La mia opinione personale è che sia stato l’improvviso collasso degli istituti di credito degli anni scorsi, a determinare l’immigrazione massiccia e l’inaspettata invasione dell’Europa da parte di un milione di persone.

E ciò, non per puro caso ma in un vero e proprio rapporto di causa ed effetto.

L’industria manifatturiera Europea è andata per molti e molti decenni a gonfie vele: gli Istituti di credito hanno potuto fare innumerevoli mutui a impresari capaci di buone iniziative. I soldi, dagli sportelli bancari, andavano e ritornavano incrementati dagli interessi.

Poi…però, il terzo mondo, la Cina, l’India, molti Paesi soprattutto asiatici hanno cominciato a realizzare gli stessi prodotti dell’Occidente a un prezzo più basso, giovandosi di bassi salari e di minime prestazioni del loro nascente welfare(se, quando e dove c’era ).

Erano misure certamente illiberali imposte da Stati o totalitari (come la Cina) o, comunque, poco attenti ai diritti dei lavoratori (India e altri) che alteravano tutti i canoni tradizionali della concorrenza, studiata, a tavolino, dagli economisti di scuola liberale, e sconvolgevano il Mercato mondiale.

Naturalmente, in conseguenza delle due diverse culture imperanti nel mondo Occidentale, le reazioni a un tale attentato alle regole mercantili sono state diverse.

Stati Uniti e Gran Bretagna, paesi dove regna l’empirismo, quando si sono resi conti della scarsa competitività dei loro manufatti hanno fatto, pragmaticamente, tre cose: a) in primissi sono concentrati sulla produzione di beni immateriali e di servizi, limitando enormemente la produzione dei manufatti e incentivando le imprese a “cambiare cavallo”; b) in secondo luogo, avendo bisogno per la loro produzione, divenuta altamente qualificata solo di mano d’opera specializzata, hanno chiuso le frontiere all’immigrazione di personale scarsamente idoneo e adeguato e c) hanno imposto dazi doganali per incrementare la produzione residua dei manufatti con mano d’opera nazionale, quella, cioè, che era divenuta “cara” per effetto della concorrenza “truccata” degli Stati a regime totalitario o poco democratico.

L’Unione Europea, impregnata di dottrine filosofiche e religiose che impedivano di vedere realisticamente e senza paraocchi ideologici i fatti, non ha potuto, non ha voluto o non ha saputo seguirli, anche perché governata non da una vera e propria classe politica ma da burocrati soggiogati dalle direttive dei centri finanziari di Wall Street e della City, da leader-marionette,creati e allevati in vitronegli ambulacri dell’alta Finanza ecatapultati dal nulla al governo di Paesi Europei pur di vecchia e autonoma tradizione. La parte continentale della vecchia Europa, atterrita dalle valutazioni di prezzolate agenzie di ratinge scossa da bene organizzati movimenti di borsa è andata in tilt,in modo misterioso solo per i suoi incosapevoli abitanti.

Dal mondo del credito e della finanza, dei tycoon mass-mediatici, dei magnati dell’industria pesante (soprattutto armi, smerciate in ripetuti focolai di guerra), sono giunti aiuti grandiosi per stimolare, incentivare, accrescere nei luoghi di provenienza e in quelli d’arrivo il fenomeno dell’immigrazione.

Si riteneva, anche fondatamente, che fornendo alle industrie non competitive mano d’opera a basso costo (in grado, con il tempo, di “calmierare” anche il mercato dei lavoratori locali) si dava la possibilità a imprese non più competitive di riprendere la produzione a pieno ritmo, di riottenere i mutui e di restituire il capitale con i dovuti interessi.

Naturalmente, tale “operazione” ha potuto contare sul “cuore buono” degli abitanti degli stessi Paesi invasi. La Chiesa che un tempo al grido di “mamma, li Turchi!” invitava le nostre popolazioni meridionali e i loro governanti a costruire, nei piccoli paesi costieri, vicoli stretti per facilitare il versamento di olio bollente sugli invasori ha cambiato registro e s’è appellata alla misericordia, per “giustificare” un’invasione di ben diversa motivazione.

Per consentire alle imprese euro-continetali di superare il loro deficit produttivo e competitivo e agli Istituti di credito di riequilibrare le loro finanze, la lotta del “clan”dei Clinton, degli Obama, dei Cameron e dei Tony Blair e la loro opposizione alla Brexit e a Trump, e a tutti quelli che da Kurz in Austria, da Lindner in Germania contrastano il nuovo schiavismo centro-africano, nell’interesse delle Banche, sono divenute, come suol dirsi, “senza quartiere”.

L’Italia, per il momento, sta a guardare. La “protesta” in salsa italiana, divisa per giunta tra due forze in competizione muscolare e diretta per la conquista dello scettro di comando, stenta a coagularsi e a organizzarsi in forma autonoma, confermando, per l’ennesima volta, la persistenza di una lotta di potere che può persino prescindere dal raggiungimento di un risultato politico utile ai cittadini.

La mia personale opinione è che manchi anche la piena consapevolezza del pericolo rappresentato dalla politica degli establishment che sinora sono stati direttamente pilotati dalle centrali di Wall Street e della City. Non si spiegherebbe, altrimenti, perché i leader dei movimenti della “protesta all’italiana” si affannano a fare offerte di collaborazione ai maggiori responsabili del “decennio nero dell’Italia”. In quegli anni sono stati perpetrati i più callidi tentativi di distruggere la nostra democrazia in nome di un autoritarismo da paese sottosviluppato. E tra gli Italiani c’è anche chi non l’ha dimenticato!

Naturalmente, c’è chi sostiene che si tratti semplicemente di tattica ed è anche possibile che sia così; ma ci sarà mai un giorno, in cui anche in questo Paese che esprime i suoi convincimenti politici con i silenzi cauti o con innocue barzellette, vi sarà qualcuno che tenterà di parlare agli Italiani con sincerità, chiarezza, semplicità e senza le consuete, vecchie e scontate “riserve mentali”?

* Il Presidente Mazzella collabora stabilmente con Rivoluzione Liberale da autorevole giurista indipendente.

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