Quando Orazio, nell’Ars Poetica, scrive della laudatio temporis acti dà all’espressione una connotazione né positiva, né negativa. La frase, ovviamente, è detta con particolare riferimento alle persone anziane che, non potendo far retrocedere gli anni passati, vi ritornano volentieri con la memoria. E lo fanno, a volte in maniera leggera, elegiaca, sentimentale,  nostalgica altre volte con acrimonia, con durezza, con violenza verbale, con astio. Soprattutto, nel loro atteggiamento, si coglie un’ostilità verso i giovani che denota un’incapacità, da parte delle vecchie generazioni, di cogliere le innovazioni del presente e di adeguarsi al progresso.

Come segno  tra i più certi e inconfondibili dell’età avanzata, la laudatio può divenire insopportabile, soprattutto in politica (e anche per gli stessi coetanei dei laudatores) quando non riesce a nascondere l’ostinato rifiuto di ogni rinnovamento da parte di chi intende mostrarsi orgoglioso per essere un conservatore incallito.

Oggi i casi di laudatio rabbiosa e iraconda stanno diventando più frequenti di quanto si pensi. E’ facile incontrare gente che blatera contro tutto e contro tutti, prendendosela con i tempi nuovi e soprattutto con i giovani che li caratterizzano con i loro comportamenti.

Eppure, molti “laudatores” sono persone che hanno trascorso la loro esistenza, vivendo tra le turpitudini del nefasto ventennio nazi-fascista o ne hanno mostrato, comunque, nostalgia;  che hanno condiviso le efferatezze di un regime dispotico, tirannico e sanguinario come quello bolscevico, augurandosi di vederlo riprodotto dai suoi squallidi epigoni sul nostro Stivale;  che non hanno storto il naso di fronte alla melensa ipocrisia democristiana che ha accettato la decapitazione (nel secondo caso, persino violenta) dei suoi maggiori leader:De Gasperi e Moro, per viltà verso indebite ingerenze di carattere internazionale negli affari di Stato del Bel Paese; o infine, che hanno assistito, senza reagirvi, alla debàcle di ogni idea laica e liberale, perché l’hanno intesa e vissuta come necessario cedimento al lobbismo confindustriale o massonico.

Questi melanconici, eppure perfidi retori della “laudatio temporis acti”, diventano spesso acidi e velenosi, lanciano il loro “je accuse” contro le nuove generazioni, accusandole di non condividere la loro “cultura”. Dimenticandosi che buona parte del loro bagaglio cognitivo, pur se dichiarato orgogliosamente “laico” e non “ecclesiale”, è stato rappresentato in grande parte dalle opere letterarie e filosofiche di corifei, palesi o camuffati, del Duce e del Fuher spesso divenuti, in prosieguo di tempo, esegeti e profeti del verbo di Stalin, di Mao Tse Tung e di Fidel Castro.

L’ultima battaglia dei  laudatores è contro il mondo della comunicazione utilizzato soprattutto dai giovani con la Rete.

Il Web, i social, anche per l’incapacità delle persone anziane di accedervi  sono divenuti il male da contrastare. Considerare il nuovo sistema comunicativo e informativo la fonte unica di tutte le Fake News  che imperversano sul Globo è diventato un must per i laudatores che, naturalmente, ricordano ed esaltano le origini mitiche del Quarto Potere (la pellicola di Orson Welles fa ancora testo) e dimenticano che dopo quei tempi aurei la stampa e la televisione sono finite entrambe, e in modo presso che totale, nelle salde mani dei poteri finanziari mondiali e degli establishment politici da essi economicamente dipendenti.

Difficile controbattere ai vecchi brotoloni del terzo millennio che i mass-media tradizionali sono stati i veri responsabili del progressivo trionfo del mendacio. La verità è che anche una tale menzogna serve a invocare misure restrittive, punitive e inibitive solo per la Rete.

D’altronde, i conservatori incalliti hanno buone ragioni per protestare contro il Web e contro i social. Senza il loro contributo non sarebbero stati possibili i trionfi della Brexit, di Donald Trump, di Sebastian Kurz e in Italia del Movimento delle Cinque Stelle (non della Lega, la cui protesta è entro i confini dell’ancien regime).

E’ vero che prima le cose della politica andavano diversamente.

I vertici mondiali della Finanza e della grande Industria erano gongolanti, fino all’invenzione della Rete, per avere realizzato il dominio, presso che indisturbato, del mondo intero: i loro pennivendoli  invocavano addirittura la costituzione di una fantomatica Autorità monocratica mondiale e un assetto in cui scomparivano le sovranità nazionali (oggi chi le invoca è definito dispregiativamente “sovranista” anche, con evidente contraddizione, dai “laudatores”); i loro intrighi avevano tolto ogni residua autonoma autorità ai due maggiori establishment del Pianeta, quello inglese e quello nord-americano;   il coacervo di burocrati, realecaput dell’Unione Europea, era pago degli alti stipendi percepiti e lasciava fare a veri e propri lacchè in livrea in veste di governanti, la politica per tutti i Paesi Euro-continentali. La Stampa e le Televisioni dell’Occidente intero erano in mano loro. Per stare all’esempio italiano, dalla Rai alla Sky, passando per Mediaset e la Sette, l’uniformità più piatta dell’informazione era per loro garantita.

A un certo punto,  Internet, con la sua presso che incontrollabile rete, aveva dato uno scossone tremendo ai solidi edifici di Wall Street e della City e dei governanti interpreti della loro linea iper-liberista e globalizzatrice.

Era avvenuto l’imprevedibile!  Prima tra tutte le altre, la protesta dei cittadini inglesi e poi di quelli statunitensi. Diffusa e vaga, all’inizio, progressiva, indistinta, ma sempre più robusta in prosieguo, essa grazie al Web si era coagulata e, al momento del voto, aveva consentito la Brexit e l’elezione del Presidente nord-americano.

Paperon dei Paperoni di Londra e di New York avevano visto mollare gli ormeggi delle due navi-ammiraglie della loro  flotta: sulla tolda sventolavano i fazzoletti, destinati anche ad asciugare di tanto in tanto le lacrime. Se i Blair, i Cameron, i Clinton e gli Obama, a tacer d’altri (con la ciurma dei loro seguaci) lasciavano “la presa” il miracolo lo aveva compiuto il Web. La rete aveva reso chiare le conseguenze di una crescente globalizzazione iper-liberista del Pianeta, l’aveva descritta come feroce nei suoi effetti distruttivi di ogni aggregato sociale, dalla famiglia alla nazione, vittime inevitabili dell’atomizzazione conseguente alla ricerca di un lavoro a livello planetario e non più locale.

La guerra, naturalmente, Wall Street e la City l’hanno dichiarata in primo luogo a Trump (in modo asperrimo, valutata la sua forte personalità) e alla May (per cui, invece, si ritengono sufficienti gli allarmi dell’Economist e di altri giornali finanziari, oltre agli interventi di banchieri di passato successo) ma non hanno trascurato, subito dopo, il Web, quello strumento che rischiava di fare proseliti anche in Italia con il Movimento delle Cinque Stelle, in Austria con Kurz (ingigantendo il suo già conclamato successo) in Germania con Lindner (già affacciato alla finestra per assistere al “grosso” affondamento della “grossa coalizione”).

Ecco allora la trovata, (come ai tempi della peste per i presunti untori!) dei “laudatores”: “Dagli” alle Fake news” diffuse dai social, dai Facebook, dai Twitter e da quanto altro sfugge alle direttive impartite dai tradizionali “padroni del vapore” a stampa e televisione (di loro proprietà).

E’probabile che la guerra  dichiarata a Internet sarà, come suol dirsi, “senza quartiere”!

Come avviene per ogni Grande Armata, un Coro segue l’intrapresa “bellica”: è costituito dalle voci delle gentildonne salottiere, preoccupate dell’ignoranza dei loro figli a causa del “nozionismo” diffuso dalla rete; degli intellettuali, orfani delle ideologie (crollate tutte insieme: cattolica, comunista e fascista) restati soli con i loro rimpianti del passato; dei “cummenda” pieni di riconoscimenti ufficiali a dispetto degli intrallazzi compiuti e così via.

Combattere le Fake-News significa oggi soprattutto “combattere” l’informazione libera del Web, far digerire ai “sudditi della dittatura finanziaria mondiale, le notizie più inverosimili senza temere contro-canti sulla Rete, continuare a diffondere “veleni” contro quei leader politici che si oppongono alle loro nequizie (chissà ancora per quanto tempo, è difficile dirlo, almeno per l’Italia, considerato ciò che sta avvenendo inquesti giorni), intercettando la voce della protesta popolare e interpretandola adeguatamente.

 

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