in costume, camicie verdi, distintivi di Alberto di Giussano con lancia e si tratta, tutto sommato, di un partito “vecchio” che usa tutti i sotterfugi della furbizia italiana.

– Non sono il “leader”del partito con maggior numero di consensi  – dice Salvini ma ho il diritto di ricevere l’incarico di formare il governo, perché sono il “capo” (tale ritenuto per intervenuto accordo tra i segretari dei partiti uniti) della coalizione più votata in blocco (quella di Centro-Destra, anche se contesto la politica di Berlusconi e scambio solo poche battute con la Meloni, per pura cortesia.

Naturalmente, se si fosse votato con un sistema “normale”, meno ingarbugliato di quello varato da un Parlamento (già di per sé dichiarato illegittimo e rimasto in carica a dispetto di una chiara sentenza della Corte Costituzionale e di un’ancora più esplicita norma della nostra Carta fondamentale)  ed esso fosse stato, senza arzigogoli aggiunti, o proporzionale con voto di lista, o maggioritario a collegi uninominali, oggi ci troveremmo in una situazione meno contorta; ma è difficile dire che la recita sul palcoscenico quirinalizio sarebbe stata meno discutibile.

La prossima settimana, vi sarà un altro giro di consultazioni anche perché, finora,  nessuno dei due protagonisti della protesta è stato in grado di dire su quanti voti di consenso l’uno o l’altro potrebbero contare per raggiungere la maggioranza assoluta in Parlamento: che, poi, è l’unica valutazione che può veramente interessare il Capo dello Stato.

* Il Presidente Mazzella collabora stabilmente con Rivoluzione Liberale da autorevole giurista indipendente.

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here